Stefano Quintarelli
Nei giorni scorsi Telecom Italia ha chiesto all'Autorità delle Comunicazioni l'autorizzazione all'aumento delle tariffe relative al canone telefonico (mercato al dettaglio) ed anche del canone all'ingrosso con cui affitta i fili agli operatori concorrenti.
Quali saranno gli effetti sulla concorrenza? Questi aumenti sono opportuni? questi sono i temi che cercherò di esaminare in questo articolo.
Gli operatori alternativi fanno concorrenza nell'offerta al dettaglio affittando all'ingrosso da Telecom i fili che entrano nelle nostre case (cosiddetto ultimo miglio). Bisogna ricordare infatti che oltre il 99% delle linee di accesso sono di proprietà di Telecom Italia e questa infrastruttura non é replicabile dai concorrenti. La richiesta di autorizzazione all'Autorità é d'obbligo in quanto sia i mercati della telefonia al dettaglio sia quello delle linee all'ingrosso sono regolamentati per evitare rischi alla concorrenza da parte di chi ha una notevole forza di mercato, secondo principi antitrust.
Il potenziale rischio per la concorrenza si avrebbe se Telecom alzasse i prezzi all'ingrosso mantenendo fissi i prezzi al dettaglio determinando quindi una compressione dei margini degli operatori alternativi; compressione che in moltissimi casi equivarrebbe ad una loro condanna.
Per contro, l'aumento delle tariffe all'ingrosso accompagnato da un contestuale aumento delle tariffe al dettaglio potrebbe evitare questo rischio chiamato tecnicamente "price squeeze". Tutto bene dunque ? Dal solo punto di vista della concorrenza potrebbe sembrare di si, se non fosse per un dettaglio dove si nasconde il proverbiale diavolo. I fili affittati all'ingrosso servono sia per offrire al dettaglio i servizi telefonici che per offrire i collegamenti ad Internet, offerta sulla quale i concorrenti basano una parte rilevantissima della propria attività o, per molti di essi, anche tutta.
Se si alzano i prezzi all'ingrosso e il canone al dettaglio della telefonia ma non si alzano i prezzi al dettaglio delle offerte Internet a banda larga, questi operatori alternativi si troverebbero sottoposti alla compressione dei margini illustrata sopra. A prima vista si potrebbe ritenere che, per preservare la concorrenza, sarebbe sufficiente stabilire un corrispondente aumento dei prezzi al dettaglio anche della banda larga ma questo, purtroppo, a differenza della telefonia, non é un mercato regolamentato e pertanto la soluzione non é praticabile, lasciando gli operatori internet esposti al price squeeze.
Vediamo ora il tema dell'opportunità di tali aumenti. Nel mondo esistono due fenomeni tendenziali che impattano la rete fissa, entrambi dettati dall'evoluzione tecnologica: la forfettizzazione delle tariffe e la sostituzione del fisso con il cellulare.
Tutti noi abbiamo davanti agli occhi gli effetti della forfettizzazione delle tariffe; le offerte comprensive di chiamate illimitate verso i numeri di rete fissa sono un palese esempio di come la variabilità di costo delle telefonate sulla rete fissa sia di fatto scomparsa, appiattendo i costi su tariffe cosiddette "flat". La tendenza quindi ad un canone mensile, incrementale rispetto a quello tradizionale, é già evidente.
Restano escluse da queste tariffe flat le telefonate verso il cellulare, in ragione del loro elevato costo, telefonate che costituiscono però la maggioranza di quelle che partono dalla rete fissa. La sostituzione del fisso con il mobile é quindi una scelta economica fatta da chi considera che le proprie poche telefonate fatte dal telefono di casa verso la rete fissa non giustifichino il pagamento di un canone fisso tendenzialmente in crescita. Restano fuori da questo fenomeno quegli utenti che usano la rete fissa anche per collegarsi ad Internet e per i quali il collegamento internet offerto dall'operatore cellulare non é sufficiente: una larga minoranza rispetto alla totalità degli utenti del telefono tradizionale.
Già oggi una famiglia italiana su quattro é disconnessa dalla rete fissa. La base degli abbonati si restringe diminuendo conseguentemente l'apporto di risorse alla rete fissa i cui costi però non diminuiscono, essendo in gran parte indipendenti dall’utilizzo della rete: se in un condominio, o in un quartiere, nove famiglie su dieci disdicono e una no, il costo di gestione della rete fissa rimane sostanzialmente invariato.
Portando questo ragionamento al limite si potrebbe affermare che l'intero costo di gestione della rete fissa, oggi coperto dagli attuali utenti telefonici, un domani dovrà essere sostenuto da quegli utenti interessati ad Internet che, non essendo soddisfatti dalle offerte di internet via cellulare, manterranno il collegamento fisso.
Da non sottovalutare l'effetto uovo-gallina, con una elasticità futura difficilmente quantificabile, per cui un aumento del canone spinge più utenti a disconnettersi, richiedendo un ulteriore aumento del canone e così via in una spirale perniciosa.
Si tratta di una situazione analoga alla "Tragedy of the commons" teorizzata da Hardin in cui lo sfruttamento asimmetrico delle risorse non avviene per loro consumo ma per mancanza del loro apporto.
Quale soluzione dunque ? Innanzitutto ritengo sia necessaria una consapevolezza diffusa che non si tratta di un problema della sola Telecom Italia, bensì di un problema sistemico che impatta e impatterà sempre di più tutti gli attori del mercato, e non solo quelli di rete fissa ma anche gli operatori cellulari le cui antenne sono collegate alla rete fissa e che, per fare fronte alle crescenti richieste di banda degli utenti, dovranno aumentare di numero ed essere collegate tutte in fibra ottica.
La fibra ottica nella parte di accesso alle case offre performances per l'accesso ad Internet un centinaio di volte superiori a quelle ottenibili via cellulare, un fatto questo che potrebbe contribuire a limitare la sostituibilità del fisso con il mobile. La fibra ottica consente anche di ridurre sensibilmente i costi di gestione della rete; l'esperienza coreana ci insegna che gli interventi tecnici richiesti sono circa due ordini di grandezza in meno rispetto all'attuale rete in rame. Se da una parte questo può sembrare di buon auspicio per il livello di costo che noi internauti dovremmo sostenere in futuro, bisogna anche considerare che gli attuali livelli occupazionali non saranno più giustificati, che l'investimento richiesto per una tale rete é ingente, che per le ragioni sopraesposte la sua remunerabilità é incerta, che nel medio periodo tutti gli attori ne saranno impattati.
Sta iniziando una ridefinizione di scenario a livello di sistema che potrebbe essere insufficiente affrontare in modo riduzionistico con provvedimenti basati su strumenti regolamentari tradizionali. Ad esempio, esiste più di un dubbio che l'aumento dei prezzi richiesto da Telecom Italia trovi effettiva giustificazione legale, considerato l'attuale quadro regolamentare e le relative analisi di mercato.
Un eventuale accordo su una rimodulazione delle tariffe all'ingrosso potrebbe comprendere oltre ai ritocchi del canone anche una revisione delle tariffe pagate dagli operatori alternativi per ospitare, gestire ed alimentare i propri apparati nelle centrali e, conseguentemente, dell'offerta all'ingrosso "bitstream" (un semilavorato usato da molti operatori) in modo da assicurare l'assenza di "price squeeze" anche agli operatori che fanno di Internet una parte rilevante se non totale della propria attività.
La concorrenza serrata sui risultati economici trimestrali é assolutamente legittima e doverosa, ma a mio avviso é anche opportuna una riflessione complessiva di medio-lungo periodo che non si limiti ai prezzi ma che parta dalle garanzie per il mercato, passando dagli impegni di Telecom Italia fino a riconsiderare la struttura stessa del mercato, probabilmente non disdegnando una separazione societaria della rete con compartecipazione di Stato ed operatori.
Le tecnologie dell'informazione e delle comunicazioni sono responsabili del 50% della crescita del PIL europeo; la vitalità del sistema delle telecomunicazioni non é limitata al comparto ma é di sostegno a tutta l'economia. Il mal comune non é nessun gaudio.










Stefano buongiorno,
ho letto con molto interesse il tuo pezzo e volevo condividere/offrire queste considerazioni:
# Separare la rete dagli operatori è un operazione che va fatta quanto prima. E' una questione irrinunciabile per il progresso dell'intero paese.
# e ..a questo punto, investimenti per una rete completamente in fibra e, come dici tu, "l'esperienza coreana ci insegna che gli interventi tecnici richiesti sono circa due ordini di grandezza in meno rispetto all'attuale rete in rame" questo andrebbe in parte a compensare i soldi spesi per la tecnologia
ed in parte ad allargare il mercato. Io credo che con il convergere nelle telecomunicazioni dei media e dei servizi sulla rete, la somma dei ricavi sia maggiore dei singoli mercati.
La questione occupazionale è un problema trasversale ai mercati ed è oramai un dato di fatto che si fa di piu con meno persone. Voglio dire che è sbagliato cercare di risolvere la questione nel mercato delle telecomunicazioni quando l'interno mondo del lavoro occidentale si domanda come risolvere la questione. Ottimi spunti su quest'ultima parte li ho trovati nell'ultimo libro di Jeremy Rifkin.
C'è poi una considerazione "d'insieme" che vale la pena ricordare, la rete ritorna ad essere pubblica e quindi un asset dello stato, il mondo degli operatori (leggi concessionari) la rendono fruibile con modalità diverse a tipologie diverse di utenti. Gli utenti usufruiscono di servizi che possono scegliere tra diversi operatori.
Il nodo è che se non c'è netta separazione tra la rete e gli operatori, non si capisce piu chi fa che cosa e a chi spettano gli ingenti investimenti necessari ed i relativi ricavi.
Capisco bene che questa è una visione semplicistica di un problema complesso che richiede un'analisi piu approfondita ma mi sento di dire che questi sono "paletti" irrinunciabili.
Se le cose restano come sono si incancreniscono e non è vero che poi si sitemano da sole perchè ci pensa la tecnologia a progredire ( vedi Alitalia, Autostrade, Ferrovie, etc, etc)
Grazie per il tempo ...e complimenti per il tuo BLOG.
Saluti
Sandro Malconi
Scritto da: Sandro Malconi | 03/11/08 a 14:25
Mhh, scusate la banalita' dei rilievi, da profano... Perche' non ridurre (drasticamente?) la tariffa di terminazione fisso-mobile? Non credo che le societa' di telefonia mobile entrino in crisi, o che i clienti li abbandonino in massa perche' piu' conveniente chiamare da fisso un mobile... Cosi' facendo, probabilmente anche solo per pigrizia, piu' persone continuerebbero a usare la linea fissa per le proprie chiamate.
Personalmente sono convinto che la separazione (societaria) della rete fissa sia un obiettivo strategico, per il Paese, per il sistema Europa, per il mondo delle telecomunicazioni. E perche' no, a questo punto, unificare la rete fissa con la rete mobile? O, in alternativa, perche' non far pagare agli operatori mobili una sorta di "canone" per sovvenzionare la rete fissa? (Non un aumento delle tariffe di terminazione mobile-fisso, altrimenti sarebbe troppo facile riversare il costo semplicemente sugli utenti che chiamano i fissi).
GT
Scritto da: Gabriele Turchi | 03/11/08 a 19:06
Beh, TIM e' gia' una divisione di Telecom Italia. Comunque si, il tema difficile e' quello che dici.
Scritto da: Stefano Quintarelli | 03/11/08 a 22:22
Ho capito che l'unico pirla (si può dire pirla?!? :-)) che ha richiesto una nuova linea Telecom Italia sono io... Doppiamente, visto che a distanza di 3 mesi non mi hanno ancora allacciato causa richiesta permessi pubblici a quanto sembra non ancora rilasciati. Va bé...
Scritto da: Fabio | 04/11/08 a 11:16