L'amico Massimo Mucchetti ha un articolo sul Corriere di oggi dal titolo "La sfida di Google a Fisco e Antitrust" che impone un commento.
(clic sotto per leggerlo)
E' noto che io ritenga lo slogan "don't be evil", per l'appunto uno slogan, con giustificate finalità di marketing.
E' noto che ritengo che Google realizzi profitti ingentissimi dalla pubblicità online, in una situazione di assenza di concorrenza, e che utilizza questi profitti per sussidiare l'occupazione di spazi di mercato adiacenti, trasferendo significativamente valore agli utenti grazie ad una elevata comprensione della tecnologia e delle dinamiche online, anche (e spesso) senza una logica di profitto ma solo quella di "colonizzazione", senza porsi il problema di come essere un buon vicino nell'ecosistema in cui si inserisce. Ritengo anche che questo andamento stia diventando sempre più evidente ponendo qualche problema alla sua egemonia culturale online. (e lo scrivevo sul giornale e lo riprendevo approfondendo).
Cio' detto, penso che Massimo abbia scritto un articolo con molte imprecisioni:
Non capisco, dovrebbe indicizzare o non dovrebbe indicizzare ? comunque fa, sbaglia...
L'algoritmo di Google, infatti, è uno solo. Questo scontro fa emergere la nuova natura che il motore di ricerca ha acquisito grazie alla sua crescita esponenziale: da brillante applicazione fra le tante possibili su Internet è diventato esso stesso infrastruttura.
OK, c'e' una posizione dominante, indiscutibile ed incontrastata nella ricerca, nell'accesso all'informazione. Seppur teoricamente potrebbe essere intaccata da altri player, di fatto ci sono numerosi lockin che lo impediscono. E' una piattaforma, a cominciare dalle toolbar che andrebbero reinstallate su miliardi di PC, per continuare ad applicazioni che usano google come motore di ricerca, per continuare con adwords ed adsense ed infine con le integrazioni con i sistemi di pagamento che hanno fatto diventare Google (che ha una immagine di free, open, trasparente e gratuito) il più grande sistema di billing variabile online erogato come servizio secondo criteri sconosciuti.
Ma questo non e' illecito.
Questo e' semplicemente falso. Agli estremi della rete ci sono le persone (fisiche o giuridiche) e queste persone sono sotto le rispettive giurisdizioni.
Anche questo e' falso. basti ricordare il processo per il video del disabile su youtube...
Anche questo non e' vero. Si puo' argomentare che il livello di tasse pagate in Italia sia basso, ma Google paga le tasse in tutta Europa, e anche in Italia. (Fonte: Google). Una buona parte delle attivita' europee vengono fatturate dall'Irlanda ? puo' darsi, ma e' cosi' per tutti ed e' una scelta politica per portare investimenti e occupazione in un luogo altrimenti desolato.
Scrivevo a novembre 2006:
Cari amici, mi ricordo che Vito Tanzi, quando era direttore del
Dipartimento Finanza Pubblica del Fondo Monetario Internazionale
scrisse un articolo dal titolo "Globalization, Technological Developments, and the Work of Fiscal Termites".
Diceva
che vi sono alcuni fattori (che chiamava termiti) che erodevano la base
imponibile del singolo paese e quindi riducevano il gettito fiscale.
Tra queste "termiti", lui citava
- il commercio elettronico
- il trading all'interno di una stessa società multinazionale
- attività aziendali internazionali
Come dire, cose note e tipiche di ogni multinazionale che opera in paesi diversi, come l'Eni che ha una sede a Madeira. Cambierebbe qualcosa se fatturasse da una delle 22 città franche esentasse che stiamo per fare in Italia ?
Perche' adesso non e' sotto il dominio della legge ? Induce a pensare una cosa falsa.
A me pare che una sfida potrebbe essere portare l'economia sommersa sotto il dominio della legge...
questo mi sembra giusto, parlare a nome di qualche centinaio di milioni di persone e' sempre piu' rilevante che parlare a nome di qualche decina di milioni di persone.
Ma la domanda e', "per dire cosa ?"
Ricorda Marco Pierani
Stefano [io] in un commento al mio originario post scriveva:
il mercato toglie il retrogusto. Ci vuole piu’ mercato, piu’ attori, piu’ concorrenza, niente sussidi incrociati, niente sfruttamento di posizioni dominanti per rafforzarsi o per danneggiare. questo e’ vero sempre, a prescidere che sia online ed offline. (anche per il tetrapak!) qui ci sono due questioni che si intersecano: vecchio contro nuovo e uno contro tutti. purtroppo rischiamo di confonderli e pensare che sia vecchio offline contro uno online.
Ora, se è vero che Google si può porre tendenzialmente al di fuori e al di là del diritto c’è da dire che non è la sola multinazionale a trovarsi in tali condizioni. Il fatto, a mio avviso più importante, sul quale concordo con Mucchetti, è che si tratta di una infrastruttura globale al momento non replicabile quindi le sole forze del mercato potrebbero non essere in grado di aiutarci a salvaguardare l’interesse generale.Va tutelato il mercato finchè ce ne può essere uno, è per questo che a mio avviso la questione va affrontata ora, la prospettiva del vecchio offline contro uno solo online è una di quelle rispetto alle quali francamente non vorrei essere mai chiamato a scegliere …



