Sul Corriere di oggi
La spagnola Telefonica non vuole lo sviluppo di Telecom, perché ha interesse ad assorbirla, quando sarà e al minor costo possibile. Chi crede a un Cesar Alierta preoccupato per il titolo a 1,2 euro vede l'albero e non la foresta.
...Poiché le telecomunicazioni hanno ormai margini decrescenti nei mercati maturi, anche la miglior gestione di una Telecom italo-italiana può ridurre l'esposizione poco e lentamente. Per cambiare passo e riacquistare libertà strategica, ci vorrebbero operazioni straordinarie.
Appena entrata in Telecom, la Pirelli svalutò molto di quanto trovò e si finanziò vendendo cespiti. Bernabè avrebbe dovuto svalutare gli avviamenti, 44,5 miliardi, una cifra smodata, frutto in gran parte di Opa e fusioni all'interno del gruppo: avrebbe reso necessario un aumento di capitale che, se proposto a buone condizioni, poteva riannodare i rapporti con i mercati. Non è stato fatto, perché Telefonica non ha interesse a finanziare un concorrente e perché gli italiani hanno pochi soldi e parecchi imbarazzi, essendo tutti anche soci Pirelli e come tali coinvolti nel pregresso. ...Certo, nel fair value della partecipazione si deve aggiungere un premio di controllo. Ma per arrivare al valore riportato nei libri Telco a fine 2007 (2,75 euro), il premio dovrebbe essere del 120-125% sulle quotazioni correnti quando, un anno fa, a Pirelli ne venne riconosciuto uno del 30%....
Resta il fatto che, sulla base dei dati pubblici, l'unica operazione straordinaria che può comporre gli interessi di tutti è lo scorporo e la cessione della rete: l'Italia resterebbe la presa sull'infrastruttura più delicata, i concorrenti non avrebbero più l'ex monopolista per rivale, Telefonica potrebbe ambire alla Telecom-Tim dei servizi e i soci avrebbero due titoli nuovi invece di uno, schiavo del passato.



