Jeff Jarvis ha un bel pezzo sui modelli di business per l'editoria online: NewBizNews: Paid content models « BuzzMachine.
Anche Google lo sta cercando.
Google Says YouTube Won't Lose $500M This Year, I Say Prove It | The Business Of Online Video.
Certo, finche' BigG riuscira' ad avere rendite monopolistiche sulla pubblicita', o Microsoft su Office, avranno margini per continuare a iniettare risorse in business non sostenibili, sia direttamente, sia indirettamente mediante sostegno all'industria dei VCs.
Ne parlavo al telefono poco fa con Andrea. Ci sono alcuni business (la maggioranza, in realta'), che non possono essere sostenuti dalla sola pubblicita'. semplicemente la matematica non lo consente. E' anche il caso dei "giornali"
Pero' potrebbero usare la rete per essere veicolati, solo che il costo del billing e soprattutto dell'"incassing" e' eccessivo.
L'acuirsi della crisi dei media portera' sempre di piu' persone in ruoli chiave a cercare di ristabilire il bell'ordine andato, criminalizzando il nuovo. IMHO bisognerebbe rispondere non con una critica ma con una proposta costruttiva.
Servirebbe un sistema di micropagamenti, necessariamente "esterno" al sistema finanziario, per non erodrere la loro struttura di ricavi tradizionali rendendo il business attuale insostenibile.
Questo sistema di micropagamenti dovrebbe funzionare non solo all'interno di un dominio, ma attraverso molteplici domini.
Qualcosa di simile c'e' gia' con gli operatori telefonici che pero' si trattengono una grossa quota del pagamento (40-50%).
Un po' e' la loro "ingordigia" necessaria a sostenere i bilanci ed i titoli , un po' e' l'assenza di stimoli per allargare il business a valori piu' bassi, un po' il costo di gestione delle contestazioni.
Pero' bisogna considerare che una truffa o un mancato pagamento, nei beni immateriali, non costituisce una perdita, ma solo un mancato guadagno e questa e' cosa nuova rispetto al mondo fisico che consentirebbe di basare un sistema di reputazione per minimizzare il costo gestionale ed il rischio di mancato guadagno.
Gli operatori telefonici, accanto alle telefonate, si scambiano i call detail record (CDR) che non sono altro che descrittori di come una chiamata va trattata e dei dati di pagamento, incasso e distribuzione dei ricavi e lo fanno per "transazioni" di centesimi. Come servirebbe per il web, per contenuti che non sono solo istruzioni di call setup, trasferimento dati e chiusura, ma una cosa identica per qualunque sequenza di byte ed associata ad essa. In grado di supportare qualunque soggetto voglia intervenire nella filiera (ad esempio remunerando chi mette a disposizione proprie risorse (cpu, disco, banda, corrente) per diventare un nodo di una rete di distribuzione di contenuti (si puo' chiamare "P2P" ?))
Altra cosa che i telefonici hanno sempre fatto e' mettersi d'accordo sulla interoperabilita' delle proprie reti, per consentire ad abbonati dell'uno di scambiarsi dati (voce) con gli abbonati di un altro, indipendentemente dai device in possesso dai ciascuno.
interoperabilita' di pagamenti (che richiedono gestione della reputazione), interoperabilita' della descrizione dei dati (si puo' chiamare "DRM" ?), interoperabilità dei sistemi di trasporto.
Ricorda nulla ?
Anche Google lo sta cercando.
Google Says YouTube Won't Lose $500M This Year, I Say Prove It | The Business Of Online Video.
YouTube
can't be profitable, not this year, not next year, not three years from
now. It has no business model, but not for lack of trying. YouTube is
the quintessential example that dispels the notion in this industry
that all you need is lots of eyeballs to have a profitable, sustainable
business model. Google has tried paid downloads with their video store,
ad rev share models of every kind, licensing of premium content and now
in the NYTimes.com article it says YouTube "might eventually ask users
to pay for some of its premium content". What hasn't YouTube tried?
Licensing premium content is only going to make YouTube lose even more
money, not less.
Certo, finche' BigG riuscira' ad avere rendite monopolistiche sulla pubblicita', o Microsoft su Office, avranno margini per continuare a iniettare risorse in business non sostenibili, sia direttamente, sia indirettamente mediante sostegno all'industria dei VCs.
Ne parlavo al telefono poco fa con Andrea. Ci sono alcuni business (la maggioranza, in realta'), che non possono essere sostenuti dalla sola pubblicita'. semplicemente la matematica non lo consente. E' anche il caso dei "giornali"
Pero' potrebbero usare la rete per essere veicolati, solo che il costo del billing e soprattutto dell'"incassing" e' eccessivo.
L'acuirsi della crisi dei media portera' sempre di piu' persone in ruoli chiave a cercare di ristabilire il bell'ordine andato, criminalizzando il nuovo. IMHO bisognerebbe rispondere non con una critica ma con una proposta costruttiva.
Servirebbe un sistema di micropagamenti, necessariamente "esterno" al sistema finanziario, per non erodrere la loro struttura di ricavi tradizionali rendendo il business attuale insostenibile.
Questo sistema di micropagamenti dovrebbe funzionare non solo all'interno di un dominio, ma attraverso molteplici domini.
Qualcosa di simile c'e' gia' con gli operatori telefonici che pero' si trattengono una grossa quota del pagamento (40-50%).
Un po' e' la loro "ingordigia" necessaria a sostenere i bilanci ed i titoli , un po' e' l'assenza di stimoli per allargare il business a valori piu' bassi, un po' il costo di gestione delle contestazioni.
Pero' bisogna considerare che una truffa o un mancato pagamento, nei beni immateriali, non costituisce una perdita, ma solo un mancato guadagno e questa e' cosa nuova rispetto al mondo fisico che consentirebbe di basare un sistema di reputazione per minimizzare il costo gestionale ed il rischio di mancato guadagno.
Gli operatori telefonici, accanto alle telefonate, si scambiano i call detail record (CDR) che non sono altro che descrittori di come una chiamata va trattata e dei dati di pagamento, incasso e distribuzione dei ricavi e lo fanno per "transazioni" di centesimi. Come servirebbe per il web, per contenuti che non sono solo istruzioni di call setup, trasferimento dati e chiusura, ma una cosa identica per qualunque sequenza di byte ed associata ad essa. In grado di supportare qualunque soggetto voglia intervenire nella filiera (ad esempio remunerando chi mette a disposizione proprie risorse (cpu, disco, banda, corrente) per diventare un nodo di una rete di distribuzione di contenuti (si puo' chiamare "P2P" ?))
Altra cosa che i telefonici hanno sempre fatto e' mettersi d'accordo sulla interoperabilita' delle proprie reti, per consentire ad abbonati dell'uno di scambiarsi dati (voce) con gli abbonati di un altro, indipendentemente dai device in possesso dai ciascuno.
interoperabilita' di pagamenti (che richiedono gestione della reputazione), interoperabilita' della descrizione dei dati (si puo' chiamare "DRM" ?), interoperabilità dei sistemi di trasporto.
Ricorda nulla ?



