Problema: internet può diventare un medium capace di influire sull'agenda politica come la televisione e i giornali? Risposta: no. Perché internet influirà profondamente sull'agenda politica, ma in modo molto diverso dalla televisione e dai giornali.
Internet non è un medium come la tv ei giornali. È piuttosto un ecosistema complesso di persone che si esprimono, si connettono, conversano e si scambiano idee, notizie e approfondimenti. Dal punto di vista mediatico, internet muta profondamente forma e funzione a seconda del modo in cui viene concepita: può essere vista come uno strumento per diffondere messaggi, o come un sistema per organizzare campagne di opinione e di azione, o come un archivio di informazioni, o come una piattaforma di trasmissione per contenuti editoriali, o come un luogo nel quale si incontrano i cittadini per aiutarsi nel difficile compito di elaborare una visione dei fatti. È tutte queste cose insieme: ma è particolarmente efficace solo quando è concepito come uno strumento che, prima di tutto, serve a liberare le capacità di espressione dei cittadini.
Nel caso della campagna elettorale di Barak Obama, candidato democratico alla presidenza degli Stati Uniti, il web si dimostra un fantastico strumento di propaganda. Ma la sua efficacia è definita proprio dal fatto che la figura di Obama ha suggerito l'emergere di una quantità di video creativi realizzati dai suoi supporter, come il famoso Obama Girl, o il rap "Yes we can" con i Black Eyed Peas, o l'incredibile Barak OBollywood, con Obama in versione indiana. Insomma: una forma di propaganda, sì, ma partecipata. Ed efficacissima nella raccolta di fondi.
Ma la propaganda online non riesce sempre. Anzi, più spesso fallisce. Riesce se attiva il passaparola, se è concepita con la mente concentrata sulla società e non sull'interesse del politico di turno. Partiti e candidati poco avvertiti, rischiano spesso di pensare alla rete come a una sorta di piazza per comizi o come a una sottospecie di tv. In quel caso, quasi sempre, il ritorno è nullo o negativo. Non ci si presenta in una conversazione con un megafono in mano per tenere un comizio: si ascolta, si condivide un'idea, si accetta che il punto di vista del gruppo prevalga su quello del singolo. E internet è, appunto, una conversazione, con tanti protagonisti, mai con uno solo. È questo il suo bello. Ma quello che più conta non è ciò che faranno i partiti su internet. È ciò che faranno i cittadini. Blogger e social network stanno già sviluppando una forma di scambio di notizie che si potrebbe chiamare "informazione di mutuo soccorso" per ovviare alle carenze dell'informazione ufficiale. Non solo: alcune inziative si stanno sviluppando intorno alla possibilità di tenere traccia – in modo ordinato e facile da usare – di tutte le scelte e le dichiarazioni dei politici per favorire la trasparenza del processo politico e l'accountability dei politici: è il caso per esempio di Openpolis. Altri hanno creato luoghi di discussione sistematici, come Wikidemocracy,che si pone l'obiettivo di offrire ai cittadini una piattaforma sulla quale discutere e confrontare i programmi dei partiti. Qualche politico può ancora vedere internet come un medium minore. Ma è un errore. Equivale a considerare i cittadini stessi come un problema secondario.
Luca de Biase, Nova 24 di oggi.



