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L'epoca dell'informazione rimescola le carte nell'economia pratica e teorica. Se le idee di David Ricardo sui ritorni decrescenti potevano andare bene nel mondo industriale, oggi prevalgono i concetti di Brian Arthur, economista del Santa Fe Institute, che nel 1990 ha pubblicato il suo saggio sui «Ritorni crescenti e la dipendenza dal percorso in Economia». A differenza di Ricardo, Arthur ritiene che a fronte di una unità investita in più, si ottenga un beneficio più che proporzionale.
Le regole dell'informazione sono assai diverse da quelle dei beni fisici; nel mondo fisico produrre, riprodurre, archiviare, trasferire costa e richiede tempo. Nel mondo immateriale produrre costa e richiede tempo ma invece riprodurre, archiviare e trasferire sono attività con costi marginali quasi nulli. Consentendo creazioni di valore molto rapide. Secondo uno studio della Millward Brown, il marchio più forte al mondo è oggi quello di Google, un'azienda che ha appena compiuto 10 anni.
Due principi dell'economia sono escludibilità e rivalità. Si parla di escludibilità quando a un individuo può essere impedito l'uso di un bene, ad esempio con la legge o con le regole, e di rivalità quando l'uso di un bene da parte di una persona limita la possibilità che altri lo utilizzino.
I beni fisici sono certamente rivali e facilmente escludibili: se possiedo un bene non lo possiedi tu e se la polizia ce lo sequestra, nessuno di noi lo usa. I beni immateriali sono non rivali e difficilmente escludibili: se ti do un'informazione entrambi la possediamo; l'escludibilità dell'accesso è ottenibile con la crittografia (almeno fin tanto che non viene decrittata grazie all'evoluzione della tecnologia).
Mercato, tecnologia e regolamentazione sono fortemente correlate; nella società dell'informazione più ancora che nel mondo fisico sono le tre dimensioni principali in ogni iniziativa economica, uno spazio all'interno del quale tutto si tiene. Ancor più che nel mondo fisico, nel mondo immateriale il successo di un'impresa e la sua capacità di generare ricchezza sono fortemente determinati dalla sua capacità di predire gli sviluppi regolamentari (o influenzarli tramite azioni di lobby), conoscere gli sviluppi della tecnologia e interpretarne l'effetto che questi avranno sul mercato. Non si può pensare che un mercato possa fiorire senza la presenza di regole adatte a indirizzarne e sostenerne lo sviluppo e in assenza di adozione delle opportune tecnologie. Sarebbe un errore limitarsi a considerare solo uno di questi assi o ancora più in dettaglio solo ad alcuni aspetti di uno di essi. È opportuna una riflessione di sistema che ponga al centro del dibattito il miglioramento complessivo e non solo interessi locali finalizzati a massimizzare un interesse di breve, per quanto legittimo.
La regolamentazione sulla neutralità della rete, ad esempio, è un tema che diventerà caldo a Bruxelles e ciò che vi verrà deciso nei prossimi mesi avrà profondissime ripercussioni sul mercato tra qualche anno. Può un operatore di telecomunicazioni manipolare i flussi di traffico determinandone le priorità a suo piacimento o no? Le conseguenze sono rilevantissime. Nel primo caso potremo avere fornitori di servizi in concorrenza su una rete che non entra nel merito delle comunicazioni ( un po' come le strade) mentre nel secondo avremo dei fornitori di servizi verticalmente integrati con i possessori dei fili che potranno decidere chi offre servizi e chi no.
Predire gli sviluppi della regolamentazione è assai difficile. Predire gli sviluppi tecnologici è invece più semplice. È sufficiente guardare ciò che avviene nei laboratori di ricerca e nelle comunità scientifiche oggi per conoscere gli ingredienti di ciò che sarà possibile domani. Non esistono però rose senza spine. Il frigorifero ha cancellato l'industria del ghiaccio, particolarmente florida nel nordamerica; l'aereo ha fatto altrettanto con i piroscafi; le macchine con la massa degli operai durante la rivoluzione industriale; i computer con le dattilografe; la posta elettronica con i servizi postali; le macchine fotografiche digitali con gli studi fotografici, e via distruggendo il presente obbligandoci a innovare per il futuro.
Un effetto di forte impatto sul mercato, causato dallo sviluppo tecnologico è che alcuni beni che oggi sono fisici diverranno informativi e quindi abbandoneranno le limitazioni dei beni fisici descritte sopra per abbracciare la velocità e la dinamica dei beni immateriali, ponendo problemi nuovi e forzando ripensamenti del mercato e delle regole. Ciò è evidente per la musica o per le notizie che in precedenza erano beni fisici e oggi sono immateriali. Ma non finisce qui. Quando le stampanti tridimensionali saranno ampiamente diffuse e di qualità sufficiente, le Barbie cesseranno di essere un bene escludibile e rivale per diventare un bene non rivale e difficilmente escludibile e arriveranno le "Barbie open source" da scaricare via rete e stampare a casa propria.
È possibile individuare in questo spazio Tecnologia-MercatoRegolamentazione dei vettori di sviluppo in grado di accelerare la crescita del sistema?
Per quanto riguarda la tecnologia molto può essere fatto sia in termini di ricerca che in termini di divulgazione. Aiutare gli imprenditori a conoscere le innovazioni che avranno impatto prossimamente sulle loro attività è una iniziativa che può essere sostenuta dalle associazioni di categoria con il supporto di università e centri di ricerca. Per quanto riguarda la ricerca in sé, probabilmente sarebbe opportuno focalizzarsi su alcune aree in cui sia minore il rapporto tra costi della ricerca e potenziali benefici attesi per il sistema. Ad esempio grazie a delle nanotecnologie sarà possibile immagazzinare una quantità di energia sempre maggiore per unità di volume. Più di 10 volte di più di quanto facciamo oggi.
Analogamente dicasi per la conversione di energia dall'ambiente. La ricerca in queste aree presenta costi inferiori a quelle di altre attività (ad esempio la fusione a caldo) e possibili maggiori ricadute, direttamente nelle attività produttive e indirettamente nei prodotti.
Per quanto concerne il mercato, va osservato che il tessuto italiano è composto in larga misura da aziende di piccole dimensione che, proprio a causa del loro numero e taglia, sono difficilmente orientabili verso obiettivi strategici di medio periodo. Esistono tuttavia alcuni settori che sono i grandi consumatori di tecnologie dell'informazione in grado di indirizzare gli investimenti e lo sviluppo. Sono la pubblica amministrazione, le banche e gli operatori di telecomunicazioni.
Il ruolo del pubblico è quindi duplice: da un lato come grande cliente del mercato delle tecnologie e dall'altro come soggetto che definisce regole finalizzate allo sviluppo complessivo. Questo ruolo non è facile perché promuovere il nuovo implica mettere in discussione l'esistente. La raccomandata elettronica, ad esempio, ha degli impatti positivi legati all'efficientamento complessivo del sistema, alla diffusione delle telecomunicazioni e dell'informatica e quindi all'innovazione dei sistemi informativi e dei processi, ma implica una probabile riduzione dell'attività del sistema postale.
Il pubblico ha un dilemma davanti a sè: promuovere l'innovazione a vantaggio delle future generazioni o tutelare l'esistente a vantaggio di legittimi interessi consolidati? Tutti amiamo il cambiamento, soprattutto quando riguarda gli altri. Ebbene, occorre una forte leadership in grado di prendere decisioni e iniziative che siano utili a livello di sistema anche se magari legittimamente impopolari a livello di interessi locali. Prese queste decisioni il pubblico e le grandi imprese (pubblica amministrazione, banche e tlc in primo luogo) devono orientarsi per dare loro applicazione pratica, per non farle rimanere innovazioni sulla carta. Ma prima ancora è necessario che il pubblico si doti della capacità di conoscere, capire e valutare le innovazioni tecnologiche. In due parole, di cultura scientifica










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