Parlamento Italiano - Disegno di legge C. 2195 - 16ª Legislatura.
Il primo passo avanti e' decisamente il fatto che non si dice piu' "è colpevole i provider", "deve filtrare tutto il provider" ma si stabilisce che la responsabilità degli atti è dell'individuo e che il problema è il fatto che questo possa essere anonimo.
Potremmo dire che è un passo nella direzione dell'anonimato protetto.
Il secondo passo avanti e' l'istituzione di un comitato competente presso l'autorita' delle comunicazioni che ha anche funzioni consultive.
I tre passi indietro sono che non viene detto cosa si intende per anonimato e in quali attività ciò sia consentito. Ad esempio, l'uso di un nickname nella Playstation Network e' illecito ? (insultarsi tra giocatori in un videogame è un reato della stampa ?)
Il principio, a mio avviso, dovrebbe essere ribaltato: è tutto fattibile anonimamente, salvo che se qualcuno compie un reato, la magistratura deve poter indivduare i responsabili. (Nella playstation network tu usi un nickname, ma la Sony sa perfettamente chi sei) Se vogliamo e' un po' il duale della formulazione dell'On. Carlucci.
Un altro passo indietro è l'eliminazione della distinzione tra fine di lucro o meno che era presente nel DDL Levi.
Un altro passo indietro e' l'equiparazione in toto delle pubblicazioni online alla stampa (la diffamazione e' gia' un reato senza bisogno di aggravanti)
Disposizioni per assicurare la tutela della legalità nella rete internet e delega al Governo per l'istituzione di un apposito comitato presso l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni
L'articolo 2, che una parte rilevante del DDL, e' il seguente:- E' fatto divieto di effettuare o agevolare l'immissione nella rete di contenuti in qualsiasi forma (testuale, sonora, audiovisiva e informatica, ivi comprese le banche dati) in maniera anonima.
- I soggetti che, anche in concorso con altri operatori non presenti sul territorio italiano, ovvero non identificati o indentificabilì, rendano possibili i comportamenti di cui al comma 1. sono da ritenersi responsabili - in solido con coloro che hanno effettuato le pubblicazioni anonime - di ogni e qualsiasi reato, danno o violazione amministrativa cagionati ai danni di terzi o dello Stato,
- Per quanto riguardai reati dì diffamazione si applicano, senza alcuna eccezione, tutte le norme relative alla Stampa. Qualora insormontabili problemi tecnici rendano impossibile l'applicazione di determinate misure, in particolare relativamente al diritto di replica, il Comitato per la tutela della legalità nella rete Internet (di cui al successivo articolo 3 della presente legge) potrà essere incaricato dalla Magistratura competente di valutare caso per caso quali misure possano essere attuate per dare comunque attuazione a quanto previsto dalle norme vigenti.
- In relazione alle violazioni concernenti norme a tutela del Diritto d'Autore, dei Diritti Connessi e dei Sistemi ad Accesso Condizionato si applicano, senza alcuna eccezione le norme previste dalla Legge 633/41 e successive modificazioni.
Il primo passo avanti e' decisamente il fatto che non si dice piu' "è colpevole i provider", "deve filtrare tutto il provider" ma si stabilisce che la responsabilità degli atti è dell'individuo e che il problema è il fatto che questo possa essere anonimo.
Potremmo dire che è un passo nella direzione dell'anonimato protetto.
Il secondo passo avanti e' l'istituzione di un comitato competente presso l'autorita' delle comunicazioni che ha anche funzioni consultive.
I tre passi indietro sono che non viene detto cosa si intende per anonimato e in quali attività ciò sia consentito. Ad esempio, l'uso di un nickname nella Playstation Network e' illecito ? (insultarsi tra giocatori in un videogame è un reato della stampa ?)
Il principio, a mio avviso, dovrebbe essere ribaltato: è tutto fattibile anonimamente, salvo che se qualcuno compie un reato, la magistratura deve poter indivduare i responsabili. (Nella playstation network tu usi un nickname, ma la Sony sa perfettamente chi sei) Se vogliamo e' un po' il duale della formulazione dell'On. Carlucci.
Un altro passo indietro è l'eliminazione della distinzione tra fine di lucro o meno che era presente nel DDL Levi.
Un altro passo indietro e' l'equiparazione in toto delle pubblicazioni online alla stampa (la diffamazione e' gia' un reato senza bisogno di aggravanti)












Stefano mi pare che tu equipari passi (avanti e indietro) che hanno valenza molto molto differenti. Avrei capito se scrivevi un passo avanti e 50 indietro....
Scritto da: massimo mantellini | 17 febbraio 2009 a 12:46
Massimo, penso sia una questione di sensibilita'... per me il passo verso capire che la responsabilita' individuale e' fon-da-men-ta-le; probabilmente per te l'equiparazione con la stampa è un passo indietro maggiore. Credo che la nostra storia influisca.. ;-)
Penso che stiamo parlando di passi di misura diversa!; io non sono un giurista, non so attribure una "gerarchia di norme" ..
Scritto da: Stefano Quintarelli | 17 febbraio 2009 a 13:00
Sarà necessario inviare la fotocopia di un documento di identità, per tutte le registrazioni su qualsiasi sito. Sarà anche necessario farlo qualora si voglia commentare un blog post.
Non era successo qualcosa del genere anche con le carte telefoniche? :)
Se passa 'sta roba sicuramente smetterò di scrivere il mio vero nome ovunque. Pace.
Scritto da: Claudio Cicali | 17 febbraio 2009 a 13:35
Oddio, il pto.2 in realtà rende colpevoli i provider o magari anche i semplici amministratori di rete.
Se io non identifico in maniera puntuale il traffico del mio utente (che sia cliente di un ISP o semplice user della lan di cui son responsabile), di fatto rendo possibile il comportamento al pto.1, quindi sono responsabile.
Non è che sia esattamente bello.
Allo stato delle reti di oggi, si andrebbe in carcere tutti quanti.
Scritto da: matteo | 17 febbraio 2009 a 14:23
Il punto uno mi sembra piuttosto comico... ma perché se immetto qualcosa in rete, lo posso fare in una forma diversa da quella informatica? :-D
Scritto da: Nicola Mattina | 17 febbraio 2009 a 15:57
@Matteo: e' parte centrale dell'anonimato protetto.
Sei anonimo ma in caso di necessita' devo poter risalire a chi sei se la magistratura lo decide. Se tu che sei il suo fornitore non lo consenti, tutta l'impalcatura viene giu'.
Altrimenti detto: il diritto per l'utente all'anonimato deve essere garantito da un dovere del fornitore di consentire il rintracciamento.
Scritto da: Stefano Quintarelli | 17 febbraio 2009 a 16:29
chi certifichera' la mia identita'?
la questura?
Scritto da: giorgio blangetti | 17 febbraio 2009 a 16:39
nella proposta Carlucci non e' specificato e questo e' un bug di dettaglio della proposta.
in genere (ad esempio nel wifi) e' sufficiente il gestore della carta di credito o un operatore cellulare.
Scritto da: Stefano Quintarelli | 17 febbraio 2009 a 16:45
Mi connetto tramite HSDPA di $gestore (per cui $gestore sa chi sono). Scrivo un commento anonimo (da "Mickey Mouse") sul blog di $persona. Il commento salta agli occhi di qualcuno che chiede che io sia identificato. Siccome è stato possibile inserire un commento come "Mickey Mouse", $persona secondo il comma 2 è potenzialmente correo.
Se dunque non ho capito male le conseguenze sono le seguenti:
- a nulla vale che il commento anonimo venga cancellato (il reato, secondo il comma 1, è già stato commesso)
- $persona deve trovare il modo di dimostrare di sapere chi è "Mickey Mouse". Se $persona non è capace di leggere i suoi log, oppure i suoi log non siano a sua disposizione (hosting, colocation, altro...), deve trovare qualcuno che glieli interpreti e possa dirgli da quale IP è arrivato quel commento (e già questo non è banalissimo, se non te ne preoccupi quando installi il software)
- $persona deve fare delazione verso di me (che magari sono suo amico)...
Mi fermo qui, ma spero di aver capito male.
Scritto da: Claudio Cicali | 17 febbraio 2009 a 17:21
il comma 1) e' scritto male, non ci piove, anche se pero' equiparandolo alla stampa ci sono le rettifiche
riguardo all'identificabilita', messo come e' messo e' un obbligo di chi esercisce la piattaforma (nel mio caso di Typepad e non mio)
nel caso tu sia coimputato in un delitto e non sveli il nome del responsabile, ritieni di essere omertoso, correo o leale ?
la rete non e' cosa "diversa" dal mondo, e' parte del mondo e le leggi ci sono e si applicano.
sostenere una presunta "estraneita" della rete fa doppiamente male: in primo luogo perche' qualcuno puo' ritenere che sia cosi', in secondo luogo perche' chi lo ritiene puo' essere un legislatore e quindi addirittura fare norme speciali, come stanno fiorendo in questo periodo.
iniziamo a dirlo chiaramente: la rete non e' un luogo diverso, la rete e' parte del mondo e le leggi ci sono gia'. La diffamazione e' tale anche se non e' a mezzo stampa o a mezzo internet. La responsabilita' e' sempre individuale. Chi e' complice in un reato e' complice indipendentemente da dove si svolga, ecc. ecc.
Scritto da: Stefano Quintarelli | 17 febbraio 2009 a 17:47
Scusa ma proprio non capisco quali sarebbero i passi avanti: io ne vedo solo di indietro.
Punto primo: io vedo solo:
- divieto di anonimato (altro che anonimato protetto!): l'anonimato in rete sappiamo bene tutti che non è tale. In caso di reato si può risalire comunque a chi lo ha commesso. Ma l'interpretazione più naturale del punto 1 è "è vietato il fare qualsiasi cosa in internet (ivi compresa la posta elettronica - ricordo che spesso al legislatore sfugge che internet non è il solo web ma prevede comunicazioni 1-a-1) senza usare il nome e cognome veri". Il che significa lasciare una traccia indelebile di te stesso al mondo intero ad uso e consumo di chiunque voglia profilarti. A che servono i nickname se non a proteggere l'anonimato?
- Divieto di agevolazione dell'anonimato: mettere a disposizione un tasto "post" sul proprio blog per i commenti senza certificare l'identità del mittente potrebbe essere già considerato un reato.
Punto secondo:
responsabilità di "chi rende possibile". Tu dici "non si dice più che i provider devono filtrare". Ma io ci vedo proprio questo: che significa "rendere possibile"? è il vecchio discorso delle autostrade che "rende possibile" ai criminali effettuare gli spostamenti finalizzati al commettere un crimine. O del telefono che "rende possibile" ai suddetti criminali di comunicare a distanza e organizzare il delitto. A nessuno passa per l'anticamera del cervello che autostrade o compagnie telefoniche possano essere corresponsabili dei delitti organizzati anche tramite i mezzi che mettono a disposizione. Ma secondo la legislatora se si tratta di internet cambia tutto. Provider responsabili. E cosa porta la responsabilità dei provider? al filtraggio preventivo. punto.
Ah a proposito... gestire un nodo TOR o Freenet diventerebbe illegale tout court.
Punto terzo:
- norme sulla stampa -tutte- anche su internet. Quindi anche il direttore responsabile e la registrazione obbligatoria di ogni singolo blogghettino nel nostro paese. C'è qualcosa da aggiungere?
- Comitato per la tutela della legalità della rete internet: Se non ricordo male la "tutela della legalità" nel nostro Paese è compito della magistratura, non del governo. Cosa sarebbe questo comitato? nient'altro che una divisione del governo che deciderà di volta in volta cosa e chi è "legale" e cosa e chi non lo è. In sintesi, Internet sotto il controllo del governo.
Punto quarto:
In una frase "scordatevi una riforma del diritto d'autore alla luce delle nuove tecnologie". Il "vecchio" copyright, contestato da ormai due intere generazioni di persone, resta lì con tutte le storture che vi si sono aggiunte alla bisogna degli operatori del vecchio sistema - e che vi si aggiungeranno. La rete si deve adeguare punto e basta. Chiuso. Baci baci. Stop. Non si ammettono repliche.
Dove sono i passi avanti?
Scritto da: Fabrizio | 17 febbraio 2009 a 20:01
Fabrizio, non anonimato non vuol dire "usare nome e cognome", poi che la norma sia scritta male, a partire dal primo paragrafo, l'ho gia' scritto. Il passo avanti dal punto di vista di comprensione e' che fino a ieri pensavano al canale, adesso si inizia a capire che il problema e' l'anonimato totale e che la responsabilita' e' individuale. non siamo ancora in fondo, ma e' un passo avanti enalla comprensione.
"rende possibile ... in forma anonima (comma 1)" uguale i provider devono identificare e questo e' corretto e, tra l'altro, e' gia' presente in normative europee e italiane.
l'equiparazione con la stampa e' ecessiva, non lo avevo detto ? ;-)
la tua conclusione al terzo punto e' sbagliata. il comitato riferisce all'autorita' delle comunicazioni. L'autorita' e' indipendente, non e' governativa; e, BTW, AGCOM e' gia' competente su tutto cio' che riguarda tlc e informazione.
il quarto punto dice che le questioni del copyright non rientrano in questa norma. non si puo' dire che la cosa sia negativa o positiva, semplicemene non c'e'. non ti va bene che in questa norma non ci sia ? avresti preferito che ci fosse ? ovviamente no. se non c'e' non va bene e se c'e' non va bene e... ?
Scritto da: Stefano Quintarelli | 17 febbraio 2009 a 21:19
una cosa che viene comodamente omessa dalla Carlucci è questa: se pubblicare qualcosa on line è equiparato alla Stampa, avremo tutti bisogno del tesserio da giornalisti per avere unblog? un tumblr? un account flickr? il ciclostile dell'oratorio?, o l'ordine dei giornalisti verra' evaporato e reso inutile e quindi abolito?
Scritto da: susan quercioli - pm10 | 18 febbraio 2009 a 08:28
Ecco perchè quoto Fabrizio.
"Anonimato totale"? Chi mai potrebbe vantare un anonimato totale in internet?
A cosa e a chi serve "realmente" questo DDL?
Altra domanda: tra non molto (purtroppo) i giornalisti non potranno più fare - sulla carta stampata, in radio e in tv - nomi e cognomi associandoli ad eventuali fatti criminosi, ipotesi di reato e avvio d'indagini; allora dove potrebbero fare un briciolo d'informazione senza rischiare il carcere in nome del "diritto di cronaca"? Sui rispettivi blog, ovvio. Quanto sarà breve il passo da questo DDL al totale bavaglio messo all'informazione italiana?
Scritto da: Vito Loiudice | 18 febbraio 2009 a 12:37
Assurdita! L'anonimato è l'unica possibilità per il debole per poter denunciare gli abusi senza temere ripercussioni. L'anonimato è anche l'unica soluzione proposta nell'iniziativa di PeaceReporter ( http://it.peacereporter.net/libera/ ) per superare la censura negli stati dittatoriali. Ma la Carlucci non potrebbe tornarsene a Sanremo ?
Si è passati dall'esonerare i provider per incolpare i gestori di servizi che non fanno identificazione ? e una web mail ? e un nodo tor ? non sto capendo cosa viene definito se non il divieto di non essere identificati.
Scritto da: Mario Giudici | 18 febbraio 2009 a 13:30
Sinceramente comincio ad aver paura. Sarò esagerato ma se passa questa leggere prenderò in gran considerazione l'idea di prender casa all'estero.
Scritto da: Marty | 18 febbraio 2009 a 13:58
La maggior criticità che vedo nel testo è che, per quanto posso immaginare che le intenzioni dell'estensore all'origine siano diverse, letteralmente stabilisce che non si possono scambiare dati con l'estero.
L'art. 1 infatti si riferisce all'immissione di qualsiasi contenuto (quindi anche un solo pacchetto IP) in maniera anonima.
L'art. 2, riferendosi all'art. 1 stabilisce che non si possono accettare pacchetti se non è identificabile l'originatore, con un oscuro riferimento agli "operatori" esteri.
Considerando che la parola "operatore" in sé non vuol dire nulla e che nessuno assicura che all'estero chi ha in gestione/uso (come utente finale o come operatore) un indirizzo IP sia "identificabile", la norma diviene di fatto inapplicabile se non "tagliando" tutto il traffico verso l'intera internet non italiana.
E' un peccato che intenzioni condivisibili del legislatore, perseverando nel non coinvolgimento degli attori interessati (non dico gli ISP o le loro Associazioni ma magari anche l'ex Ministero delle Comunicazioni) in fase di estensione del testo, si traducano periodicamente in norme inapplicabili o che impattano il funzionamento stesso della rete.
Scritto da: Giuliano Peritore | 18 febbraio 2009 a 14:35
E' veramente difficile trovare qualcosa nella proposta che vada "avanti" in una qualche direzione auspicabile.
C'è solo da auspicare che le difficoltà demenziali inerenti all'enforcement di una normativa di questo tipo dissuadano dalla sua adozione.
Nel frattempo, "sostieni Freenet"... :-)
Scritto da: Stefano Sutti | 18 febbraio 2009 a 16:02
a me una proposta del genere fa veramente paura.
Prima di tutto non si capisce bene la questione di cosa sia anonimo e cosa no e siccome le nostre leggi sono soggette ad interpretazioni io vado sempre per quella piu' pessimistica.
Mal che vada questo vuol dire finire per avvocati (cioe' una spesa economica e di tempo) solo perche' hai scritto nel blog dell'onorevolissima GC che sta dicendo cazzate e che non sei daccordo e ti sei firmato anonimo.
Altra cosa e per quanto riguarda freenet e tor, magari non te ne frega nulla ma rimane il fatto che questi sw vengono criminalizzati.
Scritto da: annonimo | 18 febbraio 2009 a 16:05
In http://blog.bofh.it/id_232 una spiegazione del perché l'anonimato protetto è contemporaneamente inutile e dannoso.
Scritto da: Marco d'Itri | 19 febbraio 2009 a 04:16
provo a fare un'osservazione che sembrerà una barzelletta:
ma che ne dite di individuare chi tra i politici di sinistra si sta occupando di questo e chiedergli di vigilare, fare ombra, contrastare in sede parlamentare, migliorare i punti pericolosi di certe proposte, e rendere tutta questa attività pubblica e condivisa in modo da far chiarezza su cosa sta accadendo?
Scritto da: Bruno | 19 febbraio 2009 a 04:48
Non conosce per nulla la rete internet la Carlucci.
Il mio consiglio è quello di possedere un email con valore legale ed usare quella dove richiesto.
Io proprietario di un sito ad esempio accetto solo quegli indirizzi email certificati (lo so che è possibile falsificare queste informazioni ma è anche vero che una carta d'identità può essere falsificata).
In conclusione la mia idea è email=carta d'identità.
Scritto da: svacant | 19 febbraio 2009 a 12:15
Il problema generale della rete è il fatto che io posso introdurre foto, file scritti ecc... in modo completamente deresponsabilizzato poichè la mia identificazione è lunga e laboriosa per usare un eufemismo.
Ora non commento il ddl nel dettaglio tecnico perchè non ho le competenze per farlo ma il principio io lo vedo sacrosanto.
Scritto da: Ferdy | 20 febbraio 2009 a 14:51
100% d' accordo con il link segnalato da Marco D'Itri.
Provate ad immedesimarvi in:
- un delinquente che vuole essere anonimo in rete nonostante tale legge (non ha alcun problema)
- in un gestore di qualsiasi tipo di servizio in rete (si sentira' da dio...)
- in un qualcuno che voglia investire in Italia o in Svizzera su un servizio erogato in rete (fate la vostra scelta...!)
- in un cittadino che in un ipotetico paese dittatoriale munito di tale regolamentazione copiata dalla democratica Italia vuole far sapere cose fastidiose (e si trova a ricadere nella categoria dei delinquenti persino prima di pubblicarle).
Qualcuno parlava in Italia di carcere per i giornalisti che pubblicano le int***? Beh, in fondo e' giusto, si rispetta in modo sacrosanto la privacy di tanti cosi' bistrattata da giornalisti e magistrati, e poi noi Italiani viviamo in una democrazia ben funzionante, non c'e' di che preoccuparsi. Naturalmente bisogna avere gli strumenti regolatori per fare lo stesso su Internet, diamine!
A chi giova l'anonimato protetto? Io dico no, grazie.
Una piccola provocazione per tutti, e siate onesti con voi stessi nel darvi la risposta: sareste contenti se fosse vietato l'uso di denaro contante? Se non si ha nulla da nascondere.... i problemi sono per molti versi simili. A chi parla di deresponsabilizzazione... se uno paga in contanti un qualcosa di illegale, allora e' deresponsabilizzato? A me pare che sia un falso problema. "E' solo piu' difficile beccarlo", ah, ecco.
A.
Scritto da: Andrea Galli | 23 febbraio 2009 a 12:59
Marco d'Itri dice che l'anonimato protetto non puo' funzionare perche' una identita' puo' essere falsificata e poi dice che cio' che serve e' un meccanismo di reputazione.
Esistono meccanismi per cui una reputazione e' meno falsificabile di una identita' ?
Andrea (ammesso che tu sia Andrea), per piacere citami una legge/norma che non possa essere violata (leggi fisiche a parte). Il fatto che si possa violare una legge e' insito nel diritto. (e anche principio contemplato).
le altre affermazioni non sono motivate (perche' un gestore si dovrebbe sentire un Dio maggiore di quanto si puo' sentire ora ? Chi eroga un servizio oggi da qualsiasi parte non e' identificato ? L'ipotetico dittatore abolisce l'anonimato, non lo prevede per legge, assicurandone l'esercizio ad una vasta molteplicita' di soggetti.
Meglio vivere in un posto dove ci sono regole o in un posto dove non ci sono ? A chi giova che una societa' si dia delle regole ? (incluso quelle di come si cambiano le regole che non piacciono).
Non fare la furbizia di usare contro le mie argomentazioni una tesi opposta al mio punto. Io sostengo che debba esserci l'anonimato e che debba essere tutelato da una molteplicita' di soggetti. NON che non debba esserci. (esempio del danaro).
Scritto da: Stefano Quintarelli | 23 febbraio 2009 a 18:14
@stefano: la differenza tra reputazione e identità reale è che tu puoi creare online una reputazione anche di una identità non reale. Il fatto che l'identita' non sia reale puo' essere di tutela allo scrivente in alcuni casi. Il fatto che l'identita' non sia reale di per se' comunque abbassa la reputazione. Meglio lasciare ai lettori tale decisione.
BTW, sono l'andrea che conosci :)
Il "si sentira' da dio" era ironico, dovuto a come e' scritta la bozza che e' circolata: basta leggere il commento di Giuliano per vedere alcune possibili interpretazioni con implicazioni disastrose. Se poi il gestore non ottempera, probabilmente non succede niente, ma ha vinto una spada di damocle gratis, fruibile da chiunque, per ignoranza o per dolo, gradisca cimentarsi in interpretazioni prive di buon senso e conseguente attivita' sanzionatoria.
Meglio le regole... ma ribadisco che una regola cosi' non mi piace e non sono d'accordo!!
L' esempio del denaro mi e' venuto in mente perche' mi pareva di capire che alla base del discorso dell'anonimato protetto (vecchio post su mr.nobody non ha diritti) ci sia l'idea che se non c'e' modo di risalire allo scrivente di un messaggio in rete allora si viene a creare una deresponsabilizzazione de facto. Io non sono d'accordo, perche' dico che con il denaro contante siamo in una situazione simile (non si sa per definizione da chi sia arrivato, anche a posteriori), viene usato anche per delinquere, eppure e' ben tollerato dalla nostra societa', ed ha indubbiamente molti vantaggi. O no?
Comunque una riflessione tra le somiglianze degli scenari di anonimato (protetto o meno) in rete e anonimato (protetto o meno) nelle transazioni finanziare e' interessante.
Preferisco comunque uno scenario di anonimato protetto con tutela distribuita rispetto a tante altre situazioni. E' che ho paura che difendere l'anonimato protetto di questi tempi si traduca in un incoraggiamento simbolico a chi fa proposte di legge discutibili.
A.
Scritto da: Andrea Galli | 24 febbraio 2009 a 12:19
chi ha detto che l'identita' debba essere una sola ? io ne ho n. (e anche tu)
ma non eludere la domanda. perche' (come ritiene Marco) una identita' dovrebbe essere piu' falsificabile di una reputazione ?
acquistare con danaro contante significa essere anonimi ?
si, solo se lo fai con un passamontagna, diversamente esibisci la tua faccia, la tua credenziale piu' caratteristica (fase della transazione che spessissimo viene loggata per alcuni giorni).
non difendere l'anonimato protetto implica spostare il controllo sulle comunicazioni anziche' su chi ne e' responsabile.
Scritto da: Stefano Quintarelli | 24 febbraio 2009 a 16:50
Leggete gente, leggete, sembra che la proposta della Carlucci sia stata scritta con il computer di Davide Rossi, presidente di Univideo (Unione Italiana Editoria Audiovisiva), associazione di Categoria aderente a Confindustria:
http://www.mantellini.it/?p=6474
http://www.alessandroronchi.net/2009/la-legge-della-carlucci-scritta-dal-presidente-di-univideo/
http://www.rigeneriamoci.com/i-metadati-e-lon-carlucci/
Scritto da: Gianluca Di Salvo | 09 marzo 2009 a 17:04