Ronchi: «Oscurare i siti pro-Tartaglia» In migliaia fan del Cavaliere senza saperlo - Corriere della Sera.
Non sono un penalista, ma mi ricordo che ...Dei delitti contro l'ordine pubblico.
A me questo ribadire l'idea che Internet sia un luogo "diverso", dove non ci sono leggi, come noto, disturba. Internet NON è luogo diverso e le leggi ci sono.
In particolare, l'anonimato nei social network in questione, non esiste, per cui se verrà accertato che qualcuno ha commesso qualcosa di illegale, se ne dovrà assumere la responsabilità.
Penso che il sistema offre abbastanza garanzie per assicurare che non verranno introdotti provvedimenti dettati dall'emotività del momento.. (Anche se dire certe cose puo' far piacere agli elettori di riferimento)
Andrea Ronchi, chiede al Viminale di bloccare le pagine «in cui si inneggia alla vigliacca aggressione subita dal presidente del Consiglio». E Gabriella Carlucci, parlamentare del Pdl, rilancia: «Internet e i social network stanno diventando, ogni giorno di più, canali e strumenti di diffusione di odio e veleno. È giunto il momento di eliminare definitivamente l'anonimato in rete»
Non sono un penalista, ma mi ricordo che ...Dei delitti contro l'ordine pubblico.
LIBRO
SECONDO
DEI DELITTI IN PARTICOLARE
TITOLO V
Dei delitti contro l'ordine pubblico
Art. 414. Istigazione a delinquere.
Chiunque pubblicamente istiga a commettere uno o più reati è punito, per il solo fatto dell'istigazione:
Alla pena stabilita del n. 1 soggiace anche chi pubblicamente fa l'apologia di uno o più delitti.
Fuori dei casi di cui all'articolo 302, se l'istigazione o l'apologia di cui ai commi precedenti riguarda delitti di terrorismo o crimini contro l'umanità la pena è aumentata della metà.
Dei delitti contro l'ordine pubblico
Art. 414. Istigazione a delinquere.
Chiunque pubblicamente istiga a commettere uno o più reati è punito, per il solo fatto dell'istigazione:
- con la reclusione da uno a cinque anni, se trattasi di istigazione a commettere delitti;
- con la reclusione fino a un anno, ovvero con la multa fino a euro 206, se trattasi di istigazione a commettere contravvenzioni.
Alla pena stabilita del n. 1 soggiace anche chi pubblicamente fa l'apologia di uno o più delitti.
Fuori dei casi di cui all'articolo 302, se l'istigazione o l'apologia di cui ai commi precedenti riguarda delitti di terrorismo o crimini contro l'umanità la pena è aumentata della metà.
A me questo ribadire l'idea che Internet sia un luogo "diverso", dove non ci sono leggi, come noto, disturba. Internet NON è luogo diverso e le leggi ci sono.
In particolare, l'anonimato nei social network in questione, non esiste, per cui se verrà accertato che qualcuno ha commesso qualcosa di illegale, se ne dovrà assumere la responsabilità.
Penso che il sistema offre abbastanza garanzie per assicurare che non verranno introdotti provvedimenti dettati dall'emotività del momento.. (Anche se dire certe cose puo' far piacere agli elettori di riferimento)












@Stefano, non è quello il punto. Le leggi ci sono. Ma il "buco" è quando si urla "oscuriamo i siti" e non "punimo eventuali reati". La differenza è molto sottile, ma enorme
Scritto da: g.g. | 14 dicembre 2009 a 14:50
perfetto
Scritto da: Stefano Quintarelli | 14 dicembre 2009 a 15:02
Perfetto, g.g. ha detto tutto, è per questo che tempo fa parlai di pecorella nera:
http://www.dariosalvelli.com/2009/09/la-pecora-nera-e-la-liberta-di-informazione-in-rete
Scritto da: Dario Salvelli | 14 dicembre 2009 a 16:29
Quando parli di affermazioni del genere, che avvengono nell'unico paese in Europa in cui devi essere riconosciuto con un documento di identità per poter dormire in un albergo, e questo perché gli elenchi dei clienti dovrebbero essere portati in questura, come prevede il beneamato codice Rocco, c'è poco da stupirsi, purtroppo.
Tanto maggiore l'ignoranza di un fenomeno, quanto maggiore il desiderio di controllarlo, e se possibile reprimerlo del tutto.
Scritto da: flavio | 14 dicembre 2009 a 20:40
La mia esperienza pero' e' diversa. Non mi e' mai capitato di andare in un albergo in europa e che non mi venisse chiesto un documento di identita'.
Scritto da: Stefano Quintarelli | 14 dicembre 2009 a 21:25
Vorrei solo aggiungere al tuo post, che condivido, un piccolo accenno di digital divide culturale che aleggia sempre su diversi articoli e su varie esternazioni...
Un gruppo di FB non è un sito.
Un video su YouTube non è un sito...
La differenza tra il contenuto ed il contenitore è fondamentale!
(adesso semplifico al massimo)
In più se spesso le regole del "mondo reale" non sono fatte applicare, come si pretende di inasprirle solo in un "mondo" che si muove più velocemente di chi ne deve far rispettare le regole?
Forse è il caso di diffondere la cultura del mezzo e non demonizzarlo o "militarizzarlo".
Le regole esistono e spesso sono condivisibili... sono i "giusti" controlli che mancano.
Non si può sempre gridare solo quando i buoi sono scappati dal recinto! (o girare la frittata verso chi opera nel mondo del web.)
Scritto da: Fabio Spagnuolo | 14 dicembre 2009 a 23:04
A prescindere dal fatto che a mio parere i reati d'opinione andrebbero banditi dal codice penale, il problema sta nel fatto che i nostri politici (qualunque sia il loro colore di riferimento) sono infastiditi da informazioni che non possono controllare.
Scritto da: francesco | 15 dicembre 2009 a 11:39
Stefano, condivido 100%.
Scritto da: Andrea Galli | 15 dicembre 2009 a 12:51
@Fabio: agree. si tratta di adeguare gli strumenti ai principi. per questo nel mio post sulla governace della rete parlavo dell'importanza degli accordi internazionali (BTW, ho ricevuto un segno di consenso anche dal ministero dell'innovazione)
@Francesco. ocio che i "reati d'opinione" sono cosa diversa.
Dire "la manovra finanziaria e' una castronata" è diverso da dire "bastoniamo quelli con la pelle verde"
Scritto da: Stefano Quintarelli | 15 dicembre 2009 a 15:00
@Stefano: in Europa magari il documento te lo chiedono, ma di certo non perche' devono portare gli elenchi dei clienti in Questura. Mi sembrava fosse questo il punto dell'osservazione di Flavio...
Scritto da: ste | 15 dicembre 2009 a 15:50
@Ste: non so perche' lo chiedano, non escludo a priori che sia per qualche tipo di schedatura ufficiale
Scritto da: Stefano Quintarelli | 15 dicembre 2009 a 19:54
sono daccordo su contrastare ed eliminare l'anonimato in rete, se ho qualcosa da raccontare non vedo nulla di male qualificarmi,se voglio l'anonimato vuol dire che sono un vigliacco e forse nascondo quqalcosa, dunque sono per la trasparenza in rete brava gabriella carlucci via l'anonimato.
Scritto da: rosario | 17 dicembre 2009 a 12:58