Per le aziende è cruciale che i gestori di network non impongano vincoli tecnologici o economici DI STEFANO QUINTARELLI
L' idraulico col palmare interroga lo stato del magazzino e mi comunica la data prevista di consegna. Casa mia si collega con il mio terminale che è sempre in ascolto per rilevare eventuali allarmi e mi segnala un malfunzionamento. Vedo uno spettacolo che mi interessa in cartellone e lo prenoto. Una telefonata mi ricorda un pagamento che devo fare, mi collego e faccio il bonifico. Questi esempi applicativi prevedono diversi utilizzi della funzione di trasmissione dati via rete cellulare. La prima applicazione di trasmissione dati fatta dagli operatori telefonici furono gli sms in grado di funzionare anche con telefonini "primordiali". Ma i telefoni evolvono; in una delle sue interpretazioni, la legge di Moore prevede che,a parità di prezzo,le prestazioni di un dispositivo raddoppino ogni 18 mesi. Questo sviluppo inesorabile ci porta e ci porterà sempre di più ad avere dei telefonini che sono computer assai potenti, in grado di collegarsi via rete Gprs (la trasmissione dati su rete cellulare) e divenire terminali di qualunque applicazione. Si stima che oggi in Italia il 50% dei telefonini esistenti e poco meno del 100% di quelli di nuova commercializzazione siano in grado di supportare applicazioni innovative. C'è da essere ottimisti! La tanto attesa mobilizzazione delle applicazioni può finalmente essere realtà. E l'Italia può avere un ruolo importante dimostrando fantasia e propensione all'investimento,come è già accaduto con le applicazioni di intrattenimento su cellulare basate su sms (sfondi,loghi e suonerie). Queste applicazioni non sono state ostacolate dagli operatori e vedono il nostro Paese con un ruolo primario nel mondo. Le 3 principali aziende italiane quotate in Borsa (Acotel,BuongiornoVitaminic, Dada),che da poco più di 5 anni lavorano in questo settore,operano nei 5 continenti; hanno un fatturato nei servizi tecnologicamente avanzati in forte crescita e superiore a quello di altri marchi famosi dell'industria tradizionale quali Campari,Richard Ginori, Robe di Kappa o Schiapparelli,solo per fare alcuni esempi. Ma perché un imprenditore possa sfruttare queste potenzialità è necessario che chi gestisce il canale trasmissivo non alteri il campo di gioco,mantenga la rete neutrale sia da un punto di vista tecnologico che economico. Se chi gestisce le reti decidesse di bloccare od ostacolare queste nuove applicazioni,altre storie di successo quali quelle citate non potrebbero più verificarsi. Le modalità applicative di trasmissione dati variano tra due estremi: quelle che richiedono poche volte al giorno trasferimenti di ingenti quantità di dati (quali il download di file o la sincronizzazione di posta elettronica) e quelle che richiedono piccole transazioni,potenzialmente varie volte al giorno,magari restando sempre "in attesa di eventi" (come gli esempi citati all'inizio). Personalmente ritengo che le applicazioni potenzialmente più utili alle nostre aziende manifatturiere e di servizi siano quelle di tipo transazionale,che si adattano più spesso ai processi aziendali contribuendo a efficientarli. In un mondo ideale ogni azienda decide quali applicazioni sviluppare e le implementa senza discriminazioni esterne che ne possano ostacolare l'adozione. Una delle applicazioni transazionali che possono essere usate con dei palmari sono i programmi di instant messaging ( ms messenger,yahoo instant messenger, skype eccetera), in grado di sostituire in larga misura gli sms. Un vecchio adagio insegna che non si possono fare i conti senza l'oste; in questo caso rappresentato dagli operatori, che non accettano di buon grado di vedere i loro ricavi minacciati dallo sviluppo tecnologico. Anche perché i ricavi minacciati sono densi di margine economico, basta considerare che sia sms che telefonate cellulari sono composti da "bit" che sono identici ma un bit di sms è venduto a un prezzo circa 1.000 volte superiore a un bit di una telefonata. Una reazione di un operatore potrebbe essere quindi di limitare l'uso del traffico di bit alla sola propria offerta di sms ed mms,e di degradare o bloccare tecnicamente il traffico di bit usati direttamente dagli utenti. Ma questa violazione della "neutralità" della rete sarebbe troppo palese e quindi non praticabile; una chiusura totale bloccherebbe anche la posta elettronica; sarebbe troppo visibile e determinerebbe una rivolta degli utenti. Un'alternativa per l'operatore potrebbe essere articolare una struttura tariffaria tale da consentire l'uso della posta elettronica ma,di fatto,bloccare l'uso di alternative agli sms,anche se ciò implica ostacolare l'adozione di altre applicazioni transazionali quali gli esempi citati. Un blocco tariffario di questo tipo si potrebbe ottenere con una tariffa che preveda un costo elevato per ogni inizio sessione (in modo da scoraggiare usi non sporadici) e un costo a tempo che blocchi l'uso di applicazioni sempre in attesa di eventi. In questo modo la posta elettronica non verrebbe penalizzata,ma renderebbe antieconomica qualunque applicazione innovativa come quelle descritte che richiedano di essere sempre raggiungibili, pur in assenza di traffico dati (o con traffico assai limitato),o che prevedano brevi collegamenti frequenti con pochissimi dati trasmessi. Si passerebbe così dalle attuali tariffe basate sul numero dibit trasmessi (e quindi sull'uso effettivo delle risorse trasmissive) a una tariffa temporale cui non corrisponde un effettivo utilizzo di risorse. Quando iniziammo a usare gli sms, lo facemmo perché costavano meno di una telefonata,seppur breve,ma questo non fu immediatamente compreso e quindi ostacolato dagli operatori che avrebbero perso traffico telefonico. E questo consentì a un intero settore merceologico di partire e al nostro Paese di assumere una posizione importante nel mondo. Oggi,per bloccare "innovazioni potenzialmente pericolose per l'operatore " si finirebbe per bloccare sul nascere anche quelle innovazioni che oggi non siamo in grado di immaginare. Il nocciolo della questione è sempre lo stesso: tutelare gli interessi esistenti o favorire l'innovazione?










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