mala tempora currunt. anzi, pessimi tempi.
Current ACTA drafts ban DRM interoperability laws.
se c'era qualche dubbio sui "powers that be" (come direbbe Leonardo) che spingono, questa è la cartina di tornasole.
per semplificare: L'interesse dell'utente e' prendere un contenuto e fruirlo su qualunque dei suoi dispositivi (vedere il programma su qualunque TV). L'interesse del titolare dei diritti è farsi pagare ogni cosa (se lo usi in sala o in cucina, la mattina o la sera).
Per andare verso l'interesse degli utenti occorre che il contenuto possa operare su tutti i dispositivi (inter-operabilita'), cio' che pare i trattati ACTA vorrebbero impedire di decidere agli Stati. (e ricordo che i trattati internazionali non sono nemmeno assoggettabili a referendum popolare).
Un mondo in cui non c'e' interoperabilita', implica che la tendenza dell'utente, posto di fronte a questi ostacoli ed all'effetto spremiagrumi inteso dai titolari dei diritti, vada là fuori e si serva.. ()ad esempio sul P2P).
Per limitare ciò, allora è necessario controllare le azioni degli utenti, e chissenefrega dei diritti degli utenti, da cui la pandemia del tre botte e via.
In Dmin.it ce ne occupiamo dal 2005; La base delle nostre convinzioni è che la NON interoperabilità sia a vantaggio solamente delle aziende di dimensioni maggiori, a scapito del mercato e anche degli interessi del Paese.
Spererei ci fosse una opposizione dei negoziatori incaricati dal Governo italiano, sperando che non siano in conflitto di interessi.












Forse perché un sistema di DRM "interoperabile", qualsiasi cosa sia, funziona ancora "peggio" (dal punto di vista del venditore di contenuti) di uno "classico"?
Scritto da: Marco d'Itri | 04 dicembre 2009 a 23:39
Direi assolutamente no. Ci sono dei casi eclatanti di funzionamento non solo di DRM ma anche di TPM che funzionano su N (con N molto grande) piattaforme diverse. Il DVB si basa su questo e ci sono almeno una miliardata di dispositivi in giro..
Scritto da: Stefano Quintarelli | 05 dicembre 2009 a 09:27
Non sono convinto che l'unica via di fuga degli utenti sia il p2p.
Da tempo riscontro come diversi amministratori di reti aziendali usino i sistemi operativi e le applicazioni libere (anche, ma spesso) per non avere rogne con le licenze, le attivazioni, l'archivio di numeri di serie, ecc. ecc.
Già si vede come i latifondisti dei diritti usano rubare dei contenuti autoprodotti che hanno successo in rete o a basare sul lavoro di altri preso dalla rete quello che poi dovrebbe essere ultratutelato in barba alle costituzioni di mezzo mondo.
Insomma una via d'uscita dal latifondo non è solo quella di rubare dal terreno del ladro, ma è anche quella di mangiarsi i prodotti del proprio orticello e scambiarli via rete con altri esseri umani.
Sarà solo per pochi? Ma la tutela dei diritti, digiali o no, non interessa certo tutti.
Scritto da: Bubbo Bubboni | 05 dicembre 2009 a 13:25
Autogoal, DVB infatti permette facilmente di fare copie digitali dei programmi ricevuti legittimamente (e rimango dell'idea che se le card NDS non vengono più sfondate regolarmente permettendo di farlo anche per quelli ricevuti non legittimamente è solo perché grazie a internet sono diminuiti gli incentivi a farlo...).
Scritto da: Marco d'Itri | 08 dicembre 2009 a 00:22
Autogoal de che ? stai giocando una partita ?
Ogni contenuto trasmesso in DVB, sia esso terrestre che satellitare, si porta dietro una descrizione dei diritti, piu' o meno estesa.
In alcuni casi (spesso) si usano delle misure tecniche di protezione (TPM) chiamate Conditional Access Systems (CAS) che sono la base dell'attuale mercato DVB. Queste TPM sono prodotte da terze parti e interoperano su centinaia di produttori di hardware differenti. Tra queste le piu' popolari sono Conax, Nagra, Irdeto, NDS.
Puo' darsi che, su 1000 persone che guardano un contenuto trasmesso in DVB con un CAS NDS, 2 siano in grado di registrarlo, ma questo cosa dimostra ?
Che l'interoperabilita' non e' un bene o che la posizione del governo italiano nei confronti dei negoziati ACTA dovrebbe essere conto l'interoperabilita' ?
io sto parlando della luna e tu mi dici (tra l'altro, in questo caso, sbagliando) che ho un'unghia sporca ?
(btw, si', sbaglio, it happens..)
sono francamente stufo di questo tuo modo di metterti in contrapposizione a voler cercare in ogni cosa che scrivo un qualche dettaglio impreciso per evidenziarlo e polemizzare su cio'.
stai facendo una "gara" che non mi interessa.
continua pure da solo.
Scritto da: Stefano Quintarelli | 08 dicembre 2009 a 09:27
Non dimostra nulla, ma conferma la mia teoria secondo cui fino ad ora non si è visto un "DRM interoperante" che soddisfi il requisito basilare per RIAA/MPAA di non permettere copie digitali a volontà, e quindi non gli è gradito.
Che non è un dettaglio marginale, ma implica che un sistema tipo dmin.it non può contemporaneamente essere accettabile per i consumatori ed i fornitori di contenuti e quindi ne mette in dubbio l'utilità.
Effettivamente hai ragione, c'è una partita in corso: è quella che deciderà come sarà fruita la cultura nei prossimi 30 anni. Io sto dalla parte di quelli che la vorrebbero libera da limitazioni meccaniche, mentre la posizione di dmin.it mi sembra poco chiara.
Scritto da: Marco d'Itri | 08 dicembre 2009 a 14:01
sfuggi alla domanda, come al solito.
la domanda era "cosa devono fare i rappresentanti italiani alle riunioni ACTA ?". Ma pare che non accetti il confronto nel merito. ma gia', io parlo della luna e tu punti all'unghia.
rimuovero' ogni commento fuori tema, che insista su atteggiamenti polemici.
"requisito basilare per la RIAA/MPAA di non permettere copie digitali" e' una palla. lo dici tu. non loro.
finche' esiste l'"analogue gap" (il buco tra dispositivi e persona che fruisce), ovvero *sempre*, sara' sempre possibile fare copie e questo lo sanno tutti.
se sei critico della posizione di dmin.it, perche' non partecipi alle riunioni e ti confronti con gli altri, dato che sei cosi' informato e competente ?
accetteresti una decisione democratica o l'unica decisione democraticamente accettabile e' qualla che vuoi tu ?
la posizione di dmin.t e' che ciascuno e' libero di suicidarsi come crede, senza imporre limiti agli altri, come invece si vorrebbe nei trattati ACTA.
Scritto da: Stefano Quintarelli | 08 dicembre 2009 a 14:56
Pensavo che la domanda fosse retorica, rimedio subito: il governo italiano dovrebbe per prima cosa pretendere che la bozza di trattato sia resa pubblica e poi impegnarsi per evitare ogni deriva in stile DMCA o peggio. Cioè dichiarare inaccettabili norme che per esempio prevedano: divieti di aggirare sistemi di DRM anche se per fini legali, responsabilità di verifiche preventive sul copyright da parte degli aggregatori di user generated content, meccanismi di notice and takedown, meccanismi di distacco dei clienti da parte degli ISP.
Non sono critico di particolari posizioni di dmin.it, dubito proprio che possa servire a qualcosa.
Scritto da: Marco d'Itri | 09 dicembre 2009 a 14:04