Oggi ho partecipato ad un dibattito interessante organizzato da Iaic e federalismi.it. Purtroppo il tempo incombeva, e c’è una cosa che avrei voluto replicare ma mi è rimasta nelle dita, cosi’ la scrivo qui..

Nel mio libro ho una sezione in cui argomento che siamo rimasti senza parole, rispetto alla ridefinizione dei significati che attribuiamo a certe parole. (un e-book che non è un libro, la TV che non è TV, un giornale digitale che non è più un giornale, ecc.).

Usiamo parole vecchie per significati nuovi.

Cosa vendono facebook e google ?

La risposta facile sarebbe “pubblicità”, ma con questa parola andiamo a definire cose che uguali non sono. Servirebbero parole nuove. (Su questo e’ bravissimo Luciano Floridi, per dire..)

Sia Facebook che Google fanno incontrare a venditori dei potenziali clienti ma G & F non sono sostituibili, se non in un ridotto numero di casi (anche se penso che esistano dei venditori meno sofisticati che possano ritenere che G & F pari siano).

G vende il “cosa“, F vende il “chi“. Foursquare voleva vendere il “dove”, ma non ha funzionato. (forse il “dove” non può essere venduto ?)

Un utente che va su google cerca attivamente una cosa in quel momento e l’offerta del venditore lo raggiunge sulla base della “cosa” che l’utente sta cercando.

Un utente che sta su facebook sta svolgendo relazioni sociali e l’offerta del venditore lo raggiunge sulla base di “chi” l’utente è, del suo profilo.

Le due cose non sono sostituibili.

Se il venditore fosse bannato da facebook, non recupererebbe quel mercato aumentando le inserzioni su google (e viceversa). Un aumento del costo della pubblicità su Facebook non potrebbe essere compensato aumentando le inserzioni su google.

Come sanno molto bene molte startup, loro vivono di inserzioni sull’una o sull’altra piattaforma, e non sono sostituibili.

In alcuni casi vivono anche di inserzioni sull’una E sull’altra, prendendo mercati diversi.

Sarebbe bene avere due parole diverse, una per identificare il mercato-chi e l’altra per identificare il mercato-cosa.

Mettere tutto insieme, magari anche con la pubblicità in TV o nei nei treni, in una sola parola “pubblicità” allarga di molto il mercato e consente di dire che nessuno è dominante, cosa che semplifica di molto la vita ad alcuni.

Ma non risolve il problema. (o I problemi, che i venditori tipicamente affrontano quali discriminazione, cambiamenti contrattuali unilaterali, esclusioni, mancanza di possibilità di appello, limitazioni nell’attività commerciale, ecc.)

Quelle aziende venditrici che vengono bannate da facebook o google perdono l’accesso ad una quota di mercato che non possono recuperare.

Sono due mercati diversi. Il mercato non è “la pubblicità”.