Critica ragionata al Presidente Calabro'
Stefano Quintarelli - 16/9/2008
Per comprendere le affermazioni del Presidente di AGCOM, Dr. Calabrò, è sufficiente esaminare l'andamento del principale operatore telefonico italiano, Telecom Italia, che a fine 2007 deteneva il 75,9% delle quote di mercato nella telefonia vocale.
Nella relazione finanziaria semestrale del gruppo Telecom Italia si legge che, per quanto riguarda la rete fissa, la crescita dei ricavi Internet non compensa la contrazione dei ricavi del tradizionale servizio telefonico, la cui riduzione e' legata alla diminuzione del volume degli abbonamenti e dei prezzi delle telefonate.
I prezzi sono influenzati dalla riduzione delle tariffe verso i cellulari e dalla maggiore penetrazione dei "pacchetti" con tariffe forfettarie. La telefonia su Internet tende a favorire una forte riduzione dei prezzi spingendo gli operatori a difendersi offrendo per l'appunto "pacchetti" di telefonate a tariffe forfettarie. I minori volumi sono causati dalla migrazione del traffico dal fisso al mobile e dalla riduzione del numero dei clienti.
Sempre più utenti, interessati solamente alle tradizionali telefonate, trovano vantaggioso disdire l'abbonamento alla rete fissa e sostituirla con il telefono cellulare già in loro possesso, favoriti anche da specifiche offerte per "staccare il filo" proposte dagli operatori cellulari.
La crescita degli abbonamenti Internet sta rallentando sensibilmente e non è in grado di compensare la perdita della telefonia tradizionale. Il calo è generalizzato a tutto il sistema; gli utenti italiani hanno speso per la rete fissa nel 2007 il 3% in meno rispetto al 2006.
Nel secondo semestre dell'anno scorso sono apparse le prime offerte di sostituzione del fisso con il mobile e la contrazione del numero di linee è stata pari al 3,1%.
Nel primo semestre di quest'anno la contrazione è accelerata; i collegamenti alla rete fissa passano da 22,1 milioni di inizo anno a 20,9 milioni di fine giugno con una contrazione del 5,3%.
E' importante sottolineare il fatto che le dinamiche citate sono dinamiche di sistema e non di un solo operatore. Impatta in modo diverso su tutti gli operatori di rete fissa, dai più grandi ai più piccoli ed è quindi fondamentale la prevenzione da scorrette pratiche di mercato.
Fa bene quindi il Presidente Calabrò ad affermare che «le telecomunicazioni necessitano ancora di un livello di controllo, ex ante ed ex post, con lavoro coordinato e complementare di monitoraggio della concorrenza e di tutela dei consumatori».
Sebbene i ricavi siano sotto pressione per le ragioni elencate, i costi di una rete fissa sono in larga misura incomprimibili: se in un palazzo di 10 appartamenti due condomini disdicono la rete fissa, i costi sostenuti dall'operatore per la gestione del condominio restano uguali ma il calo dei ricavi sara' del 20%, andando ad erodere i suoi margini, drenando risorse che gli sarebbero necessarie agli investimenti.
Il Commissario Europeo Vivianne Reding ricorda che il 50% della crescita del PIL è legato alle tecnologie dell'informazione e della comunicazione. Le telecomunicazioni sono un abilitatore di crescita economica e l'ammodernamento della rete fissa con il passaggio alla fibra ottica, oltre ad essere una necessità sistemica del paese, è anche una necessità operativa per gli operatori telefonici per almeno tre ragioni.
La prima è che devono poter disporre di una motivazione differenziante per convincere gli utenti a tenere la rete fissa, quale la larghissima banda altrimenti non ottenibile con il cellulare.
La seconda è per compensare, in particolare nelle zone più densamente utilizzate, le limitazioni della rete in rame che in molte aree è ormai già arrivata al limite.
La terza è per l'efficienza operativa in quanto il "vecchio" rame presenta dei costi di gestione decine di volte superiori rispetto a quelli della nuova fibra ottica.
Inoltre bisogna considerare che quella che comunemente chiamiamo "rete mobile" in realtà è una rete fissa: sono gli utenti ad essere mobili passando di cella in cella grazie ad un accesso senza fili. Le antenne degli operatori cui gli utenti si collegano sono anch'esse interconnesse tramite la rete fissa. Il loro collegamenti richiedono sempre maggiore capacità a causa della proliferazione di terminali (telefonini, palmari e chiavette) sempre più evoluti che consentono di usare la posta elettronica e il web. Anche le antenne devono quindi essere collegate in fibra ottica.
Se non avverrà un incremento della penetrazione della fibra ottica (che ha una portata sostanzialmente illimitata) per rispondere ai problemi sopra elencati, la qualità dei servizi tenderà a degradare in quanto sempre di più gli utenti si contenderanno le limitate risorse disponibili di banda.
E' totalmente condivisibile quindi l'affermazione del Presidente Calabrò quando dice che è necessario investire nelle reti di nuova generazione e avviare azioni di sostegno alla domanda, finalizzata ad un incremento della penetrazione di Internet in grado di contribuire a compensare la riduzione del business.
La riduzione complessiva dei ricavi del sistema dalla rete fissa non è un problema della sola Telecom Italia che possiede il 98% dei fili che entrano nelle nostre case. E' un problema di tutti gli operatori perchè essi affittano questi fili da Telecom Italia per veicolarvi i propri servizi con il proprio marchio.
Per questo motivo è condivisibile il realismo del Presidente Calabrò che dice che «Sul piano dei modelli astratti si potrebbe ipotizzare la costituzione di una società dedicata alla realizzazione ed alla posa della rete in fibra ottica».
Facendo un'analogia un po' ardita ma di facile comprensione, si tratterebbe di migliorare l'ecosistema delle telecomunicazioni con una una sorta di "Consorzio obbligatorio degli oli usati", che è una risorsa comune del sistema, che ne ripartisce il costo su tutti gli operatori.
Come in tutte le analogie, anche in questa vi sono rilevanti distinguo. Qui non si tratta di migliorare un ambiente comune, patrimonio collettivo in cui tutti viviamo, ma migliorare un ambiente composto da soggetti privati. L'ipotesi è quindi astratta perchè non può essere imposta d'autorità; richiede un accordo degli attori del mercato (prima fra tutti Telecom Italia) che sono aziende private, spesso quotate in borsa, e che devono quindi, in primo luogo, rispondere in modo convincente ai propri azionisti.










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