Volevo scrivere qualcosa sulla complessa vicenda dei neonazisti espulsi da Internet; ho raccolto un po’ di link ed alcune idee.

La prima cosa da dire è che la legge già colpisce l’incitamento alla violenza (anche in USA) e quindi una corte aveva già il potere di sospendere l’attività di questi gruppi, se contro la legge.

Ho letto questo post di Massimo, che condivido e che invito a leggere.

La Electronic Frontier Foundation ha un pezzo sulla stessa falsariga (attenti a togliere a qualcuno la voce, per quanto ignobile sia, perchè un giorno potreste capitare a voi) ma va oltre, dicendo che, oltre l’educazione, la soluzione è che le aziende che controllano l’espressione online assicurino trasparenza, apertura e diritto d’appello.

The Internet’s “Nazi Purge” Shows Who Really Controls Our Online Speech
You might not worry about companies censoring Nazis. But you should be worried about the unelected bros of Silicon Valley being the judge and jury.

…I’m also deeply unconvinced that censorship, especially when decoupled from education, is an effective means of change.

…What we need is for companies to choose openness, transparency, and due process. In practice, that means giving experts and the public greater input into speech policies and their implementation — something that, right now, companies only do behind the secrecy of a nondisclosure agreement, if at all. It means offering users a way to consent to policies and policy changes, and being open about how rules are made and enforced. And it means ensuring that every user has the ability to appeal decisions made against them. Even assholes.

L’articolo mi pare in larga parte condivisibile; dissento però dalle conclusioni..

Non mi pare né sufficiente né desiderabile che siano le aziende a fare i giudici, per quanto si impegnino ad apertura, trasparenza e giusto processo.

Mi pare che i sottintesi possano essere due:

  1. una corte normale è troppo lenta per intervenire o
  2. una corte non può intervenire sui sistemi dell’azienda.

Pensare che sia impossibile che una corte riesca ad avere le competenze e strumenti mi pare che sia dichiarare un proprio fallimento.

Pensare che una corte sia intrinsecamente troppo lenta mi pare ancora peggio, è abdicare pilatescamente al proprio ruolo ritenendo che non sia possibile una giustizia celere e lavarsene le mani: “non si può fare, facciano loro”. (tra cui, anche, togliere mezzi di sussistenza)

Mi pare che la cosa a cui tendere dovrebbe essere superare questi limiti. Penso infatti che non possiamo delegare a dei privati senza supervisione democratica il ruolo di censori della dimensione immateriale

Magari non si può fare tutto subito e magari occorreranno procedure diverse e specifiche; dovremo pensarci e farle…

 

Ad esempio iniziando alimitare i monopoli della possibilià di espressione, per tutelare il pluralismo.

O ancora partire dall’anonimato protetto e dalla garanzia che chiunque voglia esprimere qualcosa, assumendone responsabilità rispetto a possibile rilevanza penale, possa farlo.

 

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