Estratto di intervista sulla situazione finanziaria (Milano Finanza)
Le borse continuano a crollare. Quali sono i problemi che ancora non sono emersi?
Sarà una crisi cattiva che da finanziaria diventerà reale colpendo tutte le attività produttive. Un segnale viene dal fatto che nonostante gli enormi flussi di denaro entrati nelle banche ne sta uscendo solo un rivolo. Quando questo succede significa che tutta l'economia si ferma: è un meccanismo a catena che rischia di implodere.
Il mea culpa di Greenspan al Congresso Usa la dice lunga sulle responsabilità della Fed. E le autorithy?
Penso che le autorità non abbiano vigilato perché Greenspan ha dato il suo placet ad alcune modifiche legislative da cui dipende l'origine di questa crisi. Sono due leggi americane che hanno lasciato liberi i cavalli di correre come volevano: la Gramm-Leach-Bliley del '99 che ha liberalizzato le attività speculative per banche commerciali e di investimento, e quella del 2000 che toglieva alla Sec e alla commissione che regolava il mercato commerciale dei Future il controllo di tutti i prodotti finanziari derivati.
Ora però si parla di rivedere le regole.
La cosiddetta finanza creativa è arrivata a essere 11 volte il pil mondiale. La matematica finanziaria ha prevalso sulla ragione e sul buon senso. Soltanto il 5% della massa monetaria che ogni giorno si muove sui mercati cercando di valorizzare se stessa va all'attività produttiva. E questo spiega quanto è squassato il sistema.
Banche in discussione anche in Italia.
Su questo sono critico. Si cerca sempre il capro espiatorio. Il problema è che i manager sono stati autorizzati a operare all'interno delle regole, e Greenspan lo ha riconosciuto. L'analisi da fare è sistemica: identificare le responsabilità non basta, bisogna cambiare le regole
Bisogna aspettare le nuove regole prima di tornare sui mercati?
Siamo solo all'inizio della crisi, il peggio deve ancora venire. Nessuno dice che arriverà la crisi dei fondi pensione aziendali negli Usa, ne sono già falliti 3.700 e altri ne salteranno.
Meglio tenere i capitali all'estero o riportarli in Italia?
La mia proposta è quella di un condono forzoso tombale che tenga conto che all'estero ci sono attualmente 700-800 miliardi di capitali italiani, stima per difetto, imprigionati e tosati come pecore perché affidati a gestioni spregiudicate con mandato in bianco senza possibilità concreta di rivalsa legale pena l'autodenuncia. Se si desse la possibilità a questi capitali di rientrare in Italia a condizione che vengano investiti in una emissione speciale di buoni pluriennali del Tesoro con un rendimento minimo prestabilito, finalizzati a sostenere pmi e famiglie, si andrebbe a sostenere il sistema economico. Con la condizione che non possano uscire dal Paese (non come l'ultimo condono che li ha visti prima entrare e poi uscire) alla loro scadenza naturale.
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