Noto come SESTA-FOSTA, ovvero la fusione di due proposte di legge di origine parlamentare in USA:  Stop Enabling Sex Traffickers Act (SESTA) ed Allow States and Victims to Fight Online Sex Trafficking Act (FOSTA)

Con questa legge si modifica il precedente regime che prevedeva l’esenzione di responsabilità per gli intermediari online stabilita con i safe harbor della sezione 230 del Communications Decency Act del 1996 (e in Europa mutuata con la direttiva eCommerce).

Nel precedente regime, un intermediario non era responsabile di comunicazioni illegali sui suoi sistemi se non ne era a conoscenza. Una volta portato a conoscenza doveva intervenire.

Questa nuova legge è stata approvata dai due rami del parlamento ed è adesso alla firma di Trump.

Con questo nuovo regime diviene illecito facilitare, assistere o supportare consapevolmente i traffici sessuali. (quindi ad esempio le inserzioni pubblicitarie relative a prestazioni sessuali).

Il passaggio non è di poco conto. Tutt’altro.

Mentre prima ti dovevano dire “questo singolo contenuto è illecito, devi rimuoverlo” e solo allora l’operatore doveva intervenire, adesso la conoscenza anche non specifica che un sistema viene usato per commettere illeciti è sufficiente per imporre il dovere di intervento del gestore.

E’ facile prevedere che questo meccanismo di ragionamento di una responsabilità “ampia”, non legata al singolo contenuto specificamente identificato con il suo URL (peraltro in Italia già sostenuto da alcuni tribunali) si allargherà ad altri generi di contenuti.

Ciò che colpisce è che, contrariamente a quanto accadde in passato, la macchina della propaganda dei monopolisti online non si è mossa, se non in modo quasi impercettibile, per reclamare la libertà di comunicazione contro una minaccia di censura del web.

Forse, data la mala parata di Facebook e Uber di queste settimane, ci stanno andando più cauti a sostenere l’utopia della Silicon Valley.

Forse anche questa è una svolta.