Il Sole 24 ore di oggi:
Un decennio dolente per molti investitori [in telecom], che saliti sul carro dell'ex monopolista nella convinzione di trovare un posto al sicuro dalle intemperie si sono al contrario scottati. Chi ha provato a trovare qualche alibi a questa ecatombe borsistica si è cimentato con vari argomenti: la fine della crescita della telefonia mobile; l'11 settembre; la costante pressione sui prezzi da parte dei concorrenti dopo l'apertura del mercato. Sarà anche tutto vero, ma questo non spiega l'andamento del tutto anomalo di Telecom Italia rispetto agli altri ex monopolisti europei (vedi tabella). Solo la società gestita per sei anni da PirelliBenetton ha avuto così tanta cattiva sorte in Borsa. E i motivi andrebbero allora piuttosto ricercati intorno al tema del debito con cui è stata caricata Telecom fin dall'era Colaninno e che ha condizionato non poco i margini di manovra della società. Troppo debito vuol dire mettere i flussi di cassa a pagare gli interessi finanziari, più che al servizio degli investimenti per crescere. Basti ricordare che nel periodo 2002-2006 Telecom ha speso ben 16 miliardi di euro solo di oneri finanziari: soldi ovviamente sottratti allo sviluppo. E nei quattro anni dal 2003 al 2006, secondo i dati R&S Mediobanca, 32 miliardi di risorse sono stati impiegati per investimenti finanziari e dividendi, mentre agli investimenti industriali nello stesso lasso di tempo sono finiti solo 12,5 miliardi, un quinto del totale degli impieghi complessivi del gruppo nel periodo. E così troppa finanza e il ripiegamento sul mercato domestico sempre più saturo hanno svuotato le potenzialità del titolo. Certo, sono arrivati dividendi copiosi pari al 5% annuo. Ma, come insegna la storia dell'andamento dei corsi del titolo in Borsa, alla fine quelle cedole sono state un blando lenitivo alle cocenti perdite registrate in conto capitale.



