MILANO. Il futuro delle telecomunicazioni ruota intorno alle modalità con le quali sarà costruita la nuova Rete interamente basata sulla fibra ottica. In gergo viene chiamata NGN (Next Generation Network): la britannica BT la sta sperimentando in un’area meridionale del Paese. Gli investimenti richiesti sono consistenti, per l’Italia si parla di almeno 10 miliardi di euro, ma anche le prospettive di volano economico per il Paese sono numeri rilevanti: almeno mezzo punto di incremento del Pil per tre anni.
Elementi che spingono in modo sempre più rilevante a ragionare sugli effetti economico-finanziari di una separazione della Rete di Telecom. «La nostra analisi conferma che dal punto di vista dell’industria, anzi direi del sistema economico, un’eventuale divisione della Rete da Telecom avrebbe degli effetti molto positivi - spiega il professor Francesco Sacco, docente di strategia aziendale all’Università dell’Insubria e della Sda Bocconi, che ha realizzato in proposito uno studio - senza danneggiare in alcun modo l’azienda che, anzi, libererebbe risorse per migliorare le proprie attività commerciali».
In termini assoluti l’eventuale spin-off permetterebbe a Telecom di liberarsi di una quota consistente di debito (stimato da Sacco in circa 25 miliardi di euro) mentre il mercato avrebbe la possibilità di crescere anche del venti per cento.
Scenari che stanno suscitando l’interesse delle principali banche d’affari come dimostra il voluminosissimo studio della Hsbc sugli effetti della “net neutrality” sul business degli operatori telefonici in tutti i continenti.
Per capire le implicazioni pratiche di una Rete neutrale, in cui l’accesso sia garantito a tutti gli operatori in modo trasparente, basta affidarsi ad alcuni esempi utilizzati da Stefano Quintarelli, presidente dell’Aiip (Associazione italiana Internet provider): «La Rete non vive solo di indirizzi Ip, bensì anche di altri numeri che identificano gli sportelli virtuali che erogano i servizi. Questi numeri sono detti “porte” per analogia con il mondo fisico e dietro a ogni porta c’è un programma in grado di erogare un servizio. La porta della posta elettronica è diversa della porta del web. Insomma, per fare un esempio la porta del web è la numero 80, quella per l’invio della posta è la numero 25).
Qualunque programma Internet, anche i popolari programmi per la VoIp (telefono via internet) o quelli usati per lo scambio di files peer to peer, comunicano usando indirizzi Ip e numeri di porta. E gli operatori possono decidere di chiudere la rete per non consentire di far passare il traffico destinato a quelle porte o di penalizzarlo inserendolo in code di traffico a bassa priorità per cui di fatto questi programmi sono inutilizzabili almeno nella maggior parte della giornata».(a.d.s.)










Commenti