C’e’ chi pensa ancora di essere un operatore telefonico.

Sono quesgli operatori che sono nel bel mezzo di una mutazione di sesso, stanno iniziando ad essere tempestati dagli ormoni della digitalizzazione, interoperabilità e standardizzazione, tutti ormoni generati dalla biochimica della Legge di Moore.

Questa secondo me e’ la causa delle loro incertezze strategiche.

Nella testa, che deve prevedere ed attarsi, il loro sesso non è più telefonico, anche se il 60% del loro corpo ancora gli dice di sì.

Il loro nuovo sesso é l’operatore di rete.

Tutta un’altra cosa.

Se uno capisce che é un operatore di rete e non più un operatore telefonico, se psicologicamente lo accettasse, comincerebbe a vedere il futuro diversamente.

Deciderebbe che una parte di se, la sussistente parte telefonica è solo uno degli N servizi possibili, che si basa sul rapporto di fiducia con gli utenti che porta questi a domiciliare le bollette in banca, e si darebbe da fare per massimizzare ciò.

La parte di sè che ha già cambiato sesso, capirebbe che deve muovere bit, sempre di piu’, per sempre più soggetti e nel modo più efficiente possibile.

Capirebbero che non esiste più la differenziazione telefonia mobile-telefonia fissa, queste sono visioni verticalmente integrate da prima del cambio di sesso.

La rete é fissa, per costruzione. Il mobile o il nomadico é solo un servizio di accesso alla rete fissa.

Difficile cambiare sesso…