Un paio di anni fa ho scritto questo post “Di riconoscimento facciale, terrorismo e reverendo Bayes” per spiegare la martematica (semplice) che sta alla base del fatto che il riconoscimento facciale, a fini di polizia, non funziona. La cronaca di questi giorni mi dà ragione, come vedremo sotto.

Non è che il riconoscimento facciale non funzioni del tutto. Va bene con chi si vuole far riconoscere ed adotta tutte le accortezze per facilitarlo. Certo, ogni tanto non ci riconosce o riconosce la madre per la figlia, ma in linea di massima, per chi vuole farsi riconoscere, funziona abbastanza. Invece va molto male con chi, non volendosi far riconoscere, non collabora.

A fini di polizia non conta tanto “quanti cattivi riesco a prendere nella rete” ma “quanti innocenti prendo per sbaglio”.

Pensateci un attimo… per avere la certezza di arrestare tutti i cattivi basterebbe arrestare tutta la popolazione. Ma questo in uno stato di diritto non può e non deve accadere. Non si può nemmeno sospettare di reato una persona senza avere dei riscontri.

Allora la domanda è, tra tutti quelli che identifico come possibili cattivi, quanti lo sono in realtà ?

E la riposta è : Quasi nessuno.

Chi propone queste tecnologie mi fa venire in mente quelli che, vicino ai caselli dell’autostrada, vendono pacchi a ignari acquirenti promettendo affari fantastici per l’ultima versione di home theatre. Salvo poi scoprire che sono due altoparlanti gracchianti.

Promettono una speranza a chi ripone una fiducia salvifica nella tecnologia.

Anche un po’ come chi promette nuove terapie mirabolanti per curare gravi patologie… In queste occasioni, quando il ministro competente è posto sotto pressione mediatica e dalla pubblica opinione, il ministro si rivolge ad una commissione di valutazione composta da esperti estranei agli interessi in gioco, e poi si attiene alle loro indicazioni. Il ministro non decide sulla base di speranze o di esperti che non lo sono o sono di parte.

Una persona che voglia farsi riconoscere avrà cura di eliminare ogni possibile interferenza che possa confondere il sistema di riconoscimento e si porrà nella situazione migliore di illuminazione a favore di camera. Una situazione di controllo a dei varchi, con una sufficiente condizione di illuminazione, è certamente migliore di una ripresa fatta da un angolo di una via o in un grande salone.

A Cardiff hanno fatto un esperimento con 170mila persone, in una condizione non particolarmente avversa e – tenetevi forte – il 92,99% delle persone identificate, cioè praticamente tutte, erano identificazioni errate.

Immaginate che stiate andando a un appuntamento, o in stazione a prendere un treno, e arriva uno che vi dice “lei deve seguirci” – “ho fatto qualcosa di male ?” – “non ci faccia domande e ci segua”. E con buona pace della vostra vita personale, del vostro appuntamento o viaggio.

Questo è inaccettabile in uno stato di diritto.

Se leggete l’articolo citato, potrete anche notare due cose: la prima che si fa un po’ di confusione tra accuratezza e falsi positivi e la seconda che viene riportato il 92% mentre, facendo i conti, viene 92,99%.

L’immagine che ne deriva dall’articolo è più rosea della situazione reale. Ovvero che, in uno stato di diritto, il riconoscimento facciale a fini di polizia non funziona.