Ad un recente convegno sull'innovazione tecnologica ho proposto questo semplice quesito: alzi la mano chi ha inviato o ricevuto una lettera raccomandata nell'ultimo mese. Ora, la tenga alzata chi lavora in un ufficio che usa la "posta elettronica certificata". Ora la tenga alzata chi la usa direttamente. Nessuna mano era rimasta alzata.
Questo semplice confronto con la realta' ci consente di dire che, la possibilita' di inviare e ricevere lettere raccomandate dal proprio computer, che era stata presentata in prima serata da un orgoglioso ministro come una innovazione dirompente, fonte di efficientamenti senza pari, e' stato un grandissimo flop.
Possibile che la tecnologia di cui disponiamo non lo renda possibile ? Ovviamente la tecnologia e' sufficiente.
E' forse colpa delle leggi ? No, abbiamo un impianto normativo assai avanzato, probabilmente il piu' progredito d'Europa.
E allora come si spiega questo fallimento per cui tutti i cittadini italiani sono ancora costretti a rivolgersi agli uffici postali con code e perdite di tempo annesse ?
Credo che il demonio si annidi tra i dettagli delle regole attuative, nelle norme tecniche.
Nel mondo "vero", quello materiale tradizionale, e' ovviamente possibile frodare il sistema delle lettere raccomandate. Ad esempio e' possibile inviare come raccomandata una busta vuota; l'identita' del mittente non e' verificata e accade assai di sovente che chi ritira una raccomandata non sia il destinatario. Per questo la societa' ha sviluppato tutta una serie di meccanismi per affrontare queste eccezioni, al di fuori del sistema postale.
Nel mondo "smaterializzato", dato che, in teoria, "e' tecnicamente possibile" fare qualunque cosa", e' stato definito un regolamento tecnico che assicura alla "posta certificata" un livello di affidabilita' molto superiore a quello del mondo materiale. Un sistema che rasenta la perfezione teorica.
Con il risultato che, in pratica, diventa inutilizzabile. Almeno per tutte quelle persone il cui lavoro non consiste quotidianamente di raccomandate e protocolli (quasi tutti noi, che continuiamo a fare la coda in posta).
Un esempio su tutti: per poter usare il sistema e' necessario acquistare anticipatamente una casella postale aggiuntiva: una casella ad hoc, diversa dalla posta elettronica che usiamo normalmente. La domanda sorge spontanea: non si sarebbe potuto invece "accendere" un sistema sulle decine di milioni di caselle gia' esistenti ? Certamente si, ma la prima strada presenta un livello di certezza teorica superiore alla seconda ipotesi. Dico teorica, in quanto di fatto non viene utilizzata dai cittadini.
Questa e' a mio avviso l'essenza del problema: una questione di atteggiamento che alla ricerca del "perfetto" distrugge il "bene" che e' a un passo, e con esso il meglio che facilmente ne deriverebbe.
Se il gruppo incaricato della definizione delle regole tecniche, avesse incluso qualche utente "vero" e soprattutto qualcuno che vende servizi a questi utenti veri (e che quindi sa bene cosa funziona e cosa no), e se non si fosse posto l'obiettivo di realizzare il piu' garantito dei sistemi possibili, certamente ora useremmo abitualmente le raccomandate online, con grande guadagno di efficienza.
La legge delle conseguenze inattese: non e' la prima volta che si presenta. Spesso un provvedimento tecnico che si pone un obiettivo ambizioso sulla base di una possibilita' tecnica, quando poi viene calato nella realta' d'uso quotidiana, finisce per avere effetti inattesi. Anche gravi.
La scorsa primavera negli USA l'operatore di telecomunicazioni Comcast ha inibito un tipo di traffico dati che viene usato dai pirati del copyright. Cosi' facendo ha determinato che alcuni programmatori realizzassero una versione di tale programma, alla portata di chiunque, che occulta le trasmissioni (prima si poteva individuare piu' facilmente il pirata). Il programma di occultamento delle comunicazioni prima non esisteva ma l'azione di Comcast lo ha determinato, facendo un enorme regalo ai pedopornografi che cosi' oggi possono occultare i propri traffici.
Se e' possibile trarre delle lezioni, da tecnico, direi che le principali sono 2: La prima e' che pensare che il mezzo tecnico risolva i problemi, perche' in teoria puo' farlo, spesso determina il cambiamento del problema, talvolta aggravandolo. La seconda e' che, nell'interazione con le persone, la semplicita' vince.
Come affrontare dunque problemi ed opportunita' che l'evoluzione tecnologica ci pone ? Certamente partendo da abitudini e comportamenti dell'utente e non da desideri e speranze del fornitore, considerando tutte le dipendenze delle questioni ed esaminandole con un ingrediente che a volte pare raro: il buon senso.
Questo vale per la posta elettronica certificata come per la remunerazione della proprieta' intellettuale come per un portale turistico. Argomenti questi su cui torneremo a breve.










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