Un bene si dice rivale quando il suo godimento da parte di qualcuno limita il godimento da parte di altri. Una bicicletta è rivale, perche' se l'ho io, non l'hai tu. Il teorema di pitagora non è rivale perchè se te lo insegno, lo sappiamo tutti e due.
Un bene si dice escludibile quando il suo godimento puo' essere inibito a chi non ne ha diritto. La TV "free to air" non è escludibile, una telefonata è escludibile.
I Commons sono beni rivali ma non escludibili. In un parco tutti ci possono andare, ma non troppi contemporaneamente...
Supponiamo che siamo un villaggio di 100 persone e che ciascuno di noi abbia 2 pecore (totale 200 pecore). Le portiamo al parco e ciascuna mangia la sua razione di erba.
Io pero' vado contro le tradizioni e mi piglio 3 pecore che porto al parco (totale 201 pecore). Il mio guadagno è intero (una pecora); il costo per la collettività è minimo (201 pecore anziche' 200).
Detto in altri termini, il guadagno marginale per "abusa" e' intero, il costo marginale incrementale che deve sostenere ogni altro paesano è minimo = 1/200 = 0,5%.
C'e' un grande incentivo ad "abusare", e quindi lo faranno (quasi) tutti, esaurendo le risorse.
Questa e' l'essenza di cio' che Garrett Hardin nel 1968 ha chiamato "the tragedy of the commons": in un commons è insita la sua tragedia perche' il beneficio marginale per abusarne è unitario, mentre il costo unitario è marginale, e quindi lo faranno tutti, rendendo il costo complessivo eccessivo. (godere oltre i propri diritti di un bene si chiama "free riding" (andare sulla giostra a scrocco))
I commons vanno regolati ma il costo della regolazione deve essere compatibile con il beneficio.
Una possibilità di regolazione è rendere il bene escludibile: non ci possono andare tutti; in questo modo chi si comporta male viene bannato. Anche in questo caso occorre regolazione per evitare che venga bannato un utente irragionevolmente (custodire il custode) o che chi custodisce abbia un giovamento eccessivo imponendo alla collettività un costo superiore rispetto al beneficio.
Un bene escludibile e rivale e' chiamato "bene privato"
Chiaramente i beni puramente informativi (non materiali) non sono rivali (non sono limitati) e sono sostanzialmente non escludibili. Questi sono detti "beni pubblici" (come l'aria).
In alcuni casi non abbiamo il problema dell'esaurimento delle risorse, ma di garantirne la continuità della produzione.
E' un po' il complemento a 2 dell'esempio del parco. La' parti da un livello 1 (l'erba c'e', prodotta dall'ambiente) e devi investire risorse per regolamentare per assicurarti che non vada a 0. Qui parti da un livello 0 e devi investire risorse per assicurarti che ci sia una produzione che raggiunga il livello 1.
Concettualmente e' lo stesso problema.
Un modo possibile è quello di retribuire direttamente chi produce (costo fisso per il sistema), un altro modo possibile è quello di dargli un incentivo sotto forma di rivalità (costo variabile per il sistema), di modo che lui possa sfruttare economicamente il suo prodotto, un altro modo possibile è di estrarre un costo fisso dal sistema e di allocarlo ai produttori in modo proporzionale a qualche indicatore.
Chiaramente sto parlando della remunerazione dei prodotti dell'ingegno.
Un problema simile lo abbiamo nella rete fissa. Qui il problema è che ogni utente che si stacca per passare al cellulare, sottrae risorse che sono necessarie al mantenimento del "livello 1" di cui sopra. Il risultato è che il beneficio marginale per disconnettersi è unitario mentre il costo marginale è 1/N dove N è il numero di abbonati che restano.
A meno di non trovare un beneficio per l'utente maggiore rispetto al suo costo unitario, la rete fissa subisce gli effetti della Tragedy of the Commons. (il discorso e' piu' articolato, bisognerebbe tenere conto anche di altri fattori, ma come rasoiata di Occam va bene cosi'). (se la rete fissa non fosse sostituible con il cellulare (se fosse una fibra ottica, con prestazioni radicalmente diverse))
A questo punto vi saranno venuti in mente decine di altre chiavi di lettura di situazioni nelle quali vi siete imbattuti.
Rendere un bene privato non è sempre la panacea; ci sono delle situazioni in cui puo' portare a stallo. Perche' ci mettiamo anni per fare una strada ? (strumentalizzazioni partitiche a parte) perche' la proprietà privata è molto frammentata e le procedure di esproprio sono lunghe. Perche' non si riescono a fare certi prodotti ? perche' non si riesce ad accordarsi con tutti i titolari dei brevetti necessari da assemblare. Se la quantità di gabelle e burocrazia necessarie ad esercitare una attività è eccessivo, questa verrà esercitata abusivamente.
In tutti questi casi siamo in presenza di una "frammentazione del coordinamento" in cui l'esistenza di numerosi diritti in capo a diversi soggetti limita il manifestarsi di un effetto socialmente desiderabile.
Questa situazione è stata definita "la tragedia degli Anticommons".
Infine, riflettevo sull'economia del dono, ovvero il sistema di relazioni economiche che non è basato su una remunerazione monetaria diretta o sul baratto. (la moneta non e' altro che una metrica di diritti che abilita il differimento temporale del loro godimento).
La nostra mentalità è fortemente basata sull'economia materiale. D'altro canto sono 10.000 anni che siamo diventati stanziali con l'agricoltura e che viviamo nell'economia materiale (che come insegna Maslow, è fondamentale). Finche' l'informazione stava attaccata al supporto potevamo fare finta che cio' che scambiavamo era il supporto e ricondurre il tutto nelle regole e consuetudini del mondo fisico.
Sono 10 anni (dalla nascita dell'always-on (collegamenti permanenti alla rete)) che siamo immersi in un sistema che consente di separare informazione da supporto e le regole di prima vanno strette, nel senso che le cose non sono piu' bianche o nere, ma vi e' una grande sfumatura di grigi, come giustamente ha intuito Lessig lanciando i Creative Commons; non abbiamo tutti i modelli.
Non abbiamo ancora modelli che ci spieghino come certe nuove possibilità si incastrino nel mondo precedente, ma la riflessione si sta allargando: Ieri ero alla Microsoft all'incontro con il CEO Scott Jovane e una buona parte della discussione ha riguardato i sistemi di remunerazione.
L'economia del dono non ha a che fare con una visione utopica dell'abolizione di modelli economici monetari o di baratto, anche se puo' esservi confusa o puo' essere usata in taluni casi a loro giustificazione.
L'economia del dono è abilitata dall'always on, la digitalizzazione, la comunicazione digitale, l'elaborazione automatica, (lo sviluppo dell'elettronica) abilitano una categoria nuova di transazioni semplicemente non possibili nel mondo materiale, grazie ad "collasso informativo globale" (inteso in senso gravitazionale) per cui tutto è disponibile ovunque e in ogni momento ad un costo transazionale nullo. (misurarlo in genere costa piu' del costo transazionale stesso).
Se io ho un costo transazionale sostanzialmente nullo ed un costo sostanzialmente nullo per il bene informativo (non rivale, non escludibile), il mio costo per darti l'informazione è sostanzialmente nullo ma il tuo beneficio (se ti serviva quell'informazione) può essere unitario.
un beneficio unitario a fronte di un costo nullo.
In realtà tutti noi abbiamo frequentemente esperienza diretta di questo tipo di transazioni, ma vi siamo talmente immersi da non notarle. Quando chiediamo una indicazione per una strada o un suggerimento per un ristorante o... quando facciamo qualunque domanda e otteniamo una risposta, o quando chiediamo un piccolo piacere in ufficio tipo recuperarci una stampa da chi ci sta passando di fronte.
Questo semplice meccanismo che tutti conosciamo è straordinariamente amplificato dal collasso informativo globale.
Gli effetti economici pero' possono travalicare l'economia del dono stessa ed impattare anche sull'economia monetaria o di baratto; infatti il costo del bene che sono disposto a fornire è proporzionale alla mia aspettativa di godere a mia volta in situazioni analoghe. Ieri sera in metropolitana ho incontrato un ragazzo che faceva coachsurfing...



