Entro gennaio i partecipanti alla gara per le frequenze del sistema
wimax dovranno presentare la prima offerta economica. A quel punto
scatteràl’asta.Poca cosa, prevedono tuttavia dal ministero delle
Comunicazioni, rispetto alla gara che agli inizi degli anni duemila si
scatenò per le licenze del servizio mobile Umts. E dopo i primi
entusiasmi (accesi soprattutto dai fornitori di apparati interessati a
nuove commesse) inizia ad essere più chiaro che il wimax non sarà
l’attesa rivoluzione di internet.
Si tratta di un sistema di trasmissione a banda larga senza fili, le
cui licenze sono state già assegnate praticamente in tutta Europa.
L’Italia è arrivata buon ultima con alle spalle esperienze di incassi
marginali: al di sotto dei 100 milioni di euro sia in Francia che in
Germania. Sono in tutto 48 le società che hanno presentato una prima
manifestazione di interesse e la prossima settimana sapranno se saranno
ammesse alla gara (si prevedono solo un paio di esclusioni tra gli
operatori meno strutturati). Tuttavia non è detto che chi si è fatto
avanti in prima battuta decida effettivamente di proseguire: non è un
mistero del resto che il modello di business del wimax presenti ancora
elevate incertezze rispetto agli investimenti richiesti.
Il suo utilizzo più proficuo consisterebbe forse nel lancio di
terminali e applicazioni che funzionano in "mobilità", ma per farlo con
costi ragionevoli occorrerebbero frequenze più "basse" (2,5 gigahertz
anziché 3,5 gigahertz) che attualmente non sono state messe a
disposizione. Resta il modello alternativo: utilizzare la banda larga
wireless per scavalcare l’"ultimo miglio" di Telecom Italia e portare
collegamenti nelle case e negli uffici anche nelle zone più periferiche
del Paese.
Ci credono (abbastanza) Fastweb e con meno convinzione Wind, Bt,
Eutelia e la stessa Telecom Italia. Ha rinunciato Tiscali, che ritiene
le frequenze messe in palio poco interessanti in rapporto a
quantooccorrerebbe investire per un servizio che si riveli realmente
remunerativo. E sono fuori della partita Vodafone e 3, per ora
disinteressate al business. Per il ministero delle Comunicazioni questa
è la prova che il wimax non finirà nelle mani dei soliti noti, dando
invece spazio a piccole realtà societarie su base locale: un tassello
di democrazia digitale.
A guardare la lista dei partecipanti ( http://www.comunicazioni.
it/news/pagina297.html) si scoprono in effetti nomi minorio nuovi per
il settore internet: da Toto Costruzioni Generali a Elettronica
Industriale spa (gruppo Mediaset).Ma l’impressione,dietro le quinte, è
che ben pochi siano disposti a investire cifre ragguardevoli per un
servizio che è ancora poco più di un’incognita.

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