Il bene comune non è nazionale
Il finale di questa vicenda ci farà capire se a Bruxelles è prevalsa la visione di lungo periodo o le influenze delle lobby d’affari

DI FRANCESCO SACCO
Probabilmente tra cento anni guarderemo a questo periodo come il momento decisivo in cui si sono fatte le scelte di fondo per il futuro delle telecomunicazioni e dell’energia. Ma, al contrario che per l’energia, nelle telecomunicazioni avevamo tutte le leve per potere decidere. Sarà allora più chiaro se in questi giorni abbiamo fatto prevalere l’interesse comune e la visione di lungo periodo o interessi nazionali e influenze lobbistiche. Il tema della separazione funzionale della Rete sarà uno snodo centrale di questo giudizio.
Attualmente il dibattito sembra piuttosto tra contrapposte fazioni piuttosto che nel merito dei principi alla base del problema al quale la separazione funzionale vuole essere una soluzione. Da una parte c’è chi vede le telecomunicazioni come un’industria strategica che ha un ruolo non solo in sé ma anche per i riflessi che ha su tutti gli altri settori e sulla società. Dall’altra chi le vede come un grande settore con grandi imprese che hanno grandi problemi degni di paragonabili attenzioni, ma niente di più. I primi vedono la situazione evolvere in una direzione e con una velocità poco rassicurante. Gli altri pensano che non sia un problema diverso da altri e vogliono gestirlo in un alveo più ristretto seguendo modalità consolidate e magari "negoziali".
Ma ormai il mondo della ricerca ha assodato che le telecomunicazioni, e in particolare la diffusione di internet, hanno un grande riflesso sulla competitività di un paese e delle sue imprese. E basta a pensare al futuro e a una "non improbabile" – ma speriamo lontana – crisi energetica per cambiare parere: probabilmente arriverà senza preavviso, ma nel momento preciso in cui dovesse manifestarsi, l’unico rimedio – non la soluzione – sarà avere delle telecomunicazioni moderne ed efficienti.
Allora, se dopo un lunghissimo dibattito Viviane Reding quale Commissario alla Società dell’informazione, l’Erg come associazione dei regolatori europei delle telecomunicazioni, la nostra Agcom e il Governo si sono espressi ritenendo che sia necessario avere la possibilità di imporre la separazione funzionale come possibile rimedio, è difficile non guardare con sospetto quando un po’ all’improvviso i commissari Kroes e Verheugen si esprimono così pubblicamente e inusitatamente in senso contrario.
A oggi, come ha ribadito un documento dell’Erg reso noto ieri, quel che è certo della separazione strutturale è che in Uk ha portato benefici sia al paese sia alla stessa Bt. Più di qualcuno, anche nel mondo finanziario, pensa che ne porterebbe anche al nostro Paese, oltre che al nostro incumbent. Quindi, perché avere una possibilità in meno per ricordare questi anni come quelli in cui abbiamo fatto delle scelte lungimiranti?