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Roma, segnala infrazioni con app del Comune, il marito della vigilessa lo minaccia: «Smettila o ti uccido»

Domenica 29 Settembre 2019
di Adelaide Pierucci

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«IoSegnalo» sovraccarica di lavoro la moglie vigilessa e il marito premuroso finisce indagato per le minacce allo spione. Segnalazioni sì, ma senza esagerare. Non sempre la app istituita dal Campidoglio per far recapitare alla polizia municipale segnalazioni di infrazioni al codice della strada, è gradita dai vigili urbani e, a quanto pare, pure dai familiari. In procura si indaga su più casi. Uno è emblematico. Un quarantenne del Prenestino, segnalatore seriale, si è ritrovato a sua volta multato, bersaglio di citofonate e telefonate notturne, di biglietti minatori e alla fine persino denunciato dai vigili per interruzione di pubblico servizio e falso. Procedimento poi archiviato, mentre se ne è aperto uno a carico del fronte opposto, appunto degli agenti di Roma Capitale.Anzi del marito di una vigilessa, perché come è emerso poi, stanco di sapere che sua moglie (e relativo comando del V Gruppo) fosse sovraccarica di lavoro per colpa dello spione si era spinto a fare una telefonata anonima notturna: «Sei tu il pezzo di m..che chiama sempre i vigili a Centocelle? So dove abiti t’ammazzo, so qual è la tua macchina te la spacco, vengo sotto casa tua». A rischiare di finire a processo ora è proprio il marito della vigilessa. A firmare il completamento delle indagini, il pm Elena Neri. Non un procedimento isolato però.

Roma, vigili con i droni a caccia di buche: ma i rattoppi sono fermiL’OMISSIONECinque vigili urbani dello stesso gruppo, il V, competente su Pigneto Centocelle Prenestino, sono appena finiti a processo per essersi rifiutati, nell’aprile 2016, di fare multe per divieto di sosta segnalate in app. Il pm Erminio Amelio procede per omissione di atti d’ufficio. Il quarantenne, destinatario pure di pizzini, però, non si sente uno spione. «Sono un romano rispettoso delle regole», avverte. «E visto che ci è stato offerto questo servizio per segnalare le irregolarità lo utilizzo. A Roma non si cammina più nemmeno in passeggino. Il problema è che non sempre chi non vuole vedere accetta dritte. Sa quante volte sono stato richiamato dai vigili per sentirmi dire: la prossima volta mandi un fax. Oppure: non abbiamo personale…». I guai per il quarantenne sono cominciati ben presto. A qualche mese dall’avvio dell’applicazione voluta nel 2016 dall’allora comandante Raffaele Clemente. La telefonata minatoria notturna è datata 18 marzo 2016. Lui denuncia il giorno dopo. A maggio riceve una multa datata 23 marzo. I vigili contestano un parcheggio contromano su una strada a senso unico, solo che la via è a senso alternato. Poi arrivano le citofonate notturne, e, a settembre, pure un pizzino sul portone: «Dato che chiami sempre i vigili, hai fatto fare le multe a centinaia senza motivo. Diamo fuoco a macchina e casa. Infame». La famiglia ha paura, si pensa persino di cambiare casa. Nel frattempo l’uomo aveva ricevuto convocazioni da più comandi e anche la denuncia per falso e interruzione per pubblico: a dire dei vigili alcune segnalazioni non si sarebbero rivelate pertinenti. Caso archiviato. «Il problema è serio», racconta la vittima. «Ma chi ci ha intimidito? Se si escludono i vigili, c’è solo un’alternativa più grave. I miei dati da segnalatore anonimo sono stati fatti circolare». Assistito dall’avvocato Donatella Amicucci, l’uomo è pronto a costituirsi parte civile. Alla fine solo la telefonata notturna è stata svelata. Se ne è assunto la responsabilità il marito della vigilessa: «Mia moglie non ne sapeva niente», ha spiegato sotto interrogatorio. Ultimo aggiornamento: 15:25

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