La gente passa su internet, internet e’ digitale, quini
spingiamo il digitale terrestre:

Tuttavia, l’erosione di ascolti e di
risorse, che lo sviluppo dell’offerta  multicanale
determina nei confronti della televisione
generalista,  rischia  nel medio termine di mettere
in crisi la
capacità degli operatori di servizio  pubblico di
perseguire la loro
missione. Ciò è particolarmente vero su segmenti
di utenza più giovani
e culturalmente dinamici, fortemente attratti 
dall’offerta generata
dall’incontro tra l’audiovisivo e internet. Da
questo discende la
necessità di ripensare l’offerta di servizio
pubblico oltre l’orizzonte
tradizionale della televisione generalista, articolandola in 
ragione
del nuovo universo multicanale. 
In tale senso, il passaggio dalla televisione analogica a quella
digitale  terrestre, passaggio comune a tutti i paesi europei
e dunque
inevitabile, deve essere visto non come un vincolo ma come
un’occasione
per innovare l’offerta con una visione editoriale di largo
respiro e
per recuperare le posizioni di mercato che la televisione generalista
sta perdendo.

Sulle nuove cose, non sappiamo in che direzione andare:

Ciò
deriva principalmente dalla mancanza di una gestione e di una vision
unitarie sul mondo on line, che si riflette in un’offerta
debole e non 
coordinata.

La
Rai si perde il pubblico giovane più della concorrenza:

Immagine_1

Le persone meno giovani guardano le fiction, ci perdiamo i giovani che
vanno su Internet, quindi dobbiamo svecchiare le fiction:

In
relazione all’invecchiamento del pubblico televisivo, questo
risulta 
tanto più preoccupante in quanto riguarda anche i generi che
negli
ultimi anni hanno costituito il pilastro dell’offerta Rai:
fiction e
intrattenimento.
Nella fascia di prime time spicca il dato della
fiction di produzione di  Raiuno che è passata dal
2000 al 2006 da 49,1
anni medi a 53,7 ed il dato dell’intrattenimento di Raidue che nello
stesso periodo ha registrato un  passaggio dell’età
media da 43,1 a
48,1 anni. Fiction ed intrattenimento sono pertanto i generi sui quali
concentrare maggiormente gli sforzi  editoriali per
un’inversione di
tendenza sull’evoluzione dell’età media.Immagine_6

Idee confuse ?
1) La pubblicità su internet crescerà nel periodo
del piano strategico, a livelli rilevanti:

Nell’orizzonte di piano, questi fenomeni
sono chiaramente destinati a
continuare/accelerare: il confronto con altri mercati lascia in
verità
pochi dubbi.

Laddove in Italia nel 2006 internet rappresentava
circa il 2% della
raccolta pubblicitaria totale, in Inghilterra aveva già
superato il
13%, con Google che, sul mercato totale, oggi
“pesa” più del maggiore
canale televisivo.

2) La TV tradizionale sul computer ci va male, quindi
rimarra un fenomeno contenuto:

L’infrastruttura
che porta la televisione sul computer mal si presta ai programmi di
grandissima audience (il broadcasting di massa che guida la raccolta
pubblicitaria), mentre il cellulare impone rinunce significative in
termini di dimensione dello schermo e qualità del video per
poter
aspirare a un ruolo di primo piano. 
Conseguentemente, appare ragionevole ipotizzare che entrambi rimangano
a livelli contenuti nell’orizzonte di piano.

Immagine_5

Il timeshifting ? tra 5 – 10 anni (giova ricordare che
la banda larga e’ nata a fine 2000, 8 anni fa…)

Per
contro, fenomeni quali i contenuti generati dagli utenti, i servizi
“su-richiesta”/in visione differita che consentono
di fatto la
definizione di palinsesti individuali e rendono più facile
“saltare la
pubblicità”, e la  programmazione
interattiva, che scardina il modello
tradizionale di modello di fruizione “passiva”,
sembrano assolutamente
in grado di determinare una profonda rivoluzione del modo di fare
televisione ma non prima di un orizzonte di cinque-dieci anni. Di
fronte al crescere di tali fenomeni, un operatore quale Rai
dovrà
mantenere un osservatorio attento e una reattività pronta.

Il
finanziamento pubblico è inferiore a quello di altri paesi
europei:

Immagine_2

Quando
avverra’ il passaggio al digitale terrestre in Europa ? Guardate bene…

Immagine_3

Ha
ragione Yves Confalonieri, la televisione generalista
rimarrà con noi a lungo e conta molto. 

Immagine_4Immagine_7