Spunti di analisi stimolata da una approfondita analisi del prof. Luciano Gallino apparsa su Repubblica del 21 ottobre 2008
Questa volta non basta come nel 2000/2003 in USA per il caso Enron, WorldCom, Adelphia Communications, Tyco International e in Europa per Vivendi e Parmalat, mandare in galera pochi dirigenti, le famose “alcune mele marce” in base alla Legge Sarbanes-Oxley del 2002 che tende ad accrescere le responsabilità dei manager per ridare, in quella fase, fiducia al sistema del risparmio.
La vera causa dell’attuale crisi sta nella legislazione successiva che ha favorito e favorisce, incentiva e premia con lauti guadagni e liquidazioni plurimiliardarie il comportamento di decine di migliaia di manager e operatori finanziari che hanno applicato la legislazione vigente negli USA, sfruttandone tutte le insite possibilità di manovra.
Due le tappe legislative fondamentali:
- la prima, la legge Gramm-Leach-Bliley del 1999 abolisce la Legge Glass-Steagall del 1933 emanata a seguito della crisi del ’29, e permette ogni sorta di attività speculativa tanto alle banche commerciali quanto alle banche d’investimento
- la seconda nel 2000, sempre sostenuta dal lobbista senatore Gramm, introduce all’ultimo momento nella Legge Finanziaria in approvazione da parte del Congresso USA (testo composto da 10.000 pagine) pochi giorni prima delle feste di Natale un emendamento di 262 pagine denominato Commodity Futures Modernization Act (CFMA) che il presidente Clinton, in scadenza, firma il 21 dicembre del 2000.
Il CFMA sottrae quasi per intero i prodotti finanziari derivati alla regolazione ed alla sorveglianza sia della Commissione Titoli e Borsa (SEC) sia della Commissione per il Commercio dei Titoli Future.
In tal modo si è aperta la via alla folle moltiplicazione dei derivati finanziari trattati al di fuori delle Borse.
Dal 2000 a fine 2007 essi sono balzati, come valore nominale ovvero di sottoscrizione, da 100 trilioni di dollari a 600 trilioni di dollari cifre equivalenti a 11 volte il Pil mondiale.
La maggiore responsabilità di tutto ciò ricade pesantemente sull’ex presidente della FED Greenspan (1987-2006) sfrenato monetarista che non mancava di teorizzare che “si era dinanzi ad un nuovo sistema finanziario che migliorava in modo superlativo il livello di vita dei paesi che lo adottavano e che rendeva evidente che per raggiungere sicurezza e solidità la regolazione finanziaria doveva ormai affidarsi all’auto-sorveglianza delle istituzioni private”.
Sulla base di tale teoria, il sistema finanziario sortito da quelle leggi ed ora in crisi globale è stato magnificato per anni come un modello di straordinaria modernità ed efficienza, che si doveva assolutamente trasferire in Europa.
E praticamente tutti i grandi banchieri e operatori finanziari non hanno disatteso tali indicazioni, fino alla crisi attuale.
Ciò che rimane è il fatto che un certo numero di trilioni di dollari di derivati non registrati dal mercato borsistico e non monitorati dalle autorità di sorveglianza perché apparentemente invisibili (anche se molti esperti inascoltati ne denunciavano la pericolosità), sono stati acquistati da istituti finanziari mondiali, ed europei, per essere poi vorticosamente scambiati e rivenduti attraverso mille canali anche ad aziende, enti pubblici e privati, istituzioni varie e singoli clienti.
La matematica finanziaria deviata ha così preso il sopravvento.
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