I siti internet, i programmi di computer così come qualunque artefatto, hanno un ciclo di vita che va dalla progettazione alla realizzazione alla manutenzione.
La realizzazione di un sistema informatico incide grossomodo per un terzo del costo totale mentre i due terzi sono rappresentati dai successivi costi di manutenzione. Se i sistemi presentano caratteristiche editoriali, ovvero richiedono frequenti aggiornamenti dei contenuti, questa proporzione si sbilancia arrivando ben oltre il 90% dei costi in manutenzione ed aggiornamento.
Se dobbiamo quindi realizzare un sistema informatico di questo genere é buona regola cercare di riutilizzare il riutilizzabile, sia in materia di software pre-esistente (che può incidere sul citato 10% dei costi) che soprattutto sui contenuti disponibili e sulle attività di manutenzione già in atto (che incidono sul 90% dei costi).
Supponiamo di dover realizzare un portale turistico. Nella fase realizzativa sarà bene appoggiarsi a sistemi già esistenti per l’acquisizione, organizzazione e presentazione delle informazioni, senza ricostruirli. (In gergo tecnico si dice "realizzare un mash-up").
Un modo, che potremmo definire "tradizionale" per l'acquisizione e manutenzione di contenuti ed informazioni, che potremmo derivare dall'esperienza del mondo fisico, potrebbe essere istituire una redazione centralizzata incaricata di reperire o ricevere da tutti i produttori di informazioni turistiche il materiale, normalizzarlo, inserirlo in una banca dati ed aggiornarlo alla bisogna.
All'altro estremo delle possibilità c'e' un modo, che potremmo definire "web 2.0", che prevede che le informazioni sul sistema centrale vengano inserite ed aggiornate in automatico direttamente dai sistemi che le producono, limitando le funzioni centrali alla gestione e controllo delle eccezioni e degli imprevisti. Una sorta di "automazione" del flusso delle informazioni in stile web 2.0 che parta dalle realtà locali. Le Regioni dispongono di tutti i censimenti (gli stessi usati per le autorizzazioni), da cui si potrebbe partire per definire l'anagrafica degli autorizzati, e poi lasciare mano libera ai soggetti per inserire contenuti ed aggiornamenti.
Per fare ciò è necessario definire degli standard sia di rappresentazione delle informazioni che di loro comunicazione, in modo tale che i sistemi che già gestiscono e mantengono queste informazioni, come sottoprodotto senza costi operativi aggiuntivi, le producano e le inseriscano automaticamente anche nell'archivio centrale.
I meccanismi di base per questo secondo approccio sono estremamente affidabili e diffusi; sono quelli su cui si basano, tra gli altri più di 100 milioni di blog e relativi programmi di aggiornamento.
Infine, produrre un contenitore e riempirlo di informazioni non serve a nulla se gli utenti lo consultano poco o non lo consultano affatto. La parte di comunicazione e diffusione delle informazioni ivi contenute deve quindi costituire parte assai rilevante dell'investimento.
Anche in questo caso e' possibile adottare una varietà di approcci per portare utenti sul nostro ipotetico servizio: da quelli basati sull'esperienza nel mondo fisico, centrati sulla pubblicità tradizionale (in rete o nel mondo fisico), a quelli basati su tecniche "web 2.0" che attirano i visitatori diffondendo pezzetti di contenuti "embedded" su altri siti Internet potenzialmente interessati, sfruttando questa "comunità" in modo virale per diffondere al massimo i nostri contenuti e richiamare utenti. Ad esempio uno standard di fatto sfruttabile come leva è Google Transit, in Italia già usato a Torino come a Genova come a Firenze dove cercando un percorso vengo aiutato ad usare i mezzi pubblici ed entro in relazione con altri utenti che segnalano link/alberghi/valutazioni di altri utenti.
L'ormai famigerato portale turistico nazionale, "italia.it", è stato chiuso poco dopo l'avviamento, tra critiche e derisioni. Era stato realizzato con una impostazione nata vecchia, non sfruttava servizi esistenti in un "mash-up", prevedeva un archivio centralizzato gestito da una redazione (con conseguenti limiti di aggiornamento e costi elevati), non aveva standardizzato e reso obbligatorie strutture dei dati e protocolli di comunicazione (per consentire la manutenzione ed aggiornamento automatico); infine non era stato pensato per consentire il riutilizzo "embedded" di porzioni di contenuti da parte di altri siti limitandone le possibilità di visibilità e diffusione.
Molto si può fare cogliendo le opportunità offerte dai nuovi paradigmi di comunicazione su Internet. Vedremo se il nuovo portale del turismo italiano saprà farlo, se sarà uno strumento pensato per dare effettivo impulso e sostegno al sistema, incidendo sui processi, favorendo la sua utilità e visibilità, o se si limiterà ad essere un bel catalogo, in un bel contenitore visto da poche migliaia di utenti.
Stefano Quintarelli










Probabilmente se lo daranno di nuovo da gestire al settore pubblico, finirà male, lo devono dare agli utenti, alla gente, agli italiani che utilizzano la rete, gli italiani che spiegano l’italia al mondo, un progetto del genere deve essere basato sui contenuti generati dal basso, e al massimo filtrati dal settore pubblico. In italia si parlava molto di fare squadra, uniti si vince, questa potrebbe essere un’opportunità, in questo caso si cambierebbe rotta, e le persone verrebbero premiate in denaro con pochi spiccioli per ogni contenuto inserito, i soldi investiti del portale andrebbero al popolo di internet che non potrebbe in questo modo che amare l’iniziativa e chi l’ha proposta. Fare invece come sempre, farà andare le cose come sempre …. tanti milioni di euro per non avere se tutto va bene nulla di nuovo.
Scritto da: Nico | 31/10/08 a 14:34
Consocrdo con te sull'analisi del famigerato Portale Italia.it.
Ora si riparla della sua rinascita, anche se forse sotto un nome diverso e più internazionale. Il problema che vedo è che si parla di un rinnovo del portale lungo le stesse linee direttive del progetto passato e miseramente naufragato. Ovvero, nessuna apertura a concetti 2.0 e nessuna standardizzazione per l'interscambio dati con strutture già esistenti (un banale protocollo .xml basterebbe...).
Qui il problema è serio: da tempo continuo a sostenere che, nel panorama competitivo mondiale, non essere visibili su Internet significa semplicemente "non esistere". E questo Paese soffre terribilmente questa assenza. E, intanto, continua a perdere posizioni nella classifica mondiale di arrivi turistici.
Fabio
Scritto da: Fabio | 06/11/08 a 09:21
Veramente ... non essere visibili su Internet significa semplicemente "non esistere". Peccato per un paese come Italia.
Scritto da: smartman | 07/11/08 a 21:11