AGI News On - MUSICA: PINK FLOYD VINCONO BATTAGLIA LEGALE CONTRO EMI.
Dal punto di vista artistico, capisco i Pink Floyd. I loro album sono opere integrali, un po' come i musical di Andrew Lloyd Weber.
Dal punto di vista del diritto, hanno vinto, quindi hanno ragione.
Dal punto di vista del mercato, se i consumatori non la pensano come me e se vorranno dei brani singoli, nell'impossibilita' di farlo legalmente, si serviranno sui circuiti P2P.
E dal punto di vista della tecnologia, beh, la tecnologia rema contro di loro, come rema contro gli editori.
Ma ci tornerò su.












"E dal punto di vista della tecnologia, beh, la tecnologia rema contro di loro."
Non capisco questo pensiero.
I pink hanno sempre fatto uso di tecnologia. Da scenografie di luci nei live all'uso di sintetizzatori in studio sperimentando il primo concerto 'surround sound' nel 67.
Scritto da: Nicola DL | 15 marzo 2010 a 11:49
nel senso che abilita l'accesso al singolo elemento del bundle, che invece loro vorrebbero proposto esclusivamente come bundle...
Scritto da: Stefano Quintarelli | 15 marzo 2010 a 13:56
Però 30 anni fa 'Another Brick In The Wall' è uscito anche come singolo.
Ora chi vuole solo questo brano dove lo andrà a prendere? Ovviamente p2p et similia.
Scritto da: paolo | 15 marzo 2010 a 14:52
Oppure potrebbero benissimo rendersi conto che l'alternativa P2P gli sottrae una parte dei profitti, ma non essendo propriamente nelle ristrettezze economiche, decidere di non "svendere" la loro integrità artistica, lasciando lo spezzettamento delle loro opere alla scelta individuale di ciascuno, fuori dal mercato.
Scritto da: Riccardo | 15 marzo 2010 a 17:51
Stefano, ma scondo te quale potrebbe essere il giusto grado di "granularità" di un mediagramma ?
Soprattutto è misurabile ?
@Riccardo, non so se ho capito in pieno il tuo commento ma per paragone se qualcuno mi togliesse 1 euro dallo stipendio dicendomi tanto ne hai tanti altri e questo euro è infinetesimo e marginale, mi darebbe ugualmente "fastidio" ...
Scritto da: vincenzo vicedomini | 15 marzo 2010 a 21:45
@Vincenzo
rileggendomi non sono stato chiaro.
Diciamo che il paragone dovrebbe essere questo: se qualcuno ti dicesse che ti da un euro se ti vesti da pagliaccio, lo faresti? Se muori di fame certamente, se l'euro si somma alla tua abbondante retribuzione probabilmente declini l'offerta perché è vero che i soldi sono soldi, ma la tua reputazione, la tua dignità, oppure nel caso dei Pink Floyd l'integrità della propria creazione artistica hanno un valore superiore.
Non è che perché tecnicamente si può fare, automaticamente il titolare dei diritti debba acconsentire a farlo. Tecnicamente si potrebbero vendere le canzoni a secondi: "mi da 30 secondi di 'wish you were here' per favore?" "Ne sono venuti 35, sono 10 cents, che faccio lascio?" ;-)
Non penseresti che, seppur tecnicamente possibile, sarebbe ridicolo? Non pensi che perché tecnicamente possibile, la pretesa del consumatore di ottenerlo sia eccessiva?
Scritto da: Riccardo | 16 marzo 2010 a 10:27
si è sempre detto e scritto: sono le case discografiche che combattono contro internet e il futuro. Bene, ora si ha un esempio delle difficoltà ad ottenere l'ok dagli artisti...
Poi però gli dai un po' di soldi in più e bluf...il diniego creativo e culturale sparisce...
Scritto da: enzo mazza | 16 marzo 2010 a 11:29
@Riccardo : grazie. (pienamente d'accordo)
@Enzo Mazza: scusami ma messa così come l'hai messa è troppo comoda.
Scritto da: vincenzo vicedomini | 16 marzo 2010 a 21:30
@Riccardo: quello che vogliono gli utenti.. ;.) alas: it's a moving target
@Vincenzo: e' che Enzo ha una esperienza specifica e ha visto cose che noi umani ... per quello scrive cosi'.
Scritto da: Stefano Quintarelli | 16 marzo 2010 a 23:36
La tecnologia è avanti anni luce sia agli artisti sia alle case di produzione. Questo è il quadro del momento, non averlo ben presente si fanno analisi non realistiche.
Mente Case di Produzione
Per decenni ormai hanno considerato il cliente medio un ladro, per cui bisognava rimetterlo sulla strada giusta denunciando un pò qua ed un pò là. Il fallimento è accertato (ormai le cause a singoli cittadini sono in calo) anche perchè denunciare un tuo potenziale cliente non è una mossa molto astuta. Anche prendersela con i siti BitTottrent sta portando a qualche vittoria di pirro ma il grosso dei tracker sono online. Punto ed a capo.
Forse continuare a spendere vagonate di soldi per il lancio di un album non conviene più.
Mente Artista
Quelli famosi e "datati" non hanno capito che la tecnologia ha cambiato, per sempre, il loro prodotto. Questo a loro non piace ma è così. Se ci ricordiamo bene furono i Metallica a denunciare Napster non le Major. Se il proprio prodotto non è più un supporto fisico tu devi cambiare. Il cambio di mentalità è di darwiniana spiegazione: o fai così o muori. I giovani artisti non hanno ancora avuto il coraggio di tagliere i ponti con le case di distribuzione e provare a fare da se (strada certamente più dura ma che ti consente maggiori introiti).
In mezzo c'è il pubblico che ormai ha capito che ha troppa musica a cui stare dietro e quindi sfoltisce il tutto attraverso internet. Sfoltendo il prodotto la torta si rimpicciolisce per tutti gli addetti ai lavori.
Io ho proposto una nuova via, ma si sa che sono un pazzo visionario.
Scritto da: Inchiostro Simpatico | 17 marzo 2010 a 11:16