la storia di Marco Tronchetti Provera.
con questo libro, alla cui prefazione si e' "trovato piacevolmente costretto" Ferruccio de Bortoli, mi sono intrattenuto in zona Cesarini delle vacanze (e' il caso di dirlo).
un libro che consiglio a tutti di comprare e leggere, oltre i pochi highlights che trascrivo qui.
Al contrario di oggi: A fine 2005 l'autarchia economica del nostro Paese è ormai un ricordo. Sono lontani i tempi in cui Mediobanca - guidata dall'infaticabile tessitore di intrecci societari Enrico Cuccia - rappresentava, utilizzando le parole di Gianni Agnelli, "il collo di bottiglia attraverso il quale passano tutte le grosse operazioni della proprietà statale e privata".
Il ricambio c'e' stato: "Di fronte al cambiamento strutturale dell'Italia, culminato con l'integrazione europea e il passaggio all'economia di mercato globalizzata, le grandi famiglie industriali hanno risposto cercando alloro interno idee e, soprattutto, uomini che avessero i valori e le competenze per consentire al nostro sistema capitalistico di fare quel salto di qualità indispensabile per non perdere il treno della competizione globale."
Fare impresa, non finanza: "Visione strategica, innovazione e una squadra guidata da valori condivisi sono, per Tronchetti Provera, elementi essenziali per ogni impresa che punta a essere vincente sui mercati internazionali. Un richiamo a guardare prima di tutto alle dinamiche industriali e a non farsi abbagliare dai facili guadagni che la finanza può generare nel breve termine. Una tentazione sempre in agguato per chi fa impresa"
Dall'Università ai vertici dell'industria italiana: Marco Tronchetti Provera non ha alcun dubbio quando nel 1971, a 23 anni, consegue la laurea in Economia alla Bocconi di Milano. Farà l'imprenditore, seguendo le orme paterne... terminati gli studi, Marco decide di fare un'esperienza fuori dai confini nazionali. Viene accettato a Londra dalla P&O per uno stage di sei mesi.. Dopo una breve parentesi presso una ditta che produceva impianti per la galvanica fondata proprio in quegli anni dal fratello maggiore Raffaele Bruno - la Galvanet Spa - Marco decide di aprire un terminal intermodale per container a Rho, alla periferia di Milano... Marco tronchetti Provera acquista un vecchio magazzino e lo trasforma in deposito container avviando la sua prima societa' che porta il nome di Sogemar... Il Terminal container di Milano divenne uno dei piu' importanti d'Italia tanto da convincere il Lloyd Triestino a dare a Marco la responsabilita' di una agenzia marittima... In seconde nozze, dopo il divorzio dalla giornalista Letiia Rittatore von Willer, Marco sposa nel 1978 Cecilia Pirelli, da cui avra' tre figli...Il nuovo leader del capitalismo italiano è arrivato da una delle più antiche famiglie industriali, i Pirelli. Quella stessa famiglia che, all'indomani dell'unità d'Italia, grazie a Giovan Battista Pirelli, avviò assieme a Gianni Agnelli, fondatore della Fiat, il processo di industrializzazione del nostro Paese. Marco Tronchetti Provera entra nella linea dinastica dei Pirelli nel 1978 dopo il matrimonio con Cecilia, figlia di Leopoldo capo del gruppo industriale Pirelli.. Successi imprenditoriali a parte, Marco Tronchetti Provera si presenta come l'uomo nuovo del capitalismo delle grandi famiglie industriali del nostro Paese. Alla continuita' con il passato, come solo una solida formazione alla scuola della Mediobanca di Enrico Cuccia e Vincenzo Maranghi e' in grado di assicurare, Tronchetti Provera associa una visione anglosassone della corporate governance e un modello piu' moderno di gestione delle imprese, basato sulla sua capacita' di creare valore per tutti gli stakeholder. Crede fermamente nel mercato e nella competizione e considera l'innovazione uno dei fattori critici di successo piu' importanti...
Interessi del Paese e rispetto delle istituzioni: "Gianni Agnelli, come ogni vero imprenditore, aveva il massimo rispetto delle istituzioni e operava nell'ambito della società. Queste sono le caratteristiche forti che Agnelli ha avuto e che credo siano un esempio per tutti gli imprenditori. Caratteristiche nelle quali anch'io mi, riconosco. Nessuna delle sue azioni è mai stata contro quelli che erano gli interessi del suo Paese e ha sempre nutrito grande rispetto per le istituzioni. Penso che queste siano precondizioni fondamentali per fare gli imprenditori in modo costruttivo"
Sviluppo del capitalismo italiano: responsabilità, non esercizio di potere: "Far crescere il sistema capitalistico italiano richiede idee e forza per applicarle. Richiede di considerare la gestione di impresa prima di tutto una responsabilità e non un esercizio di potere. Il nuovo leader delle telecomunicazioni italiane sembra avere le idee chiare e i numeri per interpretare al meglio, nel suo tempo, il ruolo che fu di Gianni Agnelli e, cioè, essere stimolo e guida per ii capitalismo italiano nel nuovo millennio. "
Il ruolo del padre: .."il padre, da cui impara che per raggiungere gli obiettivi più importanti servono grande tenacia e determinazione. Gli insegnamenti più importanti riguardano soprattutto i rapporti umani e il modo di fare impresa. In particolare, impara l'attenzione per le persone che si traduce nel fatto che `senza persone di qualità al proprio fianco e senza la capacità di saperle ascoltare non si costruisce nulla": Impara anche l'etica del lavoro che si traduce nella visione sociale del suo ruolo di imprenditore. Il profitto è un elemento importante perché l'impresa possa sopravvivere e si possa ingrandire. Il vero obiettivo di fare impresa è però quello di promuovere la crescita della società nel suo insieme."
Sviluppo immobiliare: "Contemporaneamente alla dismissione delle attività industriali, il piano di ristrutturazione prevedeva la cessione di parte delle aree immobiliari milanesi incluse nel Progetto Milano-Bicocca. Si trattava di un imponente progetto immobiliare e culturale: riconvertire gli oltre 700 mila metri quadrati della più antica fabbrica del Gruppo in un insediamento di terziario avanzato, cablato con fibre ottiche, destinato a ospitare università, centri studi, laboratori di ricerca e sviluppo, la nuova sede Pirelli e il Teatro degli Arcimboldi. Un' iniziativa di grande importanza per il futuro della Milano post-industriale, sia economico-sociale sia urbanistico, con lo stesso ruolo rivestito negli anni Sessanta dal Grattacielo Pirelli, progettato da Giò Ponti. Negli anni 1990-94 Pirelli ha venduto, in frazioni e in più lotti, immobili e terreni di Bicocca a diverse società terze - fra cui anche l'alloraMilano Centrale, ora Pirelli & C. Real Estate - che hanno poi sviluppato l'intero progetto. Il settore immobiliare, grazie alla professionalità delle persone che a ciò si sono dedicate, è riuscito a collocare sul mercato le aree di Bicocca per un controvalore di circa 500 miliardi di lire, realizzando e coordinando una serie di veicoli in cui terzi investitori hanno partecipato. In tal modo, Milano Centrale mantenne una partecipazione del 26 per cento nella società Progetto Bicocca con l'incarico di mandataria esclusiva per il coordinamento urbanistico, amministrativo e commerciale dell'intero programma di riconversione dell'area ex industriale.
Focalizzazione: pneumatici, cavi per energia e telecomunicazioni: La cessione degli asset non core - prodotti diversificati - portò il Gruppo a focalizzarsi su due settori: gli pneumatici e i cavi di trasporto energia e telecomunicazioni.
Ricerca e sviluppo: "Se negli anni del turnaround - 1992 e 1993 - la spesa in R&S del Gruppo era scesa rispettivamente a 254 e 268 miliardi di lire, a partire dal 1994 questa posta di bilancio ritorna a crescere arrivando a 287 miliardi per poi raggiungere i 303 miliardi di lire nel 1995. In relazione al fatturato, invece, la spesa in Ricerca & Sviluppo del gruppo Pirelli, a partire dal 1991, è continuamente scesa arrivando nel 1995 al 2,78 per cento del fatturato dal 3,35 per cento del 1991, sia per il continuo incremento del giro d'affari, sia anche grazie a una migliore focalizzazione dei progetti e a una più attenta gestione dei costi. La riduzione relativa al fatturato degli investimenti in R&S ha interessato in uguale misura sia il settore pneumatici che quello dei cavi e sistemi. Nel primo caso, l'incidenza sul fatturato degli investimenti in ricerca è scesa dal 3,89 per cento del 1991 al 2,78 percento del 1995 mentre per quanto riguarda il settore cavi energia e telecomunicazioni l'incidenza è passata dal 2,90 per cento del 1991 al 2,42 per cento del 1995."
La repentina opportunità della fibra ottica: I casi di successo non riguardarono solo il settore pneumatici. La ricerca di Pirelli riuscì a sviluppare in modo assolutamente innovativo la tecnologia fotonica impiegandola nel settore cavi e sistemi per le telecomunicazioni. La sfida era rappresentata dalla repentina sostituzione dei tradizionali cavi in rame con i nuovi cavi in fibre ottiche per la trasmissione delle informazioni. In questo nuovo business, Pirelli divenne uno dei principali protagonisti mondiali non solo puntando sulle fibre ottiche ma anche sugli amplificatori ottici dotati di caratteristiche molto avanzate.
Dedizione alla crescita della Pirelli: La riorganizzazione dell'azionariato di controllo di Pirelli e il crescente spazio che la stampa internazionale gli dedica, dopo il turnaround concluso con successo, non distraggono Marco Tronchetti Provera dal suo impegnativo lavoro. Per far crescere un'azienda e necessario fare ricerca, innovare, vedere il futuro prima dei concorrenti e saperlo concretizzare. Dunque, "l'uomo d'affari di cui tutti parlano", come lo definì il New York Times nel 1994, non ha tempo da dedicare ad altre sfide. E agli amici imprenditori che vorrebbero candidarlo alla Presidenza della Confindustria risponde, ringraziando, di doversi dedicare anima e corpo al rilancio della Pirelli.
L'immobiliare dai terreni della CAM del padre al nuovo polo fieristico di Milano: "L'attenzione al settore immobiliare del gruppo guidato da Tronchetti Provera non si esaurisce in Pirelli RE. A partire dal dicembre 2002 la Camfin, holding industriale a monte di Pirelli & C, acquisisce il 100% delle quote di Cam Immobiliare Spa. Quest'ultima società era stata costituita per gestire le proprietà immobiliari della società di famiglia dei Tronchetti. Gli asset più importanti sono rappresentati dai terreni dove sorgevano, alla periferia di Milano, gli ex stabilimenti della Cam, in particolare a Pero e a Rho. Negli ultimi anni, dopo l'approvazione del progetto del nuovo polo fieristico di Milano, la Cam Immobiliare ha progressivamente acquisito tutti i terreni vicini, con l'intenzione di valorizzarli al meglio proprio nella prospettiva della realizzazione del nuovo insediamento commerciale."
Il timing è tutto, come la fibra che impiegò 20 anni a decollare: il problema per un imprenditore che ha una visione è sempre stato quello di azzeccare i tempi giusti: bisogna aspettare che le tecnologie diventino mature a sufficienza per avere un valore economico. Ci sono state delle sfide vinte dopo vent'anni, come quella della fibra ottica, che ha impiegato un tempo lunghissimo prima di decollare. La prima fabbrica di Pirelli che produceva fibre ottiche venne costruita nel 1976 a Battipaglia.
Non inseguire i facili guadagni delle bolle come quella di internet: E proprio in questa fase che Tronchetti Provera mostra il suo volto da industriale. Guarda alle opportunità nell'ottica di stringere alleanze internazionali, migliorare i margini operativi e creare valore per gli azionisti. Sarebbe stato semplice, come fecero altri Gruppi industriali italiani, quotare uno spin-off alla Borsa di Milano, raccogliendo enormi quantità di denaro e alimentando l'illusione di profitti stratosferici in pochi anni, lasciando poi, come accadde nel caso di Seat PG-Tin.it, i risparmiatori con il cerino in mano quando la bolla speculativa è, inevitabilmente, esplosa.
Gli investimenti della Pirelli sul web: Il piano industriale e-Pirelli risultò innovativo per quegli anni. Tronchetti Provera pianificò un investimento di un miliardo di euro da impiegare non solo per sostenere i progetti Web dell'azienda. Costituì un fondo chiuso, EuroCube, gestito dalla società di gestione MyQube, alla cui guida pose l'ex direttore di Pirelli Gianiuca Braggiotti figlio di quell'Enrico Braggiotti, ex numero uno di Comit al tempo di Cuccia, e fratello di Gerardo Braggiotti, ex Mediobanca e diventato poi numero uno per l'Europa del gruppo bancario Lazard. L'obiettivo del fondo era di investire in start up legate al mondo di Internet e delle nuove tecnologie in Italia e in Europa. Molto simile all'idea di Carlo De Benedetti. La differenza sta nell'investimento: Tronchetti Provera rischiò in proprio e non con i soldi dei risparmiatori.
Cogli l'attimo con spinoff e startup: Per trarre il massimo beneficio dalla situazione favorevole di mercato, Tronchetti Provera, Carlo Buora e Giuseppe Morchio - i manager di Pirelli interessati all'operazione - avviano una serie di spin-off di attività legate alla fotonica. In particolare, l'attività nei sistemi ottici terrestri viene scorporata da Pirelli Cavi "Communication" e ceduta a Cisco System per un controvalore complessivo (inclusi i premi earn-out) di 2,15 miliardi di dollari. Una cifra altissima ma in linea con i multipli di mercato utilizzati nel boom della new economy. In questa operazione di riorganizzazione vengono create altre due start-up con sede negli Stati Uniti.
Lo sgonfiamento della bolla e vantaggi fiscali: Visto l'andamento delle borse Usa e con la precisa volontà di valorizzare le proprie attività nei componenti ottici legati alla e-technology, verso la fine di febbraio 2000 al quartier generale Pirelli di Milano prende corpo il progetto OTUSA. Non era previsto, almeno inizialmente, un trade sale - vendita a una società industriale -. L'idea di fondo, sostenuta da Tronchetti Provera, era di avviare l'iter per la quotazione al Nasdaq di OTUSA...Pirelli non riuscì, per motivi diversi e dopo contatti protrattisi da aprile fino a luglio 2000, a raggiungere un accordo con alcuno dei manager americani interpellati. Analoga conclusione ebbero anche le trattative con il venture capitalist interessato a entrare nella compagine sociale di OTUSA... Si deve, poi, aggiungere un altro elemento. OTUSA aveva nel 1999 un fatturato di appena 12 milioni di dollari, con una crescita prevista a 28 milioni di dollari nel 2000. Tutti generati da un unico cliente - Cisco System - che manteneva una partecipazione di appena il 10% nella società che si era rifiutato di acquistare quando PiSi deve, poi, aggiungere un altro elemento.
OTUSA aveva nel 1999 un fatturato di appena 12 milioni di dollari, con una crescita prevista a 28 milioni di dollari nel 2000. Tutti generati da un unico cliente - Cisco System - che manteneva una partecipazione di appena il 10% nella società che si era rifiutato di acquistare quando Pirelli lo aveva proposto. Tutto ciò aumentava il rischio dell'operazione. Da chi era posseduta esattamente OTUSA? E com'era stata pensata l'operazione? Focalizzando l'attenzione sulla componente azionaria, si può notare come la società Optical Technology Usa fosse controllata al 71 per cento da OTNL Olanda - Optical Technologies the Netherlands BV - società holding di diritto olandese, in grado di garantire vantaggi fiscali in caso di generazione di plusvalenze da cessione di partecipazioni, e al 19 per cento dalla Pirelli Cavi e Sistemi Spa.
Bernabè, la cessione Telecom e la "mancata" OPA: Franco Bernabè, amministratore delegato sfrattato da Colaninno e Gnutti, in una lettera inviata a tutti i dipendenti Telecom il 28 aprile 1999. Scriveva Bernabè: "Il passaggio del controllo di Telecom Italia a valle dell'Opa può avvenire su una qualsiasi delle scatole a monte delle quali si esercita il controllo di Telecom: può avvenire attraverso la Fingruppo di Colaninno, attraverso la Bell lussemburghese, può avvenire attraverso la Olivetti, può avvenire attraverso una qualsiasi di queste scatole finanziarie, senza tra l'altro pagare un premio per la cessione del controllo agli azionisti di Telecom Italia. Se una società lussemburghese ha il controllo di Telecom Italia, il suo controllo può andare nelle mani di chiunque senza possibilità, da parte delle autorità italiane, di controllare la destinazione di questa società". La previsione di Bernabè si realizzò il 28 luglio
2001. Quando l'operazione viene conclusa, il prezzo di Olivetti, in borsa, è di circa 2,25 euro per azione mentre l'acquisto delle stesse azioni da Bell SA avviene a 4,175 euro per azione. Attraverso la cessione del 23% di Olivetti, la "razza padana" intasca una plusvalenza da capogiro su cui non paga nessuna imposta, tagliando fuori dai benefici i piccoli azionisti... Marco Tronchetti Provera così risponde a chi gli contesta il mancato ricorso all'Opa nell'acquisizione delle quote Olivetti da Bell: "Questa è una interpretazione del tutto infondata e fuorviante. Olimpia comprò il 27% circa del capitale Olivetti, di cui il 21,6% riferibile in trasparenza a Pirelli. Come tutti sanno, l'obbligo di Opa secondo la legge italiana e le princzpali legislazioni europee scatta al superamento della soglia del3O%. Quelli che hanno gridato allo scandalo per la 'mancata Opa' sono gli stessi che hanno contribuito negli anni Ottanta afar nascere i junk bond e hanno plaudito a un'operazione tra le più brutte che siano mai avvenute in Italia, che è stata l'Opa Telecom. Quella Opa ha creato in capo a una delle principali aziende italiane un'enorme massa di debiti, che ha rischiato di schiacciare la Telecom; inoltre ha costretto per due anni a tentare delle operazioni finanziarie ímpresentabili che hanno rovinato l'immagine dell'azienda nel Paese. Coloro i quali hanno sostenuto questa tesi sono lontani dalla realtà e dimostrano di non conoscere i mercati internazionali. Purtroppo così si costruiscono teoremi sbagliati, come quello che si devono sempre fare delle Opa su tutto".
La Consob impone a Pirelli di consolidare Telecom, il TAR Lazio annulla il provvedimento: Appellandosi alle nuove norme del Testo Unico della Finanza, la Consob - guidata in quella fase da Luigi Spaventa - ravviso, nella lunga catena societaria che portava da Pirelli & C. Sapa fino a Telecom Italia e Tim, gli estremi del controllo da parte di Pirelli. Prima chiese maggiori informazioni a Tronchetti Provera, poi intimò a quest'ultimo di procedere alla redazione di un bilancio consolidato di Gruppo in base all'art. 3, lett. a) della legge 7 giugno 1974, n. 216. La conseguenza più evidente della richiesta Consob sarebbe stata l'attribuzione dei debiti di Olivetti e Telecom direttamente a Pirelli, creando, dal punto di vista contabile, una situazione difficilmente sostenibile per il gruppo della Bicocca. Ma non solo. Arrivando a un cumulo dei debiti su Pirelli, molte banche avrebbero dovuto alleggerire i propri affidamenti in quanto si sarebbero superati i massimali di impegno previsti da Bankitalia nei confronti di un solo gruppo industriale... vale la pena ricordare la sentenza del TAR del Lazio, datata 27 febbraio 2002, che risolse la questione dando ragione a Tronchetti Provera e annullando i precedenti provvedimenti della Consob che intimavano al Gruppo di procedere alla redazione di un bilancio consolidato direttamente su Pirelli.
Indicatore di linee di sviluppo, rispetto delle regole e delle minoranze: Già in questi ultimi anni, attraverso la sua discreta ma ferma e paziente opera all'interno di Confindustria e alcuni mirati interventi sui principali quotidiani, Tronchetti ha dimostrato di saper incidere, con le proprie idee e i propri valori, sulle scelte industriali del Paese; di saper indicare alla politica la strada giusta per lo sviluppo, pur senza invasioni di campo. Ora deve dimostrare di essere un leader, guidando la difficile fase di transizione del sistema industriale italiano verso una nuova identità. Ciò nonostante l'industriale possiede la tenacia
e la determinazione, oltre a una lungimirante visione strategica, che lo hanno prima portato al vertice di una delle principali famiglie industriali del nostro Paese e poi, dal 2001, a diventare il protagonista delle telecomunicazioni italiane. Capacità manageriali a parte, affinché Tronchetti Provera possa arrivare a ricoprire il ruolo di leader del capitalismo italiano occorre che i valori fondanti del suo modo di fare impresa siano assorbiti per osmosi da tutto il sistema. La responsabilità sociale d'impresa deve diventare non una "mano di bianco" he gli imprenditori tentano di darsi per migliorare l'efficacia della propria azione di marketing, bensì la base di ogni scelta strategica dell'azienda. La trasparenza e il rispetto delle regole devono essere vissuti dall'imprenditoria italiana non come un inutile peso cui si è costretti, dalle leggi o dalle circostanze, ad assoggettarsi, ma come una opportunità di far crescere quel valore intangibile che, forse, pesa più di ogni altra cosa nel bilancio di un grande gruppo multinazionale: la reputazione aziendale...Sradicare la mentalità, ormai diffusa e consolidata, che si possa governare un grande gruppo industriale o finanziario senza tener conto delle minoranze, dei risparmiatori che investono i propri soldi in Borsa, ma dimostrando anzi che la competenza dei manager può far guadagnare tutti loro, e non solo l'azionista di controllo delle aziende quotate.
Il futuro di Telecom: Il prossimo decisivo appuntamento è con i cambiamenti strategici delle telecomunicazioni mondiali, un impegno nel quale si misurerà la capacità di Telecom Italia di costruirsi un futuro da azienda globale nella competizione multimediale a tutto campo.










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