Puff puff.. finalmente l'ho finito. Molto interessante, densissimo di informazioni per me nuove, 340 pagine "pesantuccie".
Ecco qlcuni appunti:
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L'uomo fu sottoposto a vari test: gli vennero mostrate alcune forme (cerchi, quadrati) e fotografie di uomini e donne. Non diede segno di riconoscere ciò che i suoi occhi fissavano. Eppure, quando gli furono mostrate le immagini di persone felici o arrabbiate, riuscì a cogliere le emozioni espresse, con una precisione tale da far escludere che si trattasse di una semplice casualità. Ma come aveva fatto?
Scansioni cerebrali effettuate durante il test rivelarono una variante nel tragitto abituale percorso dalle immagini dall'occhio al talamo, in base al quale tutte le sensazioni arrivano prima al cervello e poi alla corteccia visiva. Il secondo percorso manda le informazioni dall'amigdala direttamente al talamo (il cervello ha due emisferi, destro e sinistro). L'amigdala estrae il contenuto emotivo dai messaggi non verbali, ad esempio un'espressione severa, un cambio improvviso di postura, o un mutamento nel tono di voce, addirittura alcuni microsecondi prima che ci rendiamo conto di cosa stiamo guardando.
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La conversazione svolse esattamente come previsto: entrambe le donne, infatti, erano volontarie in un esperimento svolto presso la Stanford University sulle conseguenze sociali della repressione emotiva; a una di loro era stato chiesto di celare i suoi veri sentimenti.21 Com'è comprensibile, la donna emotivamente aperta non si sentì a proprio agio con l'altra durante la conversazione, ebbe addirittura l'impressione di non volere una persona del genere come amica.
La donna che nascose i suoi sentimenti percepì tensione e disagio durante la conversazione, si sentì ansiosa e preoccupata. E interessante notare che ebbe un forte aumento di pressione a mano a mano che la conversazione procedeva. Reprimere le sensazioni perturbanti ha un prezzo a livello fisiologico: la pressione alta era il riflesso dello sforzo emotivo.
Ma ecco la grossa sorpresa: la donna sincera e onesta presentava lo stesso innalzamento di pressione di quella che aveva soffocato i propri sentimenti. La tensione non solo era palpabile, ma anche contagiosa.
La franchezza è la risposta naturale del cervello: la rete neurale trasmette ogni minimo impulso percettivo ai muscoli del viso, rendendo le nostre sensazioni immediatamente visibili. Esprimere le emozioni è un meccanismo automatico e inconscio; reprimerle richiede uno sforzo consapevole. Negare ciò che proviamo, cercare di nascondere la paura o la rabbia, esige un certo impegno, e raramente si ottengono risultati perfetti.
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L'automaticità della via bassa è il segreto della sua rapidità. L'amigdala, ad esempio, coglie i segni della paura nel viso di una persona a velocità incredibile, in un lampo pari a 33 millisecondi, che in alcune persone arriva addirittura a 17 millisecondi (meno di due centesimi di secondo). Una lettura così rapida attesta l'ipervelocità della via bassa, così fulminea che la mente non è consapevole della percezione (ma lo è invece della vaga impressione di disagio che ne risulta).
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I neuroni specchio, dopo essere stati scoperti nelle scimmie, sono stati individuati anche nel cervello umano. In un interessante studio, un elettrodo delle dimensioni di un raggio laser ha monitorato un singolo neurone di una persona cosciente: il neurone si è attivato sia quando la persona si aspettava il dolore (una puntura di spillo), sia quando vedeva qualcun altro subire una puntura di spillo: un'istantanea neurale dell'empatia primaria in azione.
Molti neuroni specchio agiscono nella corteccia premotoria, che governa una serie di attività come parlare, muoversi, o semplicemente avere l'intenzione di fare qualcosa. Poiché sono adiacenti ai neuroni motori, la loro collocazione implica che le aree del cervello preposte al movimento cominciano già ad attivarsi quando vediamo qualcuno compiere un certo gesto.' Quando ripassiamo mentalmente un'azione (ad esempio facciamo una prova del discorso che dobbiamo tenere, o immaginiamo le buche migliori del nostro percorso a golf), nella corteccia premotoria si attivano gli stessi neuroni che entrerebbero in gioco se stessimo realmente pronunciando quelle parole o realizzando quella buca. Simulare un atto, nel cervello, equivale a compierlo, tranne nel caso in cui la sua esecuzione effettiva sia impossibile.'
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La capacità di percepire lo stato d'animo altrui dipende dal grado d'intensità dell'attenzione prestata: ciò avviene più rapidamente, e sulla base di spunti impercettibili, soprattutto in circostanze ambigue. Viceversa, più ci sentiamo depressi, meno siamo in grado di stabilire un'empatia.
Per riassumere: l'autoisolamento in ogni sua forma uccide l'empatia, e a maggior ragione la sensibilità. Quando ci concentriamo su noi stessi, l'orizzonte si restringe e problemi e preoccupazioni s'ingigantiscono. Ma se ci concentriamo sugli altri, il nostro mondo si espande. I problemi sono relegati in un angolino della nostra mente e sembrano più piccoli; viene enfatizzata la predisposizione a entrare in sintonia con gli altri, e di conseguenza di aiutarli.
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L'elevato tasso metabolico di queste reti «sensibili alle persone>> rivela la particolare importanza che ha il mondo sociale nella struttura del cervello. Intervenire sulla nostra vita sociale può essere considerata l'attività preferita del cervello nei momenti di pausa, una specie di bellissimo programma televisivo. I circuiti «personali», in effetti, si placano solo quando il cervello si dedica a un compito impersonale, come verificare le cifre di un estratto conto.
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Anche se le capacità cognitive di un paziente lobotomizzato rimanevano intatte, si osservavano due «effetti collaterali» all'epoca inspiegabili: le emozioni dei pazienti risultavano attenuate, se non addirittura eliminate, ed essi mostravano disorientamento nelle situazioni sociali per loro nuove. La neuroscienza odierna sa che ciò avveniva poiché l'OFC gestisce l'interazione fra il mondo sociale e ciò che proviamo, dicendoci come agire. Nel momento in cui veniva a mancare lo schema interpersonale, i pazienti lobotomizzati si trovavano completamente sperduti in qualsiasi situazione sociale nuova.
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Cohen è stato un pioniere nella «neuroeconomia», l'analisi delle forze neurali nascoste che guidano le decisioni sia razionali sia irrazionali prese in ambito economico, un'arena dove entrambe le vie, alta e bassa, svolgono una funzione importante. Gran parte di queste ricerche sono incentrate sulle aree cerebrali attive durante le interazioni interpersonali, e hanno implicazioni immediate sulla comprensione delle forze irrazionali che muovono i mercati economici.
Cohen afferma: «Oggi abbiamo più facilmente accesso a tutto ciò che desideriamo, ad esempio lo zucchero e i grassi. Ma dobbiamo considerare i nostri interessi a breve e lungo termine».
Questa valutazione passa dalla corteccia prefrontale: essa detiene la facoltà di dire no agli impulsi, che si tratti di prendere un'altra tazza di cioccolata calda o di vendicare un'offesa, In momenti del genere, la via alta domina quella bassa.
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Qualcosa di simile è stato osservato sin dai primi anni dell'esplosione di Internet: online gli adulti si abbandonano in modo infantile al turpiloquio e alle allusioni sessuali. Di solito la via alta ci tiene a freno. Ma su Internet manca quella specie di feedback di cui l'OFC ha bisogno per aiutarci a controllare il nostro comportamento dal punto di vista sociale.
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I nostri ricordi sono in parte ricostruzioni. Ogni volta che ne recuperiamo uno, il cervello lo riscrive in parte, aggiornando il passato in base alle conoscenze e alle preoccupazioni attuali. LeDoux spiega che,
Ekman ha creato un CD, dal titolo MicroExpression Training Tool,
che secondo lui può aiutare praticamente chiunque a fare grandi progressi nel campo delle microindagini. Finora decine di migliaia di persone hanno sperimentato questa procedura di addestramento, che richiede meno di un'ora per essere portata a termine.
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Il Narcisismo aziendale presenta rischi molto evidenti. Alimentare le manie di grandezza (nel leader, o in qualche falsa autorappresentazione collettiva condivisa da tutta la compagnia) diventa la norma operativa. Il sano dissenso scompare. Ogni azienda che venga defraudata di una percezione obiettiva delle cose non riuscirà più a reagire con prontezza alla dura realtà dei fatti. Le aziende narcisistiche incoraggiano implicitamente questa dupli-
cità, anche quando ostentano candore e dati oggettivi. Le illusioni co-
iuni prosperano in maniera direttamente proporzionale alla soppres-
sione della realtà. Quando il narcisismo si diffonde all'interno di una compagnia, chi sfida l'autoadulazione (anche con informazioni cruciali) minaccia tutti coloro che contano sull'intossicazione narcisistica, ridimensionandoli con una sensazione di fallimento e vergogna. Nella psiche del narcisista, la reazione automatica a una minaccia del genere è la rabbia. In una compagnia narcisistica, chi mette in pericolo l'immagine grandiosa che il gruppo ha di se stesso viene di solito retrocesso, richiamato o licenziato.
L'organizzazione narcisistica diventa un universo morale a sé stante, un mondo i cui obiettivi, validità e mezzi non sono messi in dubbio, ma accettati come dogmi. E un mondo in cui fare qualunque cosa ci serva, per ottenere tutto ciò che vogliamo, sembra perfettamente accettabile. L'autocelebrazione maschera la distanza dalla realtà. Le regole non si applicano a noi, ma solo agli altri.
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I tipi machiavellici odierni, come 'il direttore' mellifluo ma tirannico, riescono a ottenere successi personali. Ma alla lunga corrono il rischio che le loro relazioni avvelenate e la pessima reputazione possano danneggiarli. La storia personale di un machiavellico sarà inevitabilmente disseminata di ex amici, ex amanti ed ex soci d'affari pieni di rancore, tutti traboccanti di dolore o risentimento. Ciò nonostante, una società molto mobile può offrire un habitat accogliente ai machiavellici: infatti di volta in volta essi possono prepararsi a nuove conquiste, abbastanza lontani dall'ultimo campo di battaglia da non essere raggiunti dall'eco dei loro misfatti.
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Baron-Cohen ha ideato un test per determinare il livello di percezione di ciò che gli altri sentono. Il test è chiamato QE, cioè «quoziente empatico» (non «intelligenza emotiva», significato che QE ha assunto in molte lingue), e le donne in media battono gli uomini. Le donne superano gli uomini anche nei test di cognizione sociale, come capire un eventuale passo falso in una certa situazione sociale, e nell'attenzione empatica, cioè intuire le sensazioni o i pensieri di un'altra persona. Le donne, infine, tendono a superare gli uomini nel test di Baron-Cohen sull'interpretazione dei sentimenti di una persona a partire solo dallo sguardo (vedi capitolo 6).
Ma quando si tratta di pensiero sistematico, il vantaggio passa al cervello maschile. Come sottolinea Baron-Cohen, gli uomini ottengono in media punteggi più alti delle donne nei test sull'abilità intuitiva per la meccanica; nella comprensione di sistemi complessi; nel tipo di attenzione necessaria a individuare figure nascoste in mezzo a disegni complicati e nella ricerca visiva in generale. E in questi test le persone affette da autismo superano la maggior parte degli uomini, così come ottengono il punteggio più basso di qualsiasi altro gruppo nei test sull'empatia.
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L'ossitocina genera un senso di rilassamento appagante; le endorfine imitano il piacere assuefacente dell'eroina nel cervello (seppur con intensità minore). Nel caso di un bambino, sono i genitori, la famiglia e i compagni di scuola a offrire questa piacevole sicurezza; in seguito, amici e fidanzati attivano gli stessi circuiti. I sistemi che secernono le sostanze chimiche dell'amore appagante comprendono elementi familiari del cervello sociale.
In caso di danni alle aree con il maggior numero di recettori per l'ossitocina, l'istinto materno risulta gravemente compromesso. I circuiti attivati sembrano gli stessi sia nelle madri, sia nei figli; pare inoltre che forniscano parte del cemento neurale ai legami di affetto madrefiglio. Uno dei motivi per cui i bambini allevati con amore hanno la percezione di una base sicura è che le sostanze chimiche del loro cervello evocano una sensazione di «va tutto bene»
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Una riparazione riuscita (come l'intesa finale raggiunta dalla bimba di tre anni e dallo zio) rende più sereni entrambi i partner. Un fallimento continuo ha l'effetto opposto. La capacità di porre rimedio a una mancata connessione (uscire indenne da una tempesta emotiva interpersonale e connettersi di nuovo) è uno dei segreti per vivere felici. Si tratta non tanto di eludere gli inevitabili capovolgimenti e frustrazioni della vita, quanto di imparare a riprendersi. Più veloce è il recupero, maggiore sarà la predisposizione al benessere.
studio ha osservata il comportamento dei genitori di alcuni bambini in età prescolare durante una lite coniugale. Alcune coppie esprimevano antagonismo e disunione mentre cercavano di risolvere i loro problemi. Nessuno dei due partner voleva ascoltare l'altro, erano arrabbiati e sprezzanti, e si allontanavano spesso l'uno dall'altra a mano a mano che l'ostilità aumentava. I figli di queste coppie ripetevano questo modello con i compagni di scuola, mostrandosi esigenti e stizzosi, attaccabrighe e ostili.
Viceversa, le coppie che durante i loro disaccordi mostravano maggior calore, empatia e comprensione reciproca si avvicinavano insieme alla genitorialità con altrettanta armonia, per non dire giocosità. Avevano figli capaci di andare d'accordo con i compagni e di gestire eventuali scontri in maniera più costruttiva. Il modo in cui le coppie gestiscono i loro disaccordi anticipa l'atteggiamento dei figli, perfino ad anni di distanza.
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In una ricerca condotta fra gli studenti di college americani, è emerso che la maggior parte delle allergie sociali delle donne si sviluppa a causa dei comportamenti grossolani o sconsiderati dei loro fidanzati, ad esempio il rotolo nuovo su quello finito. Gli uomini, dal canto loro, si indispettiscono se le fidanzate sono egocentriche o troppo prepotenti. Le allergie sociali peggiorano in caso di esposizione ripetuta. Una donna che scrolla le spalle davanti agli atteggiamenti maleducati del suo partner a due mesi dall'inizio della storia, li troverà a stento tollerabili dopo un anno. L'eccesso di sensibilità riveste importanza solo in base alla rabbia e al disagio che provoca: più danno fastidio a una persona, maggiori probabilità ci sono che la coppia si rompa.
Gli psicoanalisti sottolineano che il desiderio di una persona <<perfetta>> che soddisfi ogni nostra aspettativa, percepisca empaticamente e venga incontro a ogni nostro desiderio è una fantasia primaria impossibile da realizzare. Se impariamo ad accettare il fatto che nessun amante o coniuge potrà mai soddisfare tutti i desideri irrealizzati che ci portiamo dietro sin dall'infanzia, cominceremo a percepire il partner in maniera più completa e realistica, anziché vederlo attraverso la lente dei nostri desideri e proiezioni.
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I neuroscienziati aggiungono che attaccamento, accudimento e desiderio sessuale sono soltanto alcuni dei principali sistemi neurali che guidano i nostri desideri e le nostre azioni. Tra gli altri vi sono l'esplorazione (e relativa conoscenza del mondo) e i legami sociali." Ognuno di noi vive gli impulsi neurali di base secondo la propria scala di priorità: alcuni preferiscono vagabondare, altri socializzare. Quando si tratta dell'amore, tuttavia, attaccamento, accudimento e sesso si trovano in genere in cima alla lista, in un ordine o nell'altro.
Gottinan afferma che quando un bisogno primario (ad esempio, di contatto sessuale o di accudimento) rimane insoddisfatto, proviamo un sentimento di profonda insoddisfazione, che si può manifestare sia sottilmente come vaga frustrazione, sia in maniera più esplicita come rancore continuo. I segnali di scontento neurale sono i segni premonitori di un'unione in crisi.
D'altra parte, le coppie che vivono insieme felicemente per decenni tendono a manifestare un fenomeno abbastanza curioso. La loro continua intesa sembra lasciare tracce anche sul viso, poiché le due persone giungono ad assomigliarsi: pare che, provando le stesse emozioni nel corso degli anni, i muscoli facciali tendano a «scolpirsi» in maniera analoga." Poiché ogni emozione contrae e rilassa un insieme specifico di fasci muscolari, due partner che sorridono o si irritano all'unisono rafforzano la medesima muscolatura. Questo processo forma gradualmente solchi, rughe e linee simili, facendo sì che i due volti abbiano alcuni tratti in comune.
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In quell'anno (1957) i ricercatori dell'Università del Wisconsin cominciarono a studiare circa 10.000 studenti dell'ultimo anno delle superiori, quasi un terzo di quelli di tutto lo Stato. Gli adolescenti furono in seguito reintervistati all'età di 40 anni, e di nuovo poco dopo i 50. Verso i 65 anni, un gruppo di ex ragazzi fu reclutato per una ricerca supple-
mentare da Richard Davidson dell'Università del Wisconsin e condotto presso il WM. Keck Laboratory for Functional Brain Imaging and Behavior. Usando strumenti di misurazione decisamente più efficaci rispetto a quelli disponibili nel 1957, Davidson provò a correlare storia sociale, attività cerebrale e funzionalità immunologica di queste persone.
La qualità delle relazioni degli ex studenti nel corso della vita era stata analizzata nei precedenti colloqui. Nella ricerca di Davidson essa fu posta a confronto con il logorio dei corpi. Fu misurata l'attività cronica di sistemi che fluttuano nella gestione dello stress, compresi la pressione sanguigna, il colesterolo e i livelli del cortisolo e degli altri ormoni dello stress. L'insieme di questi e altri valori permette di calcolare non solo le probabilità di essere colpiti da un disturbo cardiovascolare, ma anche il declino della funzionalità fisica e mentale in tarda età. Una somma complessiva alta è indice di morte precoce .12 I ricercatori rilevarono che le relazioni interpersonali contavano molto: c'era uno stretto rapporto fra avere un profilo fisico ad alto rischio e un accumulo di emozioni negative dovuto alle relazioni più importanti nella vita di quelle persone.
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Ma, come Borden, chiunque debba accudire un congiunto giorno e notte è sottoposto a uno stress enorme. Questa tensione inevitabilmente si ripercuote sulla salute e sul benessere di una persona, anche la più devota.
I dati più convincenti in proposito emergono dal lavoro di un gruppo di ricerca interdisciplinare della Ohio State University, guidato dalla psicologa Janice Kiecolt-Glaser e da suo marito, l'immunologo Ronald Glaser.38 Attraverso una serie di studi, essi hanno dimostrato che gli effetti di uno stress continuo arrivano a influire sull'espressione dei geni nelle cellule immunitarie, essenziali per combattere le infezioni e curare le ferite.
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Sotto stress, il cervello di una donna produce più ossitocina di quello di un uomo. L'ormone ha un effetto calmante e spinge le
donne a cercare gli altri: occuparsi dei figli, parlare con un'amica e così via. Shelley Taylor, psicologa della UCLA, ha scoperto che quando le donne accudiscono qualcuno o si dedicano alle amiche, il corpo secerne una dose aggiuntiva di ossitocina, che le tranquillizza ulterior-
mente.` Si tratta di un impulso che forse è unicamente femminile. Gli androgeni (gli ormoni sessuali maschili) limitano gli effetti calmanti dell'ossitocina. Gli estrogeni, gli ormoni sessuali femminili, li esaltano.
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Nel piccolo regno himalayano del Bhutan la «felicità nazionale lorda»
del Paese è tenuta in considerazione alla pari del prodotto interno lordo, indicatore economico standard riconosciuto ovunque nel mondo! La politica pubblica, ha dichiarato il re, dovrebbe essere legata alla sensazione di benessere delle persone, non solo all'economia. Di certo, i pilastri della felicità nazionale in Bhutan includono sicurezza economica personale, un ambiente incontaminato, sistema sanitario, educazione che preservi la cultura locale e democrazia. Ma la crescita finanziaria in sé è solo una parte dell'equazione.
La felicità nazionale lorda non esiste solo per il Bhutan: l'idea di dare alla felicità delle persone e a una vita soddisfacente lo stesso valore (se non un valore maggiore) dello sviluppo economico in sé è stata abbracciata da un gruppo internazionale di economisti piccolo ma in espansione. Essi considerano fuorviante l'idea universale dei circoli politici di tutto il mondo, ovvero che il consumo di un maggior numero di prodotti comporti maggior felicità nelle persone. Stanno sviluppando nuove tecniche per misurare il benessere in termini non solo di reddito e impiego, ma anche di soddisfazione nelle relazioni personali e di sensazione di avere uno scopo nella vita.
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Ma le teorie economiche alla base delle politiche nazionali hanno scarsi mezzi per tener conto delle sofferenze umane (benché sia la norma stimare i costi in denaro di disastri come inondazioni o carestie) Bisogna creare nella società la capacità di provare compassione. Gli economisti, ad esempio, dovrebbero studiare i benefici sociali di un'educazione dei figli socialmente intelligente e di programmi scolastici imperniati sulle competenze sociali ed emotive, sia nel sistema educativo, sia nelle carceri." Gli sforzi di tutta la società per ottimizzare il funzionamento del cervello sociale potrebbero avere ripercussioni vantaggiose a catena sia per i bambini, sia per la comunità in cui essi vivranno. Credo che i benefici andranno da un profitto scolastico più alto a un rendimento migliore sul lavoro, da bimbi più felici e socialmente capaci a una migliore sicurezza della comunità, nonché a uno stato di salute perdurante. Persone più istruite, sicure e sane danno un maggior contributo a ogni economia.
Lasciando perdere le speculazioni grandiose, connessioni sociali più profonde potrebbero avere vantaggi immediati per tutti noi.
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