DIGITAL DIVIDE

  • Il Digital Divide inizia nella Politica
  • Disegnata da Simone che si occupa
    di posizionamento (SEO).

TRIBUTO

  • GIOVANNI DEGLI ANTONI
  • NORBERT WIENER
  • KURT GOEDEL
  • ALAN TURING

SEGNALAMI LE NOMINE >60

  • 10/04/10 Domenico La Cavera - COnsulente sviluppo economico e industriale Sicilia - 94
  • 09/04/09 - Lucio Stanca - Amministratore Delegato Expo 2015 - 68
  • 12/06/09 - Paolo Ferrari - Presidente di Sistema Cultura Italia di Confindustria - 75
  • 14/04/09 - Manlio Strano - Segretario Generale Presidenza del Consiglio - 65
  • 19/02/09 - Guglielmo Rositani - Consigliere RAI - 71
  • 26/03/09 - Paolo Garimberti - Presidente RAI - 66
  • 20/02/09 - Giuliano Amato - Presidente Treccani - 70
  • 19/12/08 - Enrico Manca - Presidente Fondazione Bordoni - 77
  • 27/11/08 - Mario Resca - Direttore generale dei musei italiani - 63
  • 12/11/08 - Franco Bassanini - Presidente Cassa Depositi e Prestiti - 68
  • 06/09/06 Innocenzo Cipolletta - Presidente FFSS - 65
  • 16/06/08 Vincenzo Grimaldi - Alto Commissario Anticorruzione - 66
  • 30/05/08 - Giovanni Ialongo - Presidente Poste Italiane - 64
  • 29/04/08 - Luigi Roth - Presidente Terna - 68
  • 30/03/08 - Claudio De Rose - Presidente Commissione Via (Ministero dell'Ambiente) - 75
  • 20/03/08 - Tiziana Nasi - Presidente Torino Olympic Park - 60
  • 09/02/08 - Luigi Scotti - Ministro di Grazia e Giustizia - 76
  • 31/01/08 - Luciano Maiani - Presidente CNR - 66
  • 31/01/08 Claudio de Vincenti - Consigliere di Amministrazione Agenzia del Farmaco - 60
  • 27/07/07 - Fabio Pistella - Presidente CNIPA - 64
  • 02/11/07 - Giuseppe Sangiorgi - Consigliere Consiglio Superiore delle Comunicazioni - 60
  • 02/11/07 - Mario Morcellini - Consigliere Consiglio Superiore delle Comunicazioni - 61
  • 02/11/07 - Paola Manacorda - Consigliere Consiglio Superiore delle Comunicazioni - 71
  • 02/11/07 - Enrico Manca - Consigliere Consiglio Superiore delle Comunicazioni - 76
  • 02/11/07 - Francesco Cossiga - Consigliere Consiglio Superiore delle Comunicazioni - 79
  • 02/11/07 - Enzo Cheli - Presidente Consiglio Superiore delle Comunicazioni - 73
  • 10/09/07- Fabiano Fabiani - Consigliere di amministrazione RAI - 77
  • 05/08/07 Vincenzo Dettori - Presidente Fintecna - 71
  • 31/07/07 - Maurizio Prato - Presidente Alitalia - 66
  • 31/07/07 - Federico Rossi - Presidente CNR - 60
  • 25/07/07 Giorgio Assumma - Presidente SIAE - 72
  • 18/06/07 Cosimo D'Arrigo - Comandante GdF - 62
  • 27/04/07 Elio Catania - Presidente ATM - 61
  • 24/04/07 Maurizio Decina - Presidente Fondazione U. Bordoni - 64
  • 19/04/07 Ezio Andreta - Commissario Agenzia nazionale innovazione - 63
  • 29/03/07 Giovanni Fabrizio Bignami - Presidente ASI - 63
  • 26/03/07 Giovanni Puglisi - Rettore IULM - 61
  • 11/03/07 Alberto Tripi - Presidente Confindustria SI&T - 67
  • 03/03/07 Francesco Saverio Borrelli - Conservatorio Milano - 77
  • 03/03/07 Carla Rabitti Bedogni - Antitrust - 67
  • 03/03/07 Piero Barucci - Antitrust - 73

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« Siamo i migliori, dovremmo avere il 100% del mercato - parola di Google | Principale | 8, 4, 2, 0. »

12 dicembre 2009

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I link elencati qui sotto sono quelli che rimandano a Il desiderio di privacy un segno di disonesta' ?:

Commenti

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...con buona pace del motto "Don't be evil" che aveva caratterizzato iprimi anni di Big-G

dice... maybe... forse

E come consiglio non è mica tanto sbagliato anzi.. è pure educativo.

Se non vuoi farti vedere ubriaco forse la prima cosa da fare è non ubriacarti.

...e se volessi farmi vedere ubriaco da una sola persona e non da tutto il pianeta ?
se passasse questo modo di "educare" allora finirebbero tante libertà, giuste o sbagliate che siano.
Stefano, ad esempio, ha dovuto alzare le siepi e mettere le tende eppure non mi sembra l'abbia fatto per sbronzarsi col recioto dei cugini.
Ho diritto alla mia privacy sì o no ?
E se qualcuno citasse qui in italia Big-G per violazione della privacy perchè streetview lo ha fotografato in casa magari mentre beve un bicchiere di vino ?


In fondo Google ha detto che per tutelare la riservatezza basta tenere i comportamenti giusti, in primis off line.

Ai tempi di Facebook la privacy è da considerarsi un disvalore. Tutto è social, condiviso, on the cloud.

Mettiti pure il burka tanto tutti sanno chi sei. A volte anche alzare le siepi è una forma di ostentazione (ostentatious, all'inglese).

Pretendere di farsi vedere parzialmente - solo da alcuni ma non da altri o solo alcune cose ma non altre - è come coprirsi l'uccello con la foglia di fico. Cosa c'è sotto si intuisce se vedi tutto intorno, no?

Altro punto: o esiste Facebook o esiste il Garante della Privacy.

Insieme sono un ossimoro.

non so come funzioni facebook ma qui c'è un'altra cosa che non mi piace:
1) quando ti iscrivi suppongo tu accetti un disclaimer in merito e fruisci del servizio secondo ciò che è stabilito in un agreement che sottoscrivi all'atto dell'iscrizione.
2) il fatto che sia presente su facebook non vuol dire necessariamente che i fatti miei debbano essere visibili a tutti, compresi quelli non presenti su facebook e quelli presenti che però non sono autorizzati espressamente (mi pare che le policy di recente siano cambiate in tal senso, ma io non sono iscritto ...)

Se ti fotografasse streetview mentre sei palesemente sbronzo ti girerebbero le scatole o linkeresti tutto su facebook per farlo vedere indirettamente a tutte le persone che lavorano con te e ti ritengono una persona "affidabile" ?

ma stiamo scherzando ?
e' il ribaltamento dei principi.
nemmeno la stasi..

Quando ci sottopongono un modulo con il check-box per la privacy che ne sappiamo come viene valutata la risposta negativa?
Purtroppo non esiste la possibilità di una posizione neutra, qualsiasi sia la risposta essa ha un valore: negativo o positivo.

@Dario: non so quale sia la tua esperienza con facebook, ma ti assicuro che pubblicano solamente quello che tu scrivi o carichi (foto). Non passano da casa tua a fotografarti.

@Stefano: "Se non hai nulla da nascondere, non ti devi preoccupare" e' _esattamente_ il motto delle polizie politiche dei regimi totalitari.

Luigi, ti sei fatto infinocchiare dalla traduzione errata proposta da Quintarelli.

Infatti il CEO di Google ha detto "If you have something that you don't want anyone to know, maybe you shouldn't be doing it in the first place."

Quinta ha tradotto male scrivendo "Se non hai nulla da nascondere, non ti devi preoccupare". Questa è una deduzione totalitaria di QUINTARELLI e solo sua... ma ti assicuro che Schmidt non ha certo detto questo.

Ha detto: "Se tu hai qualcosa che non vuoi far conoscere agli altri, probabilmente la prima cosa che dovresti fare è astenerti dal porla in essere"

Ad es. Se non vuoi farti vedere ubriaco, probabilmente la prima cosa da fare è non ubriacarti

Questa affermazione è comprensibile ...assai di piu' della teoria dell'uomo invisibile, talmente abusata ad ogni convegno sulla privacy che ha perso la sua originaria applicazione sul campo scientifico e forse, anche sul piano metodologico.

Dario, eristica ai massimi livelli.

E' vero,

"se non hai nulla da nascondere, non c'e' problema" e' diverso da
"se non vuoi che si sappia, non farlo"

ma l'intersezione dei due casi e' non nulla e tanto basta.

Es. immagina che io non voglia che si sappia dove abito o il mio numero di cellulare

Io non faccio eristica.

Google non è il frutto di un regime totalitario. L'America lungi dall'esserlo. Il CEO di Google ha costruito la frase non affacciandosi da Piazza Venezia, ma con un modo tipico dell'americano parlato che costruisce la frase con "if you" and "may be".

E' un consiglio saggio da maestro, da insegnante, da padre.

VOI AVETE DETTO TOTALITARIO e mi sembra esagerato.

Dico chela tua traduzione non solo è errata e tendenziosa, ma soprattutto decontestualizzata dall'intervista.

Nell'intervista il CEO di Google risponde alla domanda se i motori di ricerca devono per forza trattenere informazioni.

La costruzione della risposta è assolutamente valida e democratica. Non totalitaria come hai detto tu.

il CEO di Google ha detto: "Se ci tieni a non far sapere certe cose, comportati te per primo di conseguenza. Sappi che tutti i motori di ricerca trattengono per un certo periodo di tempo le informazioni. Lo fa anche google. In certi casi questa pratica serve anche per indagini ad uso dell'autorità competente".

Non sarò certo io a fare la difesa d'ufficio di Google, ma trovo questo continuo ricorso alla "difesa della privacy" un po sospetto soprattutto quando nasconde interessi ben diversi dalla privacy stessa. Che la Svizzera si opponga con tutte le forze a StreetView mi fa sorridere da un lato, e profondamente indignare dall'altro. Come non dare ragione in questi casi a Schimdt? E la Gabbanelli allora, tutto il giornalismo di inchiesta e di denuncia? Che ne facciamo, lo blocchiamo perchè viola il diritto alla privacy, trad. "mette in piazza le malefatte pubbliche"?
Non voglio non riconoscere questo diritto, e temo come tutti l'invasione nella mia sfera privata, ma mi chiedo, per paradosso, se oggi non sia meglio di una volta. La conoscenza fa sempre paura, e il potere si fonda sul dominio di essa. Lo Stato, e la Chiesa, da sempre "violano" la nostra privacy, e siamo noi cittadini a legittimarli. Ma quello che sta accadendo oggi, credo pur senza averne prove inconfutabili (!), è che l'asimmetria del controllo, lo Stato totalitario che ti controlla, si è rotta, resa simmetrica dal fatto che il cittadino può "controllare" chi esercita il potere. Una volta c'era la stampa, oggi c'è la rete.
Non voglio sembrare stupidamente ottimista, ma in riferimento ai metodi della Stasi ricordiamoci anche che il sistema è imploso, dimostrando tutto il suo patetico e inutile cinismo, perchè l'apertura (delle frontiere, degli archivi, della persone) ne ha minato le ragioni.
Torno a dire, bene parlare di privacy, ma attenzione a non fare il gioco di chi vuole usarla per i suoi poco trasparenti giochetti.
Nel foro ateniese, si discuteva di politica pubblicamente, tra le persone...non si andava in giro con la scorta e l'auto blu!
E concludo, che se una cosa andrebbe chiesta a Google, questo si, è di essere più "open", e magari meno "free", ma non credo che da questo punto di vista ci ascoltino visto che è su questo modello che hanno costruito il loro dominio. E mannaggia...sono davvero bravi.

Anche nel giornalismo di inchiesta l'intervistastore chiede di fare l'intervista e se la ottiene l'intervistato firma una liberatoria.
Anche le telecamere di sorveglianza sono soggette a regole ben precise di inquadratura delle aree, di segnalazione, di memorizzazione e loro *precisa* durata nonchè dei soggetti autorizzati all'utilizzo di essi.
In virtù di cosa un qualsiasi soggetto, sia esso google o altro non dovrebbe rispettare queste regole/normative ?

Dario, pls. stop. "voi avete detto totalitario" : ti metti volutamente in contrapoosizione con "voi" e, btw, io non ho mai detto cio'. qs. e' eristica. pls. stop.

@Paolo: violare il diritto alla privacy non equivale a "mettere in piazza le malefatte pubbliche". Ci sono norme adeguate e lo dimostra il fatto che la Gabanelli continua a fare il suo mestiere (se avesse violato le norme sulla privacy, sarebbe stata interrotta)

metti che tu vinca all'enalotto e abbia un figlio piccolo, forse non vorresti che si sappia nè che hai vinto nè dove abiti.
metti che tu sia un collaboratore di giustizia
metti che ti stia nascondendo da un ex coniuge violento
metti che tu abbia una predisposizione ad una malattia che possa essere discriminante per un impiego
metti che tu sia una persona nota che riceverebbe troppe chiamate e voglia dormire
metti che certe pratiche siano bisimate dalla comunita' dove vivi e magari punite con l'esclusione
metti che un figlio e' troppo smart e verrebbe respinto dal gruppo
ecc ecc ecc.

Le distribuzioni statistiche in natura non sono uniformi; per ogni fenomeno c'e' chi sta al di fuori della "normalita" e la mancanza di privacy puo' trasformarsi in esclusione, discriminazione o peggio.

L'argomento di Shmidt e' capzioso perche' sottintende una "normalita" mentre la tutela e' proprio per chi "normale" non lo e' (per fato o scelta).

Mi piacerebbe conoscere il numero di telefono e l'indirizzo di casa di Schmidt, supponendo che lui sia trasparente, ma forse, seguendo il suo argomento, per non doverli nascondere, non usa il telefono e non ha una casa fissa.

Di sicuro lui ha i miei.

Premetto...non sono contro il diritto alla privacy. Chiedo solo di non esagerare sul lato opposto. O quanto meno, discutiamone fuori da ogni slogan.
Quanto episodi violano la privacy, eppure non solo li tolleriamo, ma in fondo non ci dispiace che ogni tanto un po di anarchia stia dalla parte della gente "normale" come dici tu Stefano.
@Vincenzo Per l'intervista al prete molestatore di ragazzine fatta dalle Iene, in cui il volto è offuscato, sei sicuro che sia stata firmata la liberatoria? Io penso di no, ma sono felice che sia stata messa in onda. E sarò ancora più felice se la persona "offesa", in questo caso il prete, si lasci processare democraticamente da un tribunale (civile e non religioso!), perchè in uno stato di diritto come il nostro è innocente fino all'ultimo grado del giudizio. Non amo lo sputtanamento, ma ritengo ci siano tutti gli strumenti in democrazia per dimostrare la propria estraneità ai fatti.
@Stefano non ho scritto che violare la privacy è sinonimo di mettere in piazza le malefatte, ma non voglio neppure che si limitino per legge le intercettazioni come se il fine di queste fosse quello di sputtanare le persone. Se qualcuno intercetta le mie mail e le mie telefonate per fini diversi dall'accertamento di un reato, confido e mi batto che la legge mi consenta di denunciarlo. Non rinuncio alla privacy.
La vicenda tutta italiana della pubblicazione della dichiarazione dei redditi è un esempio. Alzi la mano chi non ha o avrebbe voluto controllare qualche reddito di amico o nemico. Eppure PER LEGGE quei dati sono pubblici, e quindi liberamente consultabili da ogni cittadino. Ci girano le palle se pubblicano il nostro reddito, ma vogliamo sapere come cavolo fa a girare in Porsche il macellaio sotto casa! Non è un po contraddittorio?

Credo che "sparare" contro Google sia molto facile, spaventa perchè potente, ma ditemi un po, sempre sulla privacy? Vi rompe di più Google che offre un servizio gratuito, efficace, utile e libero, nel senso che potete decidere se usarlo o meno, o lo spamming telefonico dei vari operatori (tutti!) che dovete quotidianamente subire pur avendo negato il permesso di essere disturbato? Sicuri che la politica di Google sia rivolta ai "soggetti" e non ai "numeri"? A Google interessa il traffico sulla rete o il colore dei nostri capelli e il nostro credo politico?

P.S. Un piccolo inciso, dopo aver scritto il mio post prima, ho seguito un po di link in questa pagina fino a trovarmi a firmare una petizione per la libera pubblicazione delle mappe in possesso delle pubbliche amministrazioni. Dopo aver firmato, per una indagine statistica mi chiedevano non solo il titolo di studio e il numero di figli, ma anche l'orientamento politico. Non ho dato questi dati, non tanto per amore della privacy, ma perchè li trovavo fuori luogo rispetto al motivo per cui firmavo la petizione.

@Paolo, esistono complessi di norme e principi che le guidano (ad esempio, l'eccesso che indichi ricade nella "non proporzionalita'"); esistono luoghi dove queste cose si studiano e discutono istituzionalmente.

"La privacy" non esiste, non piu' di quanto esista "l'inquinamento". parlare di "privacy" è una semplificazione. Per l'inquinamento sappiamo distinguere, conosciamo il contesto: acque, aria, terra; fabbriche, case, mezzi; persone, animali, natura; ecc. non ci sogneremmo di ordinare di spegnere i riscaldamenti a febbraio.

riflessioni assai dettagliate su tutti gli aspetti vengono affrontate molto seriamente nei luoghi competenti. Io ero stato invitato nel 2004 ad un convegno dal Garante "Innovazioni tecnologiche e privacy - Il diritto alla protezione dei dati tra sicurezza, efficienza e sviluppo" proprio a seguito di attività sui temi del rapporto tra efficienza e tutela dell'individuo, di cui, anche non vergognandomi, non dico di piu'.. ;-)

L'argomento di Schmidt e' una bestialità, senza se e senza ma.

Tantissimi comportamenti, anche NON illeciti, possono diventare armi di ricatto, e molti grossi soggetti online hanno INTRINSECAMENTE la possibilita' in tanti casi di risalire a chi ha fatto cosa / o a chi e' in determinate condizioni, anche a posteriori.

Questo e' un *grosso* problema, e trovo le parole di Schmidt inquietanti, orientate ad un'idea della societa' che trovo orribile, (anche in inglese), e potrebbero ad orecchie maliziose suonare quasi come un "avvertimento" a qualcuno che disturba google, ma loro sicuramente non sono evil.

Poi e' un consiglio carino dire di stare attenti a cio' che si fa, ma vorrei proprio ancora conoscere qualcuno che non ha peccato... (e si noti che sono ateo)

Pensa, caro lettore, se ti sei mai ubriacato nella tua vita e poi ti capitasse tra 5 anni di diventare un politico che fa una campagna contro l'alcolismo... verresti sputtanato sul piu' bello. Cose ben peggiori di certo non mancano nel mondo reale...

A.

...eheheh Stefano, ti stai neanche troppo inconsciamente mettendo dietro la cattedra, cercando di portare il dibattito nei luoghi dove si "studia seriamente" e si "discute istituzionalmente" di questi temi. Sai meglio di me che la rete e i blog in particolare sono l'esatto opposto. Non nego che il tema sia serio e delicato, ma mi farebbe piacere non tanto che me lo ricordassi, quanto magari che ribattessi ad alcuni spunti concreti che chi è in disaccordo con te ha provato a lanciare.

Anch'io come @Dario metterei l'accento su quel "maybe". Non significa che ogni "segreto" sia necessariamente colpevole in quanto non conoscibile, ma se generalizziamo ogni singola frase non ne usciremo più.

Penso anche che la battaglia sulla privacy sia sempre un po "di retroguardia", sacrosanta nelle intenzioni ma disastrosa negli effetti. Come per esempio l'obbligo di redigere il DPS anche se possiedi i numeri di telefono in una agendina. Forte con i deboli, e debole con i forti...non mi sembra che tutta la normativa a tutela dei consumatori abbia ridotto l'invasione delle imprese nel nostro privato. O mi sbaglio?
Oserei anche dire che Google, nonostante "controlli" l'accesso all'informazione (ed è assolutamente vero), non eserciti in verità questo "controllo" pur avendone gli strumenti per farlo. Qui credo stia il verso senso del "Don't be evil", perchè sanno meglio di noi che la perdita di fiducia nel servizio che offrono sancirebbe la loro morte. Come sostiene da tempo Lessing, è la fiducia, il "trust", l'essere "reliable" a far crescere queste imprese. Che rivoluzionano i modelli di business. Per questo la gente si fida, e li usa.
Non credo vadano fatti "santi subito", ma neppure attaccati sul piano della privacy. O quello della responsabilità d'impresa perchè non rimuovono in tempo reale filmati offensivi.

Sarebbe molto più interessante se iniziassimo a ragionare sul come "combattere" Golia con le armi di idee innovative e nuovi modelli di business in cui dobbiamo fare i conti con il Free, in un modo o nell'altro. Mica riempire i moduli di timbri e firme per rilasciare una liberatoria!

@Andrea... le parole di Schmidt non sono più inquietanti di quelle che potrebbe pronunciare un prete dal pulpito. Sono certamente un po paternalistiche.
Parli di peccato, e forse è proprio di quello che bisognerebbe indagare. Allargando forse le maglie del senso di colpa in cui siamo costretti a vivere. Sicuri che l'iperregolamentazione faccia il gioco dei cittadini e non dei potenti?
Sull'esempio che fai del politico poi, mi fai venire in mente una serie di pensieri disordinati del tipo:
1) se fossi io quel politico ammetterei senza vergogna i miei errori passati, motivo che mi ha spinto a lanciare questa campagna
2) mi chiederei se una campagna antialcolista sia la miglior risposta alle dipendenze in generale
3) bere non credo sia ancora contro la legge o la religione, ma certo se poi guido o opero le cose cambiano..
4) penso che avrei ottime speranze in politica, visto come sono andate le cose a Bush!

@QUINTA - Non è che puoi tacciare di essere eristico chi la pensa diversamente da te.

@PAOLO - Bellissimo il passaggio di sul concetto di Trust di Lessig inteso come reliable. Sappi che condivido ogni parola che hai scritto.

@ANDREA - Pensa che Veltroni doveva andare in Africa e Youtube non s'è scordato. E' una grande opportunità per la democrazia.

Dario

@Paolo, AT&T si e' smembrata per un eccesso di dominanza. non le e' stato imposto, ma le sarebbe stato imposto e allora ha preferito farlo prima da se'.

E' bello pensare che si possa cambiare una situazione di monopolio senza l'intervento dell'autorita' pubblica, ma generalmente non accade o, se accade, accade nel lungo periodo quanto notoriamente "saremo tutti morti".

L'istituto dell'Antitrust nasce proprio per questo e affonda le radici nel principio di parita' di diritti che nel caso italiano sta nella costituzione e cioe' che conta e' la parità di diritti sostanziali, non formali.

Google e' molto brava a determinare le condizioni per il perseverare della sua dominanza.

Smaracato questo tema, affrontiamo quello dell'implementazione reale dei principi.

Spesso (quasi sempre) il risultato di una norma o di una circolare interpretativa non e' conforme al principio ma è la risultante di forze contrapposte.

E' di questo periodo il fatto che grandi aziende riconquistano il diritto a telefonarti a casa, in dispregio alla autorizzazione al trattamento dei dati; spacciano cio' per difesa dei posto di lavoro che poi traslocano, come ovvio.

Vogliamo quindi biasimare il principio, per il difetto di implemenatzione ? o forse chiederci dove sta il difetto nella implementazione e correggerlo ?

Certo, cosi' facendo si risale, passando dalla rappresentatività popolare ed il regolamento di funzionamento parlamentare, fino alla legge elettorale.

Ma cio' non inficia il principio.

p.s. Google e' il contrario di free; e' il piu' sofisticato strumento di billing e lockin del mondo (tra parentesi, assolutamente non aperto e non trasparente)

e questo tipo sarebbe il segretario generale dell'aiip? "o esiste Facebook o esiste il Garante della Privacy". mah.

@Dario Grazie. Almeno siamo in due. Una crescita del movimento del 100%!!

@Stefano Il monopolio Google se lo sta conquistando per la nostra insipienza, e per il fatto che stiamo a guardare il dito e non la luna.
Siamo capaci di lanciare (e rilanciare!) progetti faraonici come il portale italia.it senza uno straccio di modello. Nessuno ha spiegato a Stanca, Rutelli e ora alla Brambilla che non ha senso alcuno lanciare un "portale" quando non hai una redazione che lo riempia di contenuti giornalmente. Bastava semplicemente e più economicamente fare quello che ha fatto Google con StreeView, a livello planetario! Magari con foto più belle. Dicendo e stupendo il mondo con le bellezze della nostra terra, non facendo un portale di informazioni che sono presentate meglio e più precisamente nei portali regionali, provinciali, comunali.
E' come la pubblicità del "ti piace vincere facile"!!. Certo che Google vince, e continuerà a farlo e non perchè ci riduce la privacy, ma perchè sono molto ma molto più intelligenti di noi, nipotini di Leonardo!
Fossi Tremonti, farei un viaggetto da Schimdt per chiedergli qualche cervello sveglio da mettere a lavorare sul tema frode fiscale. Sono convinto che nei prossimi anni si potremmo ridurre le tasse. E invece siamo ancora legati all'obbligo per i professionisti di dotarsi di posta certificata. E ora che l'ho ottenuta nei termini di legge, che ci fo? Per non parlare della CIE...Potremmo lanciare una wikibufala in cui caricare le migliaia di progetti mal partoriti dalla pubblica amministrazione. Tanto i responsabili sono sempre al lavoro, facendo del male da qualche altra parte!
Se mi atteggio a tribuno è per ricordare, prima di tutto a me stesso, che il vero nemico non è la fuori, ma come spesso capita dentro le nostre mura. Il cavallo lo abbiamo già fatto entrare. Sveglia, o ci prenderanno nel sonno in cui siamo caduti.

E ancora, non sono contro i principi, li ho definiti sacrosanti. Ma vorrei anche vedere le verifiche di politiche fallimentari...non basta lanciare appelli. Se le politiche sono sbagliate, si possono cambiare. La deregulation non è sempre deleteria. Dimagrire fa bene alla salute!

@Alb.

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=50076&sez=HOME_SCIENZA

Pizzetti è disarmato.

"I dati non sono cancellabili".

ergo

Se il garante non sa dove mettere le mani e consiglia le stesse cose del CEO di Google (prudenza agli utenti)

la mia deduzione è:

O esiste FB o esiste il garante.

Dario, scusami. Ma la tua affermazione e' apodittica, totale. O esiste Facebook o esiste il Garante. Forse le cose sono un po' complesse e bisogna capire svariate cose. Che la privacy non e' il garante della privacy, innanzitutto. Che Facebook medesima pone una certa cura al rispetto della privacy degli utenti e gli da' degli strumenti utili a questo scopo (i miei studenti che mi "amicano" su Facebook non vedono quello che io non voglio che vedano). Che in questo caso c'e' in gioco il gap legislativo e culturale tra Stati Uniti ed Europa, in cui la privacy ha un senso diverso e viene vista con occhi diversi. O esiste il garante o esiste Facebook, perdonami, e' un'affermazione "giornalistica". Mi aspetto qualcosa di piu'.

Mi fa piacere che i tuoi studenti non vedano certe cose perchè hai impostato bene il panel.

Maybe you and the people you know all did, but most people don't.

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