TLC, SOLO I PICCOLI FANNO LA LORO PARTE

Il XIII’ Rapporto della Commissione Europea sullo stato delle telecomunicazioni nell’Unione Europea, pubblicato mercoledì scorso, contiene dati illuminanti sull’andamento degli investimenti nel settore. Contraddicendo la vulgata degli incumbent secondo cui ci troveremmo in una fase di stagnazione, il Rapporto rileva che nel 2007 gli investimenti hanno superato i 50 miliardi, in crescita per il 5 anno consecutivo.
Gli operatori alternativi hanno investito in rapporto alle dimensioni persino il doppio delle telecom tradizionali. Fastweb in Italia Free e Neuf Cegetel in Francia fanno la parte del leone.
Il Rapporto dimostra ancora una volta che gli scenari paventati dalle telecom tradizionali, secondo cui la regolamentazione frenerebbe gli investimenti, siano in realtà argomentazioni fittizie. In verità, la propensione agli investimenti nelle telecom dipende da altri fattori, in particolare dal grado di concorrenza del mercato e dalle certezze circa il ritorno degli investimenti.
Se applicata efficacemente, la regolamentazione di settore può rivelarsi un vero e proprio driver: infatti, da un lato essa consente agli operatori alternativi di competere ed investire così esercitando la necessaria pressione competitiva sull’incumbent dall’altro, ogniqualvolta occorre regolare l’accesso ad una infrastruttura monopolista, la stessa regolamentazione fissa in maniera equa il grado di remunerazione per l’operatore dominante, così da non frustarne l’incentivo ad investire. Ed infatti i dati della Commissione indicano che 8 paesi della Ue registrano un grado di penetrazione della banda larga superiore ad Usa e Corea. Si tratta proprio di quei paesi anche secondo l’opinione di Ecta dove la regolamentazione è applicata efficacemente non solamente sulla carta ed è pertanto in grado di stimolare il ciclo virtuoso degli investimenti.
Anche la vicenda della separazione funzionale della rete in Uk conferma questo aspetto virtuoso della regolamentazione. Dal lancio nel 2006 della divisione separata di BT, Openreach, gli investimenti nell’ultimo miglio hanno riguardato ben 4 milioni di linee in appena 2 anni, consentendo ai concorrenti di BT di triplicare le aree di copertura ed alla stessa BT di aumentare gli investimenti nella rete d’accesso del 10 per cento. Ed ora l’incunbent inglese è l’unico tra i suoi pari europei ad avere valori azionari in stabile crescita.
Perché allora tanta avversione di alcuni verso la regolamentazione, spacciata come un elemento frenante per la crescita e gli investimenti? La verità è che è in corso una fortissima campagna propagandistica degli incumbent per distrarre l’attenzione di regolatori e politici dai veri problemi. L’obiettivo è di ottenere delle «esenzioni» regolamentari per le reti di nuova generazione le cosiddette Nga e rimonopolizzare l’intero mercato.
Alla faccia della liberalizzazione.
Per fortuna, la ricetta è quella indicata dal Commissario Reding nella sua proposta di riforma del quadro regolamentare. L’attuale sistema regolamentare non va cambiato, ma fatto funzionare meglio.
«Presidente ECTA (European Competitive Telecommunications Association)