Sul Sole 24 ore di oggi si parla di un documento di sei pagine
Come e' noto ad alcuni di voi, ho collaborato alla famosa analisi del business e dei bilanci telecom commissionata dalla CGIL a Sergio Cusani, per la parte industriale e come ho gia' scritto in questo blog, ho partecipato anche ad alcuni incontri con la base.
Quando leggono i resoconti delle assemblee piuttosto che gli articoli di giornali e si sentono dire che il patrimonio di Telecom e' stato disperso e che il personale e' stato piu' che dimezzato e la societa' si e' gravata di debiti ed avviamenti, partendo da una situazione diversa di presenza internazionale, margini, occupazione, infrastrutture, 0 debito, ecc. e' comprensibile la loro posizione che in qualche modo dice "perche' sempre a noi ?"
sul tema delle "economie integrate", temo di essere affatto d'accordo e che sia necessario pensare ad un softlanding occupazionale, temo sia nella natura delle cose. In quest'ottica, visto che mancano i miliardi che dicono per rimettere il corso in una situazione di tranquillita' che sia l'inizio di una nuova stagione di crescita, e' comprensibile che la loro posizione parta da un "no alla separazione" che, dal loro punto di vista, e' cio' che oggi sostiene maggiormente avviamenti e debiti.
Con una stoccata ai player televisivi, da Viale Mazzini a Mediaset, passando per Sky, l'emittente di Rupert Murdoch: «Non si può concepire la rete di nuova generazione come esclusivamente subordinata all'evolversi del mercato tv e non si può pensare al futuro del network Telecom come risposta "truccata" alla sfida Mediaset-Rai-Sky o come mero strumento subordinato alle dinamiche del mercato pubblicitario».
.. e su questo, nulla da dire. ho scritto tante volte che il mercato telco fa in meno di due mesi piu' del mercato indirizzabile dei media in un anno. questione di scala, prima di tutto.
Attenzione pero' che la migrazione alla fibra non arriva gratis per l'occupazione. Il tasso di guasto di una FTTx e' 2 ordini di grandezza in meno di una rete in rame, e cio' ha una sola implicazione...
È intitolato "Un patto per l'innovazione del Paese" e parte da questo presupposto: «Non si può espropriare Telecom della sua rete – si legge nel documento – non ha senso da un punto di vista industriale e metterebbe a rischio decine di migliaia di posti di lavoro; non garantirebbe economie integrate per sviluppare nuovi servizi; non vi sono oggi i 25-35 miliardi di risorse pubbliche necessarie tra la rilevazione dell'assett e il suo potenziamento».
good point. infatti industrialmente non ha senso farsela espropriare, ma metterla a fattor comune con gli altri interessati... Come e' noto ad alcuni di voi, ho collaborato alla famosa analisi del business e dei bilanci telecom commissionata dalla CGIL a Sergio Cusani, per la parte industriale e come ho gia' scritto in questo blog, ho partecipato anche ad alcuni incontri con la base.
Quando leggono i resoconti delle assemblee piuttosto che gli articoli di giornali e si sentono dire che il patrimonio di Telecom e' stato disperso e che il personale e' stato piu' che dimezzato e la societa' si e' gravata di debiti ed avviamenti, partendo da una situazione diversa di presenza internazionale, margini, occupazione, infrastrutture, 0 debito, ecc. e' comprensibile la loro posizione che in qualche modo dice "perche' sempre a noi ?"
sul tema delle "economie integrate", temo di essere affatto d'accordo e che sia necessario pensare ad un softlanding occupazionale, temo sia nella natura delle cose. In quest'ottica, visto che mancano i miliardi che dicono per rimettere il corso in una situazione di tranquillita' che sia l'inizio di una nuova stagione di crescita, e' comprensibile che la loro posizione parta da un "no alla separazione" che, dal loro punto di vista, e' cio' che oggi sostiene maggiormente avviamenti e debiti.
Con una stoccata ai player televisivi, da Viale Mazzini a Mediaset, passando per Sky, l'emittente di Rupert Murdoch: «Non si può concepire la rete di nuova generazione come esclusivamente subordinata all'evolversi del mercato tv e non si può pensare al futuro del network Telecom come risposta "truccata" alla sfida Mediaset-Rai-Sky o come mero strumento subordinato alle dinamiche del mercato pubblicitario».
E quindi la pars costruens:
«Proponiamo a governo e Agcom di rendere remunerativi gli investimenti sulle reti di nuova generazione, stabilendo già adesso un percorso di liberalizzazione graduale delle tariffe all'ingrosso per la connessione alla Ngn».
IMHO, come mostrano i numeri, pero', l'utente passa alla NGN se diventa sostituiva del rame. Se rimane l'ull a prezzi regolati, sulla base delle norme europee (che non possono essere cambiate, dovendo valere in tutta europa e non solo qua o la), si finisce per avere due reti, nessuna delle quali sta in piedi da sola. La liberalizzazione delle tariffe wholesale non aiuta; cio' che invece aiuta e' il takeup rate, come dimostrano vari studi, tra cui quello del mio amico Benoit Felten, per cui la sostituzione di una rete con l'altra (forzosa o a tariffe confrontabili, per molto prodotto in piu).Attenzione pero' che la migrazione alla fibra non arriva gratis per l'occupazione. Il tasso di guasto di una FTTx e' 2 ordini di grandezza in meno di una rete in rame, e cio' ha una sola implicazione...
... E, infine, la parte finanziaria, forse quella ancora da perfezionare. Telecom si finanzierebbe, nell'ipotesi della Cgil, con una «ricapitalizzazione degli attuali soci»oppure con l'emissione di maxi-bond complessivo da 10-15 miliardi.
Certo, pero' poi gli attuali soci lo dovrebbero spiegare a loro volta ai loro soci e non e' chiaro come le magliette o le polizze trovino una sinergia strategica con le TLC...



