Il saggio, la luna e il dito

DI GIACOMO COSENZA
Dai contenuti dei dibattiti che ciclicamente si riaccendono fuori e dentro casa nostra sulla opportunità o meno di separare la rete a banda larga, comunque si intenda la separazione stessa, si ha l’impressione che si continui a guardare il dito e non la luna indicata dal dito.
Il dito è la ricerca spasmodica da parte di tutti del proprio giardino recintato (walled garden), con la sola esclusione degli artisti senza notorietà massmediatica il cui unico spasmo rischia di diventare quello della fame.
La luna è la massimizzazione della diffusione dei digital media nel rispetto di tutti gli attori che contribuiscono alla creazione di valore aggiunto sulla catena che, passando da vari intermediari, va dai creatori ai consumatori finali. Ciò di cui c’è bisogno è una visione strategica orientata alla creazione di un ecosistema sostenibile in cui possano vivere e proliferare i digital media. Tale ecosistema deve proteggere in ogni caso la sua linfa vitale, gli artisti, perché senza di loro non ci sarebbe neppure materia del contendere, a meno di considerare i 3 minuti di youtube show, rivisitazione ed evoluzione internettiana dei reality show, l’unico contenuto meritevole di interesse.
Già un anno fa Digital Media in Italia (www.dmin.it), gruppo di lavoro interdisciplinare senza scopo di lucro, ha definito una proposta che si distingue per il fatto di basarsi su un approccio olistico che armonizza le tre principali aree problematiche dei digital media:
– la gestione dei diritti d’autore;
– la gestione dell’accesso alla rete a banda larga;
– la gestione dei micropagamenti.
La proposta di dmin.it possiede anche la non trascurabile caratteristica di volere coniugare due requisiti fondamentali spesso in antitesi tra loro: la libertà di azione per le imprese e la libertà di accesso ai contenuti per i consumatori. È solo trovando un equilibrio tra queste due libertà che si potrà veder nascere, nel rispetto degli artisti, una sostanziosa economia per i digital media.
Nel contesto della rete a banda larga, tale equilibrio si esplicita per dmin.it in un insieme di specifiche tecniche messe in gioco da interventi normativi e sorvegliate da un sistema di governance. Più precisamente dmin.it ritiene che ogni operatore di rete, pur potendo offrire accesso bundled e/o unbundled alla sua rete con caratteristiche tecniche di sua scelta, lo debba fare garantendo il soddisfacimento delle seguenti condizioni:
7 l’interoperabilità dei servizi di rete;
7 l’adesione a specifici livelli di qualità dei servizi ai punti di peering tra le reti
7 l’offerta a chiunque lo richieda (fornitori di contenuti, intermediari o utenti finali) del puro accesso "service-agnostic" alla rete a banda larga con le stesse caratteristiche tecniche già contenute in altre sue offerte e a condizioni non discriminatorie rispetto a queste ultime.
La separazione "fisica" della rete a banda larga soddisfa automaticamente le condizioni sopra riportate, ma come tutti possono constatare, l’oscillazione delle istituzioni nazionali e internazionali è a tale proposito talmente ampia da non lasciare molte speranze per una soluzione in tempi brevi. Viceversa, l’implicita separazione "logica" della rete proposta da dmin.it è percorribile in tempi brevi, otterrebbe gli stessi risultati positivi della separazione fisica e anche il rispetto della libertà di azione delle imprese.
La sola separazione logica o fisica della rete a banda larga non potrebbe però abilitare la creazione di una rilevante economia digitale dei contenuti. Senza una piattaforma interoperabile di gestione dei diritti d’autore e senza un sistema che abbatta la soglia di ingresso dei pagamenti online per la fascia giovane della popolazione difficilmente potremmo assistere all’allunaggio dei digital media: iTunes continuerà ad avere l’80% di un mercato che vale l’1% del mercato musicale, quest’ultimo si ridurrà fino a quasi raggiungerlo, gli artisti terranno il loro talento per se stessi e trovare il nuovo Beethoven sarà pressoché impossibile.