Come si fa a convincere Tremonti ?
Nova 24 di ieri
Obiettivo, dare a tutti accesso internet veloce entro il 2013 e ad almeno 30 Mbps entro il 2020; per allora la Commissione vuole il 50% di case abbonate a connessioni oltre i 100 Mbps. Preme anche per armonizzare la gestione dello spettro in Europa e perché alcune frequenze liberate con il passaggio alla tv digitale terrestre vadano agli operatori banda larga. Sono temi di scontro politico: «I paesi nordici sono d'accordo con la Commissione, quelli del Sud no e l'Italia è il più ostile», dice Innocenzo Genna, esperto di policy tlc a Bruxelles. In Italia per il momento le nuove frequenze andranno tutte alle tivù. Siamo inoltre, con la Spagna, il solo paese dell'Ue a 15 a non avere un piano statale per la banda larga. La Commissione può avere un ruolo in entrambi i casi. Per ora, solo con attività di lobby; «ma a giugno presenterà il programma al Consiglio e quindi poi questo potrebbe diventare legge, cogente per gli Stati membri», continua. Dipenderà da quali posizioni politiche prevarranno, nei singoli punti dell'agenda. Il piano ambisce anche a «facilitare l'uso di fondi strutturali Ue» e «a stimolare investimenti per creare nuove infrastrutture e servizi relativi ». Anche questa è una speranza per superare l'impasse dell'Italia, dove mancano fondi pubblici per reti di nuova generazione e sono inferiori al necessario quelli per la normale banda larga. La presidenza del Consiglio annuncia che il prossimo Cipe stanzierà 400 degli 800 milioni previsti per il Piano Romani, «ma credo sia più un auspicio che la realtà – dice a Nòva24 Paolo Romani (viceministro allo Sviluppo economico) –. Abbiamo comunque 864 milioni per dare almeno 2 megabit a 3 milioni di utenti entro il 2010».



