AGGIORNAMENTO: Vittorio su Borsa e Finanza ha scritto un **bellissimo** articolo sulla politica industriale delle TLC, con una mia intervista su questi argomenti.
Questo testo, pulito e sotto forma di articolo grazie ad Apogeo, é scaricabile qui, per eventuale stampa o diffusione.
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Francamente... ne ho un po' le tasche piene.
Mettetevi comodi, questo post non sarà breve, ma spero che scorra bene e qualche sorpresina e qualche idea originale c'é.
Per mesi e mesi abbiamo seguito sui media questioni sulla proprietà di Telecom, chi se la compra, chi non se la compra, quale prezzo per azione, cosa fanno le banche, ... solo finanza.
Si sono avvicendati i nomi di Hinduya, Telefonica, Murdoch, Sistema, e adesso AT&T e America Movil.
Due volte, pare, si é andati vicini a concludere: con Murdoch e adesso.
Dopo la prima occasione, MTP mi disse che l'accordo non c'è stato per questioni politiche.
Di certo, quando sembrava che si fosse vicini all'accordo, e solo allora, si é iniziato a parlare di regole di mercato, di separazione della rete di accesso, di strategicità della rete nel sistema per lo sviluppo economico e per la sicurezza dello Stato.
Solo quando pare si arrivi vicino ad una cessione si affrontano temi industriali, quando la cessione si allontana si parla di finanza.
Tra agosto (murdoch) e aprile (at&t+america movil), per sette lunghi mesi, non si è parlato della questione industriale, se non da parte della SLC della CGIL. Il resto, solo finanza o intercettazioni telefoniche.
Ma anche di dico, vallettopoli, il grande centro, la missione in afghanistan, tre italiani sequestrati, il processo di cogne, vallettopoli tutti temi importantissimi e di attualità, ma non rilevanti per lo sviluppo economico del paese.
Possiamo parlare un pochino anche di questo ?
Per la verità, Franco, Alfonso, Vittorio, Luca qualche cosa hanno contribuito, ma non si é mai riusciti a entrare nel mainstream della comunicazione.
Se però arriva un compratore, tutti a dare giudizi sul "libero mercato" o sulla "strategicità della rete" senza aver fatto i compiti a casa e sapere che IL MERCATO si basa SU REGOLE E LORO APPLICAZIONE e senza sapere perché LA RETE E' STRATEGICA (se lo é).
Possiamo evitare di limitarci a ritornelli tipo "viva il mercato la rete non e' strategica" o "la rete é strategica e il mercato non é sufficiente" ed ENTRARE NEL MERITO ?
Francamente ne ho piene le tasche degli slogan e dei ritornelli.
Iniziamo da qui: "la larga banda é prioritaria per il paese"
Perche' ?
Esiste una correlazione provata tra diffusione della larga banda ed aumento della competitività o della produttività o del reddito procapite o ... scegliete voi ?
Domanda: se esiste correlazione, in che misura é riferibile alla diffusione tra i consumatori piuttosto che tra le imprese ?
Io non ho una risposta certa.
Dell'always on, sono certo, cambia i paradigmi comunicativi e consente di accelerare le interazioni aumentando l'efficienza; della broadband non lo so.
Che la Information e Communication technology siano fondamentali, pare invece provato. Ieri e' uscita la notizia che l'ICT contribuirebbe in Europa per il 50% della crescita della produttività. Fino a poco tempo fa si diceva il 40%.
Allora uno si dovrebbe chiedere: é possibile fare delle politiche che favoriscano lo sviluppo dell'ICT in Italia ? e se si, in che misura passano dalla rete ?
Su questo esistono degli indicatori. TLC, Finance e PA sono i tre driver maggiori dello sviluppo dell'ICT.
Fin qui abbiamo solo stabilito che le TLC sono importanti.
Domanda: la rete a banda larga, la rete di nuova generazione, é essenziale per lo sviluppo del paese ?
Io non lo so.
Intuisco, ma é solo una intuizione, che lo sia. Se guardo i numeri, la diffusione del broadband tra i consumatori negli USA é modesta ma la crescita di produttività recente é stata record, però se guardo la Corea o il Giappone, ho indicazioni diverse.
Come detto, tendo ad essere più incline a rinetere che sia meglio avere una rete di nuova generazione piuttosto che non averla e che convenga che la paghiamo (i consumatori la dobbiamo pagare, o attraverso una tassazione o attraverso le tariffe dell'operatore).
Che la rete di nuova generazione sia una sola, che non vi sia spazio per due reti, ormai lo do per acquisito. Ormai lo dicono anche i sassi, oltre alle persone che in telecom si occupano della rete.
Se avessimo fatto un referendum o un sondaggio un secolo fa chiedendo agli utenti se volevano il telefono, cosa avrebbero risposto alla SIP di allora ? (Società Idroelettrica Piemontese, il nome viene da lì). Avrebbero detto che non serviva per parlare da un lato all'altro dell'aia.
Se oggi chiedessimo alla totalità degli utenti cosa vogliono, ci risponderebbero "costi piu' bassi del telefonino", non "rete in fibra fino a casa".
Domanda: Come conciliare l'utilità a lungo termine di uno sviluppo infrastrutturale del Paese con le esigenze a breve termine delle aziende che guardano al trimestre nel soddisfare i bisogni immediati degli utenti ?
Questo mi sembra sia il nocciolo.
Ma allora sorge un'altra domanda legittima:
Domanda: e' possibile fare una rete alternativa integralmente nuova, a prescindere dal possesso della rete fissa in rame ?
Risposta: no. E' necessario usare in varie fasi di un eventuale upgrade vari pezzi di rame esistente e soprattuto i dotti, le centrali, ecc. Non lo dico io, lo dicono tutti gli ingegneri tecnici e impantisti con cui ho parlato.
Però man mano che la tecnologia evolve, la necessità di intervento umano diminuisce; la fibra ha guasti che sono 2 ordini di grandezza in meno del rame.
Questo indubbiamente genera una questione di occupazione
Domanda: é possibile gestire la questione occupazionale determinata dalle innovazioni tecnologiche ?
Risposta: secondo me é difficile ma va fatto. Le principali variabili a mio avviso sono quattro: il costo dei servizi all'ingrosso, la qualità degli stessi, l'estensione della nuova rete ed i tempi della sua realizzazione.
Se anche dicessimo "chissenefrega" di fare una rete nuova, di espandere i servizi sulla rete attuale e invece continuiamo a usare il telefonino ché é quello che vogliono gli utenti e non riteniamo vantaggioso (costi/prestazioni) fare rete fissa e tantomeno di nuova generazione, viene un'altra domanda invece che ha a che fare con chi, dei servizi di rete fissa non ne può fare a meno.
Domanda: la rete fissa viene usata da servizi che garantiscono l'ordine dello Stato e se si, possono farne a meno ?
Qui mi dispiace che Zingales abbia detto cose imprecise sul Sole dell'altro ieri, é stato male informato.
I collegamenti di esercito, guardia di finanza, carabinieri, ministeri, ecc. passano tutti, salvo rare eccezioni, su questa stessa rete e no, non esistono alternative, anche perché il wireless non é sufficiente.
Allora cosa vogliamo fare ? continuiamo a parlare di "tu hai fatto cosi', allora io faccio cosà'" oppure entriamo seriamente nel merito e ci poniamo domande come quelle sopra e ne traiamo le conseguenze ?
La mia risposta si chiama One Network:
- se si decidesse che avere una rete moderna é nell'interesse a medio lungo periodo del Paese,
- con un indirizzo politico che garantisca la remunerabilità dell'investimento (la regolamentazione é tutto)
- con un piano di servizio universale di accesso alla rete,
- di evoluzione verso FTTH (fibra fino a casa),
- in un arco temporale lungo per accompagnare la riduzione dell'occupazione,
- con possibile partecipazione degli altri operatori,
- con un board tecnico comune,
- con una governance chiara,
- con un management indipendente eventualmente nominato da una fondazione che non abbia fini di lucro,
- che venda servizi solo all'ingrosso per favorire la concorrenza al dettaglio,
- con un price cap dei servizi forniti, gestito da una autorità, per costringerla all'efficienza,
- con un rendimento garantito per chi la finanzia, eventualmente attraverso dei bond,
A chi potrebbe obiettare "ci sono le regole europee, non si puo' fare", racconto che sono andato a parlare con Peter Scott a Bruxelles che ho incontrato con metà del suo staff e gli ho chiesto se lui vedesse degli ostacoli in un progetto industriale di questo genere, derivanti dalla regolamentazione europea di INFSO e la risposta é stata di no, che questa non pone ostacoli.
questo mi sembrerebbe un discorso che parte dal capo e non dalla coda.
di questo mi piacerebbe sentir discutere.
di piano industriale, non di finanza, di cui ho le tasche piene.



