Dietro le critiche c’è un piano
I due commissari non si sono limitati a dire no ma hanno voluto delineare una ben più ambiziosa piattaforma politica

DI ANDREA CAMANZI
Cosa fare per aumentare l’efficienza e la capacità competitiva della nuova industria europea delle comunicazioni elettroniche, a vantaggio dell’economia e dei cittadini-consumatori. A ben guardare i due Commissari non si sono limitati al tema della separazione funzionale, ma hanno delineato una ben più ambiziosa piattaforma politica: 1. La proposta che il 2018 sia la data alla quale far scattare la sunset-clause (smantellamento) della regolamentazione specifica del settore delle Telecomunicazioni, evitando nel contempo di ricreare nuovi monopoli per giustificare la perennità della regolamentazione.
2. La necessità di non allargare il gap fra il ciclo regolamentare e quello industriale: la riforma della regolamentazione europea non sarà operativa prime del 2010; per dare competitività e efficienza all’industria occorre dare contenuti più incisivi alla "raccomandazione sui mercati rilevanti".
3. La natura dinamica e non statica sia della funzione di bottleneck della rete fissa di accesso che dei rimedi da applicare. Tale funzione, infatti, evolve in correlazione con lo sviluppo di nuove tecnologie che oggi consentono, per la prima volta, di trarre maggiore efficienza dalla concorrenza fra piattaforme di rete Broadband e piattaforme di servizi rispetto a quella che invece si poteva trarre, nel mondo "pre-IP", dalla loro rigida integrazione verticale.
4. I basics per una dottrina europea della Net Neutrality, basata sulla convinzione che sarebbe un errore la regolamentazione generalizzata della qualità del servizio (QoS) offerto dalle piattaforme IP di rete, che deve invece rimanere una market issue con la possibilità per i gestori di queste ultime di differenziare i prezzi in funzione della QoS. 5. La natura di "prius", temporale e strategico, della identificazione dei nuovi Obblighi di servizio universale in quanto su di essi va definito, sola deroga a quanto detto al punto sopra, il minimum set di QoS di rete da garantire a tutti i cittadini.
6. La centralità di una nuova politica dello spettro e di assegnazione e gestione delle frequenze e non solo di quelle del settore delle comunicazioni elettroniche In questo contesto va collocata la posizione dei due Commissari: …il razionale per introdurre la separazione funzionale come estremo rimedio è molto debole… esso dovrebbe essere applicato solo quando le Autorità nazionali abbiano fallito nell’applicare gli altri rimedi… in altre parole quando vi sia stata una "regulatory failure". Ma chi ci assicura che un regolatore che ha già fallito sappia gestire l’imposizionedi una nuova misura regolamentare come la separazione funzionale? Che questa rete di accesso separata – nuova creatura artificiale figlia della regolamentazione e non del mercato – non sia fonte di instabilità e di inefficienza e non serva a ricreare il monopolio e a legittimare il regolatore fallito?