L’Europa punta invece a separare le reti
Anche a Bruxelles l’ipotesi di garantire la neturalità attraverso la separazione dell’infrastruttura dalla gestione dei servizi si sta facendo strada. Da questa parte dell’Atlantico il nodo è il servizio universale
ANDREA DI STEFANO
Net neutrality. Neutralità della Rete. O se preferite servizio universale, inteso come un accesso a banda larga minima ad Internet. Il futuro della new economy ruota intorno alle modalità con le quali saranno stabilite le regole di accesso. Anzi, secondo alcuni come Francesco Sacco, docente di strategia aziendale economia all'Università dell'Insubria e della Sda Bocconi, l'economia stessa dipende dalla net neutrality. «In un mondo sempre più urbanizzato, dove i costi energetici sono destinati ad essere l'elemento di criticità crescente, il servizio universale di accesso rischia di diventare il fattore dirimente spiega Sacco la possibilità di offrire la banda larga a tutti sarà probabilmente la chiave di volta dello sviluppo oppure del declino».
Non è un caso che Bruxelles stia dimostrando grande attenzione al tema e anche recentemente il commissario alle telecomunicazioni, Viviane Reding, è stato esplicito parlando di una revisione della direttiva quadro che preveda «una migliore regolamentazione» e ipotizzando per la prima volta la separazione strutturale, citando esplicitamente in proposito la normativa britannica e la decisione statunitense sul breakup di AT&T del 1984.
«Nello scenario di lungo termine si va sempre di più verso la collaborazione, i servizi vengono fruiti in un’ottica aperta e necessitano, quindi, delle massime possibilità di accesso alla Rete sostiene Sacco tra settembre e ottobre Microsoft proporrà una nuova suite di collaboration e lo stesso sta facendo Sun. Quindi è fondamentale chiarire quali sono i termini del servizio universale». Anche in termini prettamente industriali il tema della net neutrality ha ricadute rilevanti. In Italia, per esempio, si tratta di definire il futuro dell'infrastruttura della rete nazionale di telecomunicazioni. Sul futuro della regolamentazione dell'accesso c'è un acceso dibattito che ovviamente ruota intorno alla rete di Telecom Italia. All'Antitrust sono pendenti alcuni ricorsi presentati dall'Associazione italiana degli Internet provider, che ipotizzano una violazione da parte dell'operatore dominante della normativa europea sull'accesso. Ma al di là delle polemiche contingenti gli effetti di una separazione della Rete di Telecom, di quello che tecnicamente viene chiamato break up, sono molto rilevanti. «La nostra analisi conferma che dal punto di vista dell'industria, anzi direi del sistema economico, un eventuale break up della Rete di Telecom avrebbe degli effetti molto positivi continua Sacco che ha realizzato in proposito uno studio senza danneggiare in alcun modo l'azienda che, anzi, libererebbe risorse per migliorare le proprie attività commerciali». In termini assoluti l'eventuale spinoff permetterebbe a Telecom di liberarsi di una quota consistente di debito (stimato da Sacco circa 25 miliardi di euro) mentre il mercato avrebbe a disposizione un venti per cento di quota. Scenari che stanno suscitando l'interesse delle principali banche d'affari come dimostra il voluminosissimo studio della Hsbc sugli effetti della net neutrality sul business degli operatori telefonici in tutti i continenti. Gli analisti della Hsbc hanno classificato le principali compagnie in base ai parametri di apertura nei confronti dell'accesso e dei servizi connessi per il wireless, il box, la rete core e il servizio VoIP: in testa risultano Verizon, Telenor e PCCCW (il principale operatore di fibra di Hong Kong). Immediatamente dopo figurano la compagnia elvetica Swisscom e Belgacom. Molto indietro Telecom Italia che fa comunque meglio di Ntt, Dt e di Bt che risulta in assoluto la più esposta.
Per capire le implicazioni pratiche della net neutrality basta affidarsi ad alcuni esempi utilizzati da Stefano Quintarelli, presidente dell'Aiip (Associazione italiana Internet provider): «La Rete non vive solo di indirizzi Ip, bensì anche di altri numeri che identificano gli sportelli virtuali che erogano i servizi. Questi numeri sono detti "porte" per analogia con il mondo fisico e dietro a ogni porta c'è un programma in grado di erogare un servizio. La porta della posta elettronica è diversa della porta del web così il nostro Eudora o Outlook sa che deve richiedere un servizio di posta elettronica a una porta ben nota e non si rivolge per sbaglio a quella di competenza di Internet Explorer o Firefox (la porta del web è la numero 80, quella per l'invio della posta è la numero 25). Qualunque programma Internet, anche i popolari programmi per la VoIp o quelli usati per lo scambio di files peer to peer, comunicano usando indirizzi Ip e numeri di porta. E gli operatori possono decidere di chiudere la rete per non consentire di far passare il traffico destinato a quelle porte o di penalizzarlo inserendolo in code di traffico a bassa priorità per cui di fatto questi programmi sono inutilizzabili almeno nella maggior parte della giornata».
Dunque è come creare delle corsie di serie A e B. Con immediati effetti sugli utenti. «Ad esempio, qualche operatore, in presenza di una rete improvvisamente satura, penalizza il traffico p2p a vantaggio del web e della posta elettronica, in attesa di potenziamento della rete spiega Quintarelli altre volte la scelta può avere motivazioni meno nobili. Recentemente mi è successo in Brasile di incappare in un operatore che bloccava integralmente il traffico del mio servizio VoIp obbligandomi pertanto a telefonare in Italia usando il sistema telefonico tradizionale, almeno 100 volte più costoso. Questo è un chiaro esempio di come un operatore blocca l'innovazione per proteggere i propri ricavi, utilizzando l'architettura tecnologica della rete. Un comportamento sulla cui illiceità non vi è molta giurisprudenza. Nella nostra esperienza quotidiana, il mezzo di trasmissione è neutrale rispetto al contenuto trasportato. L'aria è la stessa indipendentemente dal canale che un utente sintonizzi; la telefonata raggiunge chiunque, indipendentemente dell'argomento della conversazione o del destinatario della stessa; la rete Internet consente a chiunque di fruire di qualunque contenuto senza discriminazioni qualitative indipendentemente dal fornitore di accesso e di servizio contenuto».










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