Come pubblicato oggi su Il Riformista
«La disponibilità dei piloti è chiara: contribuire al salvataggio e al rilancio di Alitalia. Hanno messo sul piatto 360 milioni di euro, non mi sembra poco».
L'ultima delle mille vite di Sergio Cusani è quella di consulente dell'Unione piloti. Finanziere di talento amico di Gardini e travolto da Tangentopoli, anzi, unico grande imputato di quella stagione che ha scontato il carcere e che dal carcere è risorto con iniziative con i detenuti e con la finanza etica, Cusani accetta di spiegare al Riformista le ragioni e i contenuti della controproposta di piloti e autonomi. E lo fa, come sempre, offrendo brillanti spunti di riflessione.
Che senso ha la mossa di lunedì?
Sul piatto c'è liquidazione del 90% dei piloti e del 40% degli altri dipendenti. Il sacrificio di chi vuol partecipare al rischio di impresa. È un gesto simbolico ma sostanziale. L'intenzione non è affatto quella di gestire l'azienda, ma di trovare un advisor internazionale, un partner che faccia da garante, che sieda nel collegio dei revisori. A giudicare dal comportamento dei piloti non sembra affatto che vogliano restare in disparte, nel controllo futuro dell'azienda. Invece, la notizia è questa: i piloti vogliono restare fuori dalla gestione. Ma vogliono essere certi che ci siano un piano industriale e dei partner seri. E non semplici intermediari come i soci della cordata Cai, con un piano industriale abborracciato.
Semplici intermediari?
Certo. Guardi, l'unico socio Cai che aveva le carte in regola per essere della partita è Aponte. È uno del settore, uno a cui può interessare davvero il rilancio di Alitalia, è il numero uno al mondo nella crocieristica, può avere in mente un domani un'integrazione tra navi e aerei, un po' come si fa oggi sul fly&drive, insomma potrebbe essere interessato anche alla nostra proposta. Perché è seria. Gli altri soci erano lì di passaggio, l'avrebbero ceduta a qualcun altro.
L'alternativa qual è?
La prima possibilità è che si faccia avanti subito un investitore serio. La seconda è che sia lo Stato a ristrutturare Alitalia, in attesa che si facciano avanti partner credibili.
Lo Stato? Ma il Tesoro vuole vendere perché l'Alitalia è un'azienda praticamente fallita, con oltre un miliardo di debiti, che non può più essere rinazionalizzata.
Già il termine "nazionalizzazione" è errato: è a tutt'ora un'azienda controllata dallo Stato. Che può decidere di ristrutturarla, se è industrialmente risanabile, in attesa di un investitore credibile. Il piano che ho elaborato su incarico dell'Up prevede in particolare la trasformazione di Alitalia in una holding che controllerebbe tre aziende diverse, divise per settori: passeggeri, merci e servizi. Per ognuno di questi tre rami di attività, bisognerebbe ricercare partner specializzati. E le anticipo che ci sono già. Anche per l'emergenza liquidità, per l'immediato, ho un'idea. Si possono ricavare 290 milioni da un'operazione semplicissima. Alitalia può cedere il 51% di Az Servizi a Fintecna con un'opzione "put and call" e riprendersela quando si è fatto avanti un soggetto interessato. Ma la premessa è un commissario straordinario serio, un uomo come Enrico Bondi. Un commissario c'è già, si chiama Augusto Fantozzi. Ora, con molto ritardo, ha cominciato a fare il suo mestiere. Ma ha avuto un atteggiamento grave, ai limiti del reato. Tanto che meditiamo se fare ricorso al Tar o un esposto alla Procura. Fantozzi non può permettersi di dire: «o firmi con quelli o ti metto in mobilità». Il suo compito è quello di vagliare tutte le offerte e di garantire sino all'ultimo la continuità aziendale. Non certo quello di andare avanti a suon di ultimatum e di aut aut. Per non parlare del fatto che con la bocciatura della nuova legge Marzano, decadrebbe anche lui.
E chi potrebbe bocciare la Marzano?
La Corte dei Conti. Perché ai creditori non è garantita la par condicio e perché si sbarra la strada alle revocatorie sui singoli asset da vendere. E' un obbrobrio giuridico, non può sopravvivere alla verifica della magistratura contabile.
Chi preferirebbe, tra i partner stranieri?
Lufthansa, è la più solida. Sa invece perché AirFrance voleva venirsi a comprare l'Alitalia? Perché ha un bisogno urgente di ristrutturarsi: ha margini e fatturato in calo e, forse qualche dipendente di troppo.
Non sembra molto sensato. Perché dovrebbe comprarsi Alitalia se ha bisogno di ridurre i costi?
Perché Klm ha posto ai francesi dei paletti molto rigidi, ai tempi della fusione. L'obiettivo di Spinetta era quindi quello di comprarsi Alitalia per niente e approfittare della ristrutturazione della nostra compagnia di bandiera per rimettere mano anche al gruppo. Il ruolo del salvatore era tutta scena, insomma, per coprire i guai di casa sua.
aspettavo con vivo interesse il suo punto di vista. E devo dire che non sono rimasta delusa. Grazie degli ulteriori chiarimenti.
Elena
Scritto da: Elena | 24/09/08 a 17:16