Ne avevo gia' fatto una, che trovate qui, quando in un articolo diceva "perche' fare investimenti in cavi e fibre se c'e' il Wimax ?"
Gia'. Mo', vista la migrazione degli oepratori verso l'LTE, forse gli sara' venuto qualche dubbio.
Lo avevo criticato anche qui, quando giudicava "illuminata" una mezza frase che diceva che "la separazione funzionale è non solo superflua ma addirittura dannosa", dimenicando nella penna l'altra parte che diceva che "finche' ingrosso e dettaglio sono della stessa proprieta', l'incentivo a comportarsi male continua ad esistere anche con la separazione funzionale". Certo, meglio la separazione strutturale.
Avevo scherzato commentando un suo articolo quando metteva in fila sul Sole 24 ore una lunga serie di concetti che esprimevo in miei post evitando però di trarre le ovvie conclusioni.
Adesso non posso non commentare alcuni passaggi di un recente articolo del nostro.: «Bagno di realtà per Telecom Ma non strozzatela di regole».
...I cattivi rapporti con politica e Agcom hanno rappresentato un handicap per l'andamento industriale dell'azienda?
Non c´è dubbio. Basti pensare a quel che accadde due anni fa, quando TI era pronta a partire con la convergenza fra telefonia fissa e mobile e l´Agcom la bloccò: fu un colpo anche sul piano dello sviluppo delle iniziative commerciali.
Veramente le lamentele pretestuose sulla politica erano associate a Sky e alla "media company". Agcom blocco' l'offerta in questione perchè non era replicabile, perche' occorreva un'offerta all'ingrosso. punto.
Ma se il "telefono unico" era così importante, perché TI non lo sta proponendo in modo massiccio da quando l'Agcom lo ha autorizzato?
Questa è una domanda da rivolgere ai responsabili delle politiche commerciali di TI. Per quanto ne so, quando la sua offerta fu stoppata da Agcom aveva un vantaggio di un anno, poi perduto, sul mercato: in seguito è stata raggiunta dai concorrenti, Vodafone in primo luogo.
L'offerta di Telecom prevedeva di usare cellulari con wifi e mettere assieme rete fissa (legata all'ADSL con wifi) in casa e cellulare fuori; la cosidetta "Fixed-Mobile Convergence" (che non funziona, NDR)
L'offerta di Vodafone prevedeva di buttare via la rete fissa e l'ADSL e usare SOLO il cellulare; la cosiddetta "Fixed-Mobile Substitution"
Le due offerte non c'azzeccano nulla, se non che la seconda funziona. E, per inciso, anche questa offerta di Vodafone è stata fermata per un anno perchè non replicabile.
Molti giornali hanno enfatizzato la delusione degli investitori per il piano di Bernabè. Che cosa è mancato?
Il piano di Bernabè potrà forse essere reso più aggressivo nei prossimi mesi per quel che riguarda risparmi e sinergie. Ma secondo me non è stato quello a provocare la delusione della Borsa. Il fatto è che molti sono rimasti delusi per l´abbandono del progetto di scorporo della rete, da cuierano attese grandi opportunità finanziarie, secondo me del tutto inesistenti. L´ho detto in tempi non sospetti, cioè oltre un anno fa: separare la rete sarebbe stata una mossa completamente sbagliata.
Se separare la rete non genera opportunità finanziarie, se distrugge valore, perchè quando la rete NON è stata separata il titolo ha perso ? se tenere la rete crea valore, il titolo avrebbe dovuto aumentare.
Questa è una contraddizione nei termini. Se il titolo va giu' è perchè gli investitori vendono perchè non vedono opportunità!!
Per Telecom o per il Paese?
Per tutti e due. Per l´azienda significherebbe acquisire un beneficio nell´immediato e rinunciare a flussi di cassa e utili importanti per il futuro. Ma andrebbe male anche per l´Italia, perché la rete separata ha l´effetto di disincentivare gli investimenti rischiosi e innovativi.
Professore, oltre ai flussi di cassa (che sono in calo), avrebbe "rinunciato" anche ai **costi** che pero' sono sostanzialmente stabili mentre i ricavi della rete fissa calano di centinaia di milioni all'anno, cosi' come l'EBITDA.
Si era parlato anche di investimenti pubblici…
Già, il ministro dello Sviluppo economico, Pierluigi Bersani, batteva molto su questa idea, ma francamente mi sembrava una cosa del tutto fuori tempo. Un po´ come se si volesse tornare agli anni ´70.
Veramente Bersani diceva una cosa _molto_ diversa. Diceva che secondo lui la strada doveva essere simile a quella di Terna. (interventi al convegno DS sulle reti)
Qual è, allora, la via da seguire, persviluppare la Ngn?
Dobbiamo prima domandarsi quali devono essere le regole per la nuova rete. È una follia pensare che l´ex monopolista faccia investimenti giganteschi e molto rischiosi per la Ngn e poi l´Agcom gli imponga di metterla a disposizione dei concorrenti a prezzi orientati ai costi. Nel piano di Bernabè gli investimenti per la Ngn si sono ridotti da 6-10 mld a 800 mln.
E' una follia che sta alla base della regolamentazione di mezzo mondo. "orientati ai costi" non significa "uguali ai costi". Significa con un margine adeguato definito dall'autorità.
Ad esempio, in UK, Openrreach è la divisione più redditiva di British Telecom. Professore, al prossimo forum delle TLC, se lo desidera, le presento Robertson, CEO di Openreach, cosi' potrete confrontarvi sul tema.
Non è un problema?
La mia opinione è che le necessità di sostituzione del rame con la fibra ottica siano state sovrastimate, dunque non mi sembra irragionevole la cifra indicata da Bernabè. E comunque anche questo tema è influenzato dalle regole. È chiaro che se chi deve assumersi il rischio deve mettere la sua infrastruttura a disposizione della concorrenza ci penserà due volte prima di largheggiare con gli investimenti.
Vedi sopra, aggiungo che le affermazioni sulla necessità di sostituzione del rame con la fibra le fa Stefano Pileri, capo della rete di Telecom...
Che cosa bisogna fare ora?
Concentrarsi sugli aspetti centrali del business. Non capisco bene che cosa se ne faccia TI di una tv analogica. E ho l´impressione che anche la tv via Internet abbia un futuro meno roseo di quanto immaginato finora.
Mi fa piacere che il Prof. Prosperetti abbia cambiato totalmente idea rispetto a 18 mesi fa: ThinkTel - Rassegna Stampa.
12/09/06 - Cedere il controllo del mobile? Non è un dramma. Il futuro è nei media - Luigi Prosperetti spiega i motivi della strategia di Telecom Italia
"Il passaggio a una media company è la direzione giusta"



