Nella produzione e distribuzione di contenuti

  • L’immateriale ha costo variabile di distribuzione nullo
  • Gli intermediari immateriali hanno costo variabile di produzione nullo
  • Gli intermediari globali spalmano i costi infrastrutturali su base globale.
  • I produttori professionali di informazione hanno costi variabili non nulli e costi infrastrutturali spalmabili solo su una base di utenza locale.

In precedenza i costi di pubblicità dovevano coprire i costi variabili industriali (oltre agli ammortamenti) dei produttori professionali di informazione.

Costi variabili nulli abilitano le aste per la pubblicità: “quanto vuoi darmi ?”

La formazione del prezzo passa dalla offerta alla domanda e tende ad una quota del margine degli inserzionisti.

Tracciabilità degli utenti e aste in tempo reale per inserzioni spostano ricavi dai produttori professionali di informazione ad intermediari tecnologici.

  • Per un inserzionista accorto  il massimo è agganciare un utente su un mezzo ad alta qualità (ed alto costo) e seguirlo con remarketing su mezzi a bassissimo costo.

I contenuti disponibili online proliferano molti ordini di grandezza in più di quanto avvenisse quando erano fissati su supporti materiali:

  • attualmente l’informazione è un bene non rivale e solo limitatamente escludibile.
  • il costo di distribuzione è nullo e producono anche attori che non sono interessati a remunerazione diretta
  • in precedenza la circulation era una delle fonti di ricavo importanti

I ricavi dei produttori professionali di informazione sono sotto pressione

  • I ricavi da digital circulation sono limitati (basti guardare gli importi delle offerte, le audience da audiweb e considerare le conversion tipiche)
  • I ricavi da adv sono soggetti alle pressioni  di cui sopra

I ricavi dell’industria dei produttori professionali di informazione sono una frazione di quelli precedenti che sostenevano le strutture di costo.

Intermediari e produttori professionali di informazione cercano di massimizzare i ricavi pubblicitari aumentano utenti e loro permanenza.

  • A tal fine aumenta sfruttamento di confirmation bias, filter bubbles e contenuti esacerbanti.

Ne conseguono proliferazione fake news ed inasprimento della conversazione pubblica.

Non è questione di facile soluzione, ma bisogna trovare qualche idea.