Il Sole 24 ore di oggi
Il settantenne Hiroshi, "giovane" pensionato giapponese, nell'uscir di casa s'accorge di aver dimenticato le chiavi. Come al solito non sa dove siano. S'accosta a una consolle vicino all'ingresso, poco più grande di un telecomando e digita qualcosa. Immediatamente le chiavi, "chiamate" dalla consolle, segnalano la loro presenza: erano finite tra i cuscini del divano. A quel punto si ricorda degli occhiali e chiama anche quelli dalla stessa consolle. Soddisfatto, prende il tutto ed esce di casa, le chiavi in tasca e gli occhiali da presbite appesi al collo. Hiroshi utilizza una tecnologia (Rfid - Identificazione a radio frequenza) pensata per risolvere grandi problemi industriali e commerciali, ciononostante a lui molto gradita. La scenetta diverrà usuale in Giappone tra non molto.
Eximia (di cui sono presidente) fa RFID da piu' di 4 anni (e solo RFID). dichiarazioni come questa fanno doppiamente male:
fanno male perche' creano aspettative nei clienti che non sono e non saranno soddisfabili (a meno di mettere antenne nei divani, nelle sedie, nei tavoli, nelle librerie, nelle credenze, negli scaffali, ecc. e comunque non funzionerebbe affidabilmente)
fanno male perche' le persone pensano che si possa tracciare e localizzare qualunque cosa o persona in qualunque contesto e (giustamente) si preoccupano, ed in particolare poi chi fa le norme, tende a farle troppo restrittive sulla base di "minacce" irreali minando anche l'applicabilita' in cose che potrebbero fare molto bene al sistema produttivo e logistico.
L'Impero del Sol Levante,infatti, sta sviluppando un progetto poderoso per il dispiegamento di infrastrutture multiple di telecomunicazioni, capaci di dialogare fra loro, delle quali la Rfid è solo una componente. Permettono di connettere persone e oggetti tra di loro, ovunque,abbattendo il Digital Divide.
per ilr esto, il prosieguo dell'articolo e' condivisibile e il piano U-japan è molto più concreto del paragrafo sopra...



