Social media firms faces huge hate speech fines in Germany (BBC)

German ministers have approved plans to fine social media firms up to 50m euros ($53.3m; £42.7m) if they fail to remove hate speech and fake news quickly.

The proposed law would give the companies 24 hours to block obviously criminal content after it had been reported, and seven days for other offensive material.

Da quanto ho capito io,non è così.

  • non si tratta delle fake news ma di contenuti che siano illeciti rispetto all’ordinamento (e una fake news non è di per sè illecita, lo diventa nel momento in cui si configura come diffamazione o se produce un danno).
  • sono 24 ore per le cose ovviamente illecite e 5 giorni per quelle di più difficile decisione.

Questo è coerente con la direttiva ecommerce che prevede l’esenzione di responsabilità degli intermediari fino a quando non vengono posti a conoscenza di un illecito.

In Germania non esiste una struttura di autorità come in Italia (privacy, comunicazioni, tutela consumatori), ogni laender fa un po’ a sè, da cui la opportunità di una legge “omogeneizzatrice”, per così dire (anche se le sanzioni, da quanto leggo, sembrano ingenti assai).

Certamente il tema delle fake news esiste e mi pare positivo l’approccio proposto da Facebook.

Facebook sta sperimentando una popup che appare a chi vuole condividere una notizia fake, che dice una cosa tipo “alcune organizzazione di fact checking hanno segnalato che l’autenticità di questa notizia è controversa, vuoi condividere lo stesso ?”; inoltre la notizia è marcata come “probabile falso”.

L’idea è che questa frizione sia sufficiente a ridurre significativamente la diffusione di notizie false. Certamente si sposta il problema alla verifica del verificatore, quindi può essere un passo in una direzione opportuna e, se funziona, certamente non l’ultimo.

Più in generale, c’è il tema dei contenuti rimossi dai social ai sensi della direttiva ecommerce: quando un intermediario riceve una segnalazione di un contenuto illecito, deve rimuoverlo. (ovvero le società di servizi terze cui essi subappaltano l’attivita, ne dispongono la rimozione).

Il problema che vedo è il confine sottile con la garanzia di libert di espressione: chi ha postato detto contenuto, come può fare appello/ricorso ?

Il meccanismo attuale si configura in una sorta di sistema privato di giudizio e di appello in merito alla liceità di determinati contenuti, con una possibilità di ricorso ex post di ultima istanza alla giustizia ordinaria. Ipotesi residua costosa e lunga, in grado di scoraggiare di fatto questa eventualità nella stragrande maggioranza dei casi.

Penso che questo meccanismo sia subottimale e che chiunque, assumendosene la responsabilità, dovrebbe poter esprimere il suo pensiero anche online.

In questo senso vedrei bene un meccanismo integrativo di anonimato protetto basato sulle identità digitali. (ad esempio per quei casi più dubbi cui la Germania concede 5 giorni di valutazione alle piattaforme)

Mi spiego con un esempio: tu posti un contenuto, alcuni utenti lo segnalano, il social decide di rimuoverlo, ciò ti viene notificato e tu puoi decidere che invece vuoi proprio esprimere quel concetto e quindi opporti alla rimomozione. Vai dal tuo identity provider che ti dà un token che tu fornisci al social network. Il social verifica che il token sia valido e ti lascia il contenuto.

In questo modo tu hai garantita la libertà di espressione, il social non sa chi sei, il tuo identity provider non sa che cosa hai scritto e solo in caso di azione giudiziaria le informazioni sono collegabili.

Ecco, IMHO questa potrebbe essere una proposta di anonimato protetto ed il framework europeo di identità digitali eIDAS (in Italia SPID) potrebbe essere proprio il fattore abilitante per garantirlo.

UPDATE: in Russia c’è una proposta di legge per obbligare registrazione ai social con propri documenti di identità e divieto per i minori di 14 anni : Russian Lawmakers Want to Ban Kids From Social Media, Require ‘Real Name’ Registration