English version below.

Questi sono dei passaporti sanitari italiani (“fedi di sanità”)  in vigore durante la peste del 1722 (grazie wikipedia, ebay).

All’inizio della pandemia avevo letto una intervista ad un famosissimo virologo americano (che non ritrovo) in cui dava per scontato che ad un certo punto avremmo avuto dei braccialetti attestanti la nostra immunità.

La Electronic frontier foundation ha scritto un pezzo molto acuminato contro l’idea di passaporti di immunità digitali. In esso mischia considerazioni a base tecnologica con considerazioni a base medica. E’ chiaro che un prerequisito affinchè un simile passaporto abbia un senso è che i test medici siano accurati e che l’immunità sia duratura e prevedibile. Non credo francamente che la EFF sia nella posizione per affermare che questo non sarà il caso. Anche la questione etica in sè delle “fedi di sanità” e delle discriminazioni che ne potrebbero derivare, a ben vedere prescindono dalla questione tecnologia; non cambia se è un braccialetto o uno smartphone. Ne scrivo più sotto.

Le critiche legate all’aspetto tecnologico mi paiono molto legate alla situazione negli USA, non tanto a quella italiana:

  1. le persone si potrebbero abituare ad esibire “prove di stato” digitali che potrebbero riguardare altri aspetti delle persone che i gatekeeper considerano rilevanti – però mi pare che sia già così quando paghiamo la metropolitana con lo smartphone o esibiamo il biglietto per entrare al cinema o il titolo di viaggio in treno. Possiamo fare tutto in cartaceo ma l’utente può scegliere di farlo in digitale.
  2. tutte quelle informazioni potrebbero essere accumulate in un DB – si, ma solo se chi effettua quei controlli è lo stesso soggetto. nell’esempio precedente se il gestore della metropolitana, del cinema e della ferrovia appaltassero i sistemi di verifica allo stesso soggetto con possibilità di accedere ai dati (cosa limitata dal GDPR)
  3. essere obbligati a fornire il proprio telefono, sia bloccato che sbloccato, ad una autorità di controllo potrebbe essere una fonte di abusi – non so quante persone sappiano se e quando ci si può opporre a consegnare il proprio dispositivo alla polizia. In Italia ciò è possibile solo in caso di perquisizione, sequestro o arresto in flagranza. (quindi in linea generale non si può) E comunque non si è tenuti a consegnare i propri PIN/password di cifratura.
  4. immagazzinare informazioni mediche nei dispositivi potrebbe essere foriero di leak di dati – a ben vedere anche accumulare i dati nei sistemi degli ospedali e dei laboratori di analisi.

Mi limito ad osservare che è possibile fare dei sistemi sicuri, che non svelino informazioni se non su decisione dell’utente. Covidcreds è un sistema interessante che si basa sul paradigma della SSI-Self Sovereign Identity (la blockchain è una scelta implementativa con vantaggi e svantaggi).

Dal punto di vista delle considerazioni etiche, la cosa è forse meno ovvia di quanto potrebbe apparire; Wikipedia riporta due punti di vista opposti:

Human Rights Watch sostiene che, richiedere certificati di immunità per lavoro o viaggio, potrebbe costringere le persone a fare esami o rischiare di perdere il lavoro, creare un incentivo perverso per le persone a infettarsi intenzionalmente per acquisire certificati di immunità e rischiare di creare un mercato nero di certificati di immunità falsi o altrimenti falsificati. Limitando le attività sociali, civiche ed economiche, i passaporti di immunità possono “aggravare le disparità esistenti di genere, razza, etnia e nazionalità”.

D’altra parte, si sostiene che [in caso di restrizioni] sarebbe sproporzionato privare le persone immuni delle loro libertà fondamentali. Questo costituirebbe invece di fatto un caso di punizione collettiva. Di conseguenza, Govind Persad e Ezekiel J. Emanuel sottolineano che un passaporto di immunità seguirebbe il “principio dell'”alternativa meno restrittiva” e potrebbe anche andare a beneficio della società: l’aumento della sicurezza e dell’attività economica consentito dalle licenze di immunità andrebbe a beneficio di chi non ha la licenza. Ad esempio, l’assunzione preferenziale di persone immunitarie in case di cura o come operatori sanitari a domicilio potrebbe ridurre la diffusione del virus in quelle strutture e proteggere meglio le persone più vulnerabili a COVID-19. Gli amici, i parenti e il clero che sono immuni potrebbero visitare i pazienti negli ospedali e nelle case di cura.

Tutto questo, per commentare il fatto che, senza clamore, le fedi di sanità sono tornate tra noi.

Il ministro della Salute Roberto Speranza ha firmato un’ordinanza che prevede tamponi obbligatori per chiunque entri in Italia da Spagna, Grecia, Malta e Croazia o, in alternativa, un test sierologico negativo fatto non più di 72 ore prima dell’ingresso nel nostro Paese. Detto in altri termini: o fai il test quando arrivi (e stai chiuso in casa fino all’esito), oppure fai un test prima ed arrivi con una fede di immunità.

Non ci abbiamo fatto molto caso, probabilmente perchè si tratta di spostamenti internazionali. Ma se dovesse essere richiesto anche per poter andare da Milano ad Ancona ? O da Torino a San Siro ? E  quando arriveranno i vaccini, vorremo limitare agli immuni di andare al cinema o allo stadio ? Cosa ne penseranno gli esercenti dei cinema davanti alla possibilità di riprendere le attività dopo oltre un anno di paralisi ? dovranno aspettare moti altri mesi sino a quando avremo raggiunto una immunità di gregge ?

Credo che tra pochi mesi (settimane) il tema diverrà di attualità.


These are Italian health passports (“fedi di sanità“) in force during the plague of 1722 (thanks wikipedia, ebay).

At the beginning of the pandemic I read an interview with a very famous American virologist (which I can’t find) in which he took it for granted that at some point we would have wristbands attesting our immunity.

The Electronic frontier foundation wrote a very sharp piece against the idea of digital immunity passports. In it, they mix technology based considerations with medical considerations. It is clear that a prerequisite for such a passport to make sense is that medical tests are accurate and that immunity is long-lasting and predictable. I frankly do not believe that EFF is in a position to say that this will not be the case. Also the ethical issue itself about the  “fedi di sanità” and the discrimination that could result from them, in the end, does not change whether it is a wristband or a smartphone. I’ll write about it below.

The criticisms related to the technological aspect seem to me very much linked to the situation in the USA, not so much to the Italian one:

  1. People could get used to showing digital “proofs of status” that could be about other aspects of the people that gatekeepers consider relevant – but it seems to me that this is already the case when we pay for the subway with our smartphone or show the ticket to the cinema or the train ticket. We can do everything on paper but the user can choose to do it digitally.
  2. all that information could be accumulated in a DB – yes, but only if the company performing those checks is the same. In the example above if the company managing the data for the subway, cinema and railway would be the same, with access to the data (something limited by GDPR privacy regulation)
  3. being forced to provide your phone, whether locked or unlocked, to a law enforcement authority could be a source of abuse – I don’t know how many people know if and when you can object to handing over your device to the police. In Italy this is only possible in the event of a search, seizure or arrest in flagrante delicto. (so in general you cannot) And in any case you are not required to hand over your PINs/encryption passwords.
  4. storing medical information in devices could be a cause of data leak – but data storage in the systems of hospitals and testing laboratories could also.

I would just point out that it is possible to make secure systems that do not disclose information except after a decision by the user. Covidcreds is an interesting system based on the SSI-Self Sovereign Identity paradigm (the blockchain is an implementation choice with advantages and disadvantages).

From the point of view of ethical considerations, this is perhaps less obvious than it might appear; Wikipedia reports two opposite points of view:

Human Rights Watch argues that applying for immunity certificates for work or travel could force people to take tests or risk losing their jobs, create a perverse incentive for people to intentionally become infected to acquire immunity certificates, and risk creating a black market for fake or otherwise forged immunity certificates. By limiting social, civic and economic activities, immunity passports can “exacerbate existing disparities in gender, race, ethnicity and nationality”.

On the other hand, it is argued that [in case of restrictions] it would be disproportionate to deprive immune persons of their fundamental freedoms. This would in fact constitute a case of collective punishment. Consequently, Govind Persad and Ezekiel J. Emanuel stress that an immunity passport would follow the ‘less restrictive alternative’ principle and could also benefit society: the increased security and economic activity allowed by immunity licences would benefit the unlicensed. For example, the preferential employment of immune persons in nursing homes or as home healthcare workers could reduce the spread of the virus in those facilities and better protect those most vulnerable to COVID-19. Friends, relatives and clergy who are immune could visit patients in hospitals and nursing homes.

All the above, to comment on the fact that, without clamor, the fedi di sanità are effectively back among us.

The Italian Minister of Health, Roberto Speranza, has signed an ordinance that provides mandatory swabs for anyone entering Italy from Spain, Greece, Malta and Croatia or, alternatively, a negative serological test done no more than 72 hours before entering our country. In other words: either you take the test when you arrive (and stay indoors until the result), or you take a test beforehand and arrive with a fede di sanità.

We didn’t pay much attention to this, probably because it’s international travel. But what if you are also required a fede di sanità to go from Milan to Ancona ? Or from Turin to San Siro stadium ? And when the vaccines arrive, do we want to limit the immune to go to the cinema or the stadium ? What will the cinema owners think about the possibility of resuming activities after more than a year of paralysis ? will they have to wait for months more until we have achieved herd immunity ?

I believe that in a few months (weeks) the subject will become topical.