Sono stato attirato da titolo e recensioni, non me lo ha consigliato nessuno.
E' una lettura semplice e per molti versi stimolante. E anche un po' inquietante.
Vedere i problemi di oggi con gli occhi di un archeologo e la sua scala dei tempi, e' certamente interessante.
Su come l'uomo nel Paleolitico determino le condizioni della propria crisi: Dunque una delle cose che dobbiamo conoscere sul nostro passato è che il periodo Paleolitico Superiore, che può aver avuto inizio con il genocidio, terminò con un selvaggio barbecue di animali. II perfezionamento della caccia implicò la fine della caccia come stile di vita. Maggior facilita di procurarsi la carne significò più bambini. Più bambini significò più cacciatori. Più cacciatori, presto o tardi, significò meno cacciagione. Gran parte delle grandi migrazioni umane di quel periodo devono essere state determinate dalla necessità, dal momento che con i nostri festini itineranti mandavamo in rovina la Terra. L'archeologia dell'Europa occidentale durante l'ultimo millennio del Paleolitico mostra la decadenza dell'alto tenore di vita dei Cro-Magnon. La pittura rupestre ha alti e bassi fino ad arrestarsi completamente. Sculture e incisioni diventano rare. Le lame di selce diventano sempre più piccole. Anziché per uccidere i mammut, esse servono a colpire i conigli.
Sulla paura e il controllo sociale: Un popolo timoroso degli estranei è facilmente manipolato. I guerrieri, i presunti protettori della società, spesso diventano gli sfruttatori della protezione. In tempi di guerra o di crisi, il potere può facilmente essere sottratto ai molti con una promessa di sicurezza. Più il nemico è elusivo o immaginario, più è adatto per manipolare il consenso. L'Inquisizione svolse un'impetuosa azione contro il Diavolo.43 E la lotta tra capitalismo e comunismo nel XXsecolo presentava tutte le caratteristiche delle antiche guerre di religione. Per difendere questi sistemi valeva davvero la pena di rischiare di mettere fine al mondo? Oggi stiamo perdendo libertà conquistate con fatica, su pretesto di una "guerra al terrore" su scala mondiale, come se il terrorismo fosse un fenomeno nuovo. (Coloro che credono lo sia, dovrebbero leggere L'agente segreto, romanzo in cui attentatori anarchici suicidi si aggirano per Londra indossando esplosivi; fu scritto da Joseph Conrad un centinaio di anni fa.44).
Sui cambiamenti climatici in epoche remote, le brusche fluttuazioni e i problemi dell'adattamento: Analizzando le carote i ghiaccio antico che, come gli anelli degli alberi, contengono una registrazione annuale, i climatologi sono stati in grado di tracciare la temperatura media del pianeta nell'arco di circa 250.000 anni. Questi studi mostrano che il clima mondiale è stato insolitamente stabile durante gli ultimi 10.000 anni - esattamente il periodo di vita di agricoltura e civiltà. Sembra che sarebbe stato impossibile sviluppare l'agricoltura in un momento precedente, anche se ci avessimo provato. Le ricerche mostrano anche che il clima terrestre ha avuto nel passato brusche fluttuazioni, che hanno provocato la fine -o l'inizio - di un'epoca glaciale, non nel corso di secoli ma di decenni.
Le cause naturali ditali eventi non sono state del tutto comprese. I rapidi mutamenti potrebbero essere provocati da un qualche tipo di reazione a catena - forse un'improvvisa inversione delle correnti oceaniche, o un rilascio di metano dallo scioglimento del sottosuolo permanentemente gelato. Nel suo libro sugli studi delle carote di ghiaccio, Richard Alley sottolinea ciò che dovrebbe essere ovvio: «L'umanità ha costruito una civiltà adatta al clima che possediamo. Sempre di più, l'umanità sta utilizzando tutto ciò che il clima fornisce... [e] il clima delle ultime centinaia di anni è il meglio che possiamo sperare». Il costante surriscaldamento sarebbe già sufficientemente negativo, ma la conseguenza peggiore sarà un improvviso capovolgimento dell'equilibrio climatico terrestre - fino a tornare al vecchio regime di brusche fluttuazioni. Se questo accadrà, i raccolti saranno scarsi ovunque e il grande esperimento della civiltà conoscerà una fine catastrofica. Per quanto riguarda l'alimentazione siamo diventati specializzati, e quindi vulnerabili, quanto il felino con i denti a sciabola.
Il successo e' storicamente la prima causa di crisi: II fatto più sorprendente relativo al mondo antico è quanto recente esso sia. Nessuna città o monumento risale a più di 5000 anni fa. Da quando la civiltà' ebbe inizio sono state vissute interamente solo settanta vite circa, di settant'anni. Il suo intero corso occupa non più dello 0,2 per cento dei due milioni e mezzo di anni da quando il nostro primo antenato affilò una pietra. Nel capitolo precedente, ho indicato a grandi linee l'ascesa e il declino dell' "uomo cacciatore" nell'Età della pietra. Il suo stesso progresso, il perfezionamento di armi e tecniche, portò direttamente alla fine della caccia come modo di sussistenza (eccetto in alcuni luoghi in cui le condizioni erano favorevoli per la selvaggina). Poi, in diverse aree del mondo, venne la scoperta dell'agricoltura probabilmente da parte delle donne - durante il Neolitico. E da lì nacque il nostro esperimento della civiltà, che iniziò sotto forma di diverse avventure indipendenti che negli ultimi secoli si sono fuse (principalmente inglobando le popolazioni conquistate) in un unico grande sistema che ricopre e consuma la Terra. Vi sono segni che ora questo esperimento, come la caccia rischia di cadere vittima del suo stesso successo.
Le civiltà si evolvono in modo simile: Circa 3000 anni fa, la civiltà si era sviluppata in almeno sette territori: Mesopotamia, Egitto, Mediterraneo, India, Cina, Messico e Perù. L'archeologia mostra che approssimativamente solo la metà di queste civiltà avevano ereditato i prodotti della terra e gli stimoli culturali di altre società. Le restanti si erano costruite da sé, partendo da zero e senza sospettare che qualcun altro al mondo stesse facendo le stesse cose. Questo stringente parallelismo di concetti, procedimenti e forme ci dice qualcosa di importante: che date certe condizioni generiche, le società umane si muoveranno comunque verso dimensioni più grandi, complessità ed esigenze ambientali. La piccola civiltà dell'Isola di Pasqua fu una delle ultime a svilupparsi in modo indipendente. La prima di queste fu quella sumera, sorta laddove oggi si trova l'Iraq meridionale.
Sulla vita in babilonia e la sua fine: Qualora il Giardino dell'Eden possedesse una geografia fisica, sarebbe questa. ... La vita media, dedotta dalle sepolture di catal HuyÜk, era di 29 anni per le donne e 34 per gli uomini. Vi sono segni di diffusa deforestazione ed erosione dal 6000 a.C. Può darsi che i principali colpevoli siano stati gli incendi spontanei e il sovrapascolo delle capre, ma anche la combustione della calce per ricavare malta e intonaco contribuì a distruggere i territori boschivi fino a renderli la macchia spinosa e semideserta che vediamo oggi. Nel 5500 a.C. molti dei primi siti neolitici furono abbandonati. Come sull'Isola di Pasqua, il popolo aveva contaminato il proprio nido, o piuttosto lo aveva reso spoglio. Ma a differenza degli abitanti dell'Isola di Pasqua, questo popolo ebbe la possibilità di fuggire e ricominciare daccapo.
La caduta della civiltà Sumera:In quanto costruttori dei primi grandi canali di irrigazione del mondo, difficilmente si possono biasimare i Sumeri per non essere riusciti a prevedere le conseguenze della loro nuova tecnologia. Ma le pressioni politiche e culturali certamente peggiorarono le cose. Quando le popolazioni erano meno numerose, le città furono in grado di arginare il problema prolungando i periodi di maggese, abbandonando i campi rovinati e trasferendo la coltivazione in terre nuove, benché con maggior difficoltà e costi elevati. Dopo la metà del III millennio, non ci fu più terra nuova da coltivare. La popolazione allora era al massimo, la classe dirigente era instabile, e lo stato di guerra cronico richiedeva il. supporto di eserciti permanenti - quasi sempre un segno, e una causa, di problemi. Come gli abitanti dell'Isola di Pasqua, i Sumeri non riuscirono a riformare la loro società per ridurne l'impatto ambientale. Al contrario essi cercarono di intensificare la produzione, in special modo durante l'Impero accadico (2350-2150 ca. a.C.) e il loro canto del cigno fu con la Terza Dinastia di Ur, che cadde nel 2000 a.C. Il breve Impero di Ur rivela lo stesso comportamento che abbiamo osservato sull'Isola di Pasqua: esso rimase fedele a convinzioni e pratiche radicate, derubò il futuro per pagare il presente, spese le ultime riserve di capitale naturale in una sconsiderata bisboccia di eccessiva ricchezza e splendore. I canali furono estesi, i periodi di maggese ridotti, la popolazione aumentò, e l'eccedenza economica fu concentrata nella stessa Ur per sostenere progetti di grandiose costruzioni. II risultato fu poche generazioni di prosperità (per i sovrani), seguite da un collasso dal quale la Mesopotamia meridionale non si è mai risollevata.
La piramide umana e la piramide alimentare: E la piramide umana è a sua volta sostenuta da una piramide naturale meno visibile - la catena alimentare e tutte le altre risorse dell'ambiente circostante, spesso definite "capitale naturale". Le storie di Roma e dei Maya mostrano anche, a mio parere, che le civiltà spesso si comportano come modelli di vendita "piramidale", prosperi solamente quando crescono. Esse accumulano ricchezza nel centro da una periferia in espansione, che potrebbe essere la frontiera di un impero politico e commerciale o una colonizzazione della natura attraverso l'uso intensivo delle risorse, spesso entrambe le cose. Una simile civiltà è quindi più instabile al suo apice, quando ha raggiunto il massimo sfruttamento dell'ambiente. A meno che non compaia una nuova fonte di ricchezza o di energia, essa non ha più possibilità di aumentare la produzione o assorbire l'urto delle fluttuazioni naturali.
Problemi ecologici ad Atene e impossibilità di soluzione politica:Gli ateniesi cominciarono ad allarmarsi per la deforstazione già nel VI secolo a.C. A quell'epoca le popolazioni delle città greche stavano crescendo rapidamente, gran parte del legname era già stato tagliato, e i poveri coltivavano con risultati disastrosi le colline che erano state denudate dalle capre. A differenza dei Sumeri, che probabilmente non furono consapevoli della distruzione causata dai loro metodi d'irrigazione fino a quando fu troppo tardi, i Greci capirono cosa stava accadendo e cercarono di fare qualcosa. Nel 590 a.C., lo statista ateniese Solone, comprendendo che il problema derivava in parte dalla povertà rurale e dall'allontanamento dalla terra da parte dei potenti nobili ateniesi, dichiarò fuorilegge la servitù per debito e l'esportazione di prodotti alimentari; cercò anche di vietare la coltivazione sui declivi. Una generazione più tardi Pisistrato, un altro politico ateniese, offrì sovvenzioni per le piantagioni di ulivi, che avrebbero rappresentato un'efficace misura di rigenerazione in special modo se combinata con la coltivazione a terrazze." Ma così come accade anche ai giorni nostri, i finanziamenti e la volontà politica non furono adeguati all'impresa. Circa 200 anni dopo, nel suo dialogo incompiuto Crizia, Platone redasse un vivido resoconto dei danni, dimostrando una profonda conoscenza della connessione tra acqua e boschi:
Sull'evoluzione delle società come conseguenza dell'agricoltura: L'invenzione dell'agricoltura in sé è un treno incontrollato, poiché porta all'espansione delle popolazioni ma raramente risolve il problema alimentare a causa di due inevitabili (o quasi inevitabili) conseguenze. La prima è biologica: la popolazione aumenta fino a quando raggiunge i limiti dell'offerta alimentare. La seconda è sociale: tutte le civiltà diventano gerarchiche; la concentrazione della ricchezza verso l'alto ne ostacola la circolazione
La civiltà e' un esperimento recente: La civiltà è un esperimento, uno stile di vita molto recente nella storia umana, e ha la tendenza a cadere in ciò che io chiamo trappole del progresso. Un piccolo villaggio in un terreno fertile nei pressi di un fiume, è una buona idea; ma quando il villaggio diventa una città e costruisce strade sul terreno fertile, allora diventa una cattiva idea. Se la prevenzione avrebbe potuto essere semplice, la cura potrebbe invece risultare impossibile: non è facile trasferire una città. Questa incapacità umana di prevedere odi prestare attenzione - le conseguenze a lungo termine potrebbe essere intrinseca alla nostra specie, una caratteristica forse originatasi all'epoca della caccia e della raccolta.
La dinamica della popolazione e lo sviluppo industriale: Eppure nonostante i relitti di civiltà passate che ingombrano la Terra, l'esperimento della civiltà nel suo complesso ha continuato a diffondersi e crescere. I numeri (nella misura in cui possono essere calcolati) riportano quanto segue: una popolazione mondiale di circa 200 milioni di persone all'epoca dell'apogeo di Roma nel II secolo d.C.; circa 400 milioni nel 1500, quando l'Europa raggiunse le Americhe;2 un miliardo di persone nel 1825, all'inizio dell'Età del carbone; 2 miliardi nel 1925, quando stava prendendo il via l'Età del petrolio; e 6 miliardi nel 2000. Perfino più allarmante della crescita è l'accelerazione: perché la popolazione aumentasse di 200 milioni di persone dopo il II secolo ci vollero tredici secoli; gli ultimi 200 milioni di persone in più, sono apparsi in soli treanni....Nel 1991 William McNeill concludeva: «La moderna ondata demografica, in gran parte sostenuta dai nuovi prodotti della terra, non si è ancora esaurita, con drastiche ma impre-
vedibili conseguenze ecologiche».25 Nei quindici anni trascorsi da quando queste parole furono scritte, sulla Terra è apparso un miliardo di persone in più - lo stesso numero di persone che costituivano l'intera popolazione nel 1825, all'inizio della meccanizzazione. E lo stesso numero di persone che sarebbe in grado di sostenersi con la forza del proprio lavoro se la civiltà industriale dovesse venir meno. Non sapremo mai quando, dove, e nemmeno se la Rivoluzione industriale avrebbe avuto luogo nel caso in cui l'America non fosse esistita. La mia ipotesi è che sarebbe avvenuta comunque - ma più tardi, più gradualmente, e in un modo diverso. Avrebbe potuto iniziare in Cina anziché in Europa, oppure in entrarnbe.26 Ma questa è la scuola dei "se".










A completamento di questo commento, suggerisco la lettura di un'altro libro che dovrebbe, secondo il mio modesto parere, diventare testo consigliato nelle scuole: "Catastrofi", di Jared Diamond.
Scritto da: Ambrogio | 19/09/07 a 11:34