titolo originale: Social Networks e Privacy
Prof. Avv. Guido Scorza - Mazzetti Rossi e Associati Studio Legale
Dr. Stefano Quintarelli – Presidente Eximia e Reeplay.it
1. Recentemente Facebook ha conquistato il primato del portare i Social Networks alla ribalta della pubblica opinione. Internet è diventato il mezzo abilitante che consente di esplicitare, oltre alle informazioni relative ai singoli individui, che essi desiderano immettere in rete, anche le relazioni tra gli stessi, come emergono da un’opera di sintesi collettiva non realizzabile in precedenza. Siamo quindi di fronte a un fatto nuovo: non solo i nodi assumono rilevanza ma anche e soprattutto le relazioni tra le persone, come già teorizzato da Barabasi ed altri.
Dopo 10.000 anni di storia, a partire dalla nascita dell’agricoltura che hanno insegnato all’uomo ad interpretare il mondo fisico, siamo ora entrati in un mondo smaterializzato nel quale la collettività sta muovendo i primi passi.
Le regole dell’informazione, come ci insegnano Shapiro e Varian, sono assai diverse dalle regole del mondo fisico: mentre in entrambi i casi produrre beni presenta dei costi, intesi in senso non necessariamente monetario, nel mondo dell’informazione, a differenza del mondo materiale, riprodurre i beni, archiviarli, manipolarli e trasferirli presenta costi marginali sostanzialmente nulli e queste attività possono essere totalmente delocalizzate ed effettuate in tempi altrettanto ridotti. Questa Rivoluzione Digitale sta accadendo sotto i nostri occhi, catalizzata da Internet che diventa il suo fattore abilitante, in particolare con l’avvento della banda larga che, giova ricordare, è apparsa sul mercato solamente 8 anni fa.
Non vi è quindi dubbio che le regole sociali di questo mondo smaterializzato che stiamo costruendo non siano ancora maturate e non siano state acquisite dalla collettività generando una frattura che si sta allargando tra digital natives e cittadini del mondo fisico.
Ad ogni profonda discontinuità, determinata da una innovazione tecnologica, è associata una sua percezione sociale che può variare tra sensazione di pericolo ed entusiasmo. Percezione che varia in funzione di fattori culturali, sociodemografici ed ambientali. E’ stato così anche nel caso dell’industrializzazione e financo dalla semplice comparsa delle prime automobili che, la sensibilità dell’epoca, voleva precedute da un avvisatore a piedi per mitigare il rischio percepito determinato dal loro passaggio.
2. I Social Networks rappresentano, probabilmente, uno dei fenomeni sociali più rivoluzionari dell’ultimo secolo e costituiscono la più poderosa implementazione dell’antica intuizione di Lucio Anneo Seneca secondo la quale “L'uomo è un animale sociale” e “le persone non sono fatte per vivere da sole”.
L’impatto positivo di tale fenomeno sulla società contemporanea e sulla comunità globale costituitasi nella nuova dimensione telematica appare evidente ai digital natives: per la prima volta nella storia dell’uomo, ciascun individuo è posto nell’effettiva condizione di manifestare liberamente il proprio pensiero, estrinsecare appieno la propria personalità ed interagire con altri individui senza barriere di carattere sociale, economico, geografico o culturale.
Si tratta, d’altro canto, di un fenomeno di materializzazione delle relazioni sociali a proposito del quale, già un decennio addietro, Prattico scriveva: “è qualcosa che sta nascendo silenziosamente attorno a noi, di cui a volte siamo testimoni o persino autori inconsapevoli e che è destinato, probabilmente, a determinare massicciamente il nostro futuro e ancor più quello di coloro che ci succederanno: sono le comunità virtuali, la crescita nella interazione tra computer e rete, di un pulviscolo di momenti di aggregazione che, a differenza di ciò che è accaduto fino ad oggi nella storia della nostra specie – sembrano indifferenti a fattori che fino a ieri contrassegnavano e limitavano il concetto stesso di comunità: cioè la collocazione spaziale, la regionalità, la contiguità fisica, la coagulazione attorno ad un epicentro, la condivisione di un’ideologia o di un credo” .
Negli stessi anni, ed in modo ancor più entusiastico, Lévy scriveva nel suo Cybercultura: “si può sostenere che le cosiddette ‘comunità virtuali’ compiano di fatto un’autentica attualizzazione di gruppi umani che prima dell’avvento del ciberspazio erano solo potenziali…Con la cybercultura si esprime l’aspirazione alla costituzione di un legame sociale che non sia fondato né su appartenenze territoriali, né su relazioni istituzionali, né su rapporti di potere, ma sul radunarsi intorno a centri di interesse comuni, sul gioco, sulla condivisione del sapere, sull’apprendimento cooperativo, su processi aperti di collaborazione…La tensione verso le comunità virtuali si sposa con un ideale di rapporti umani deterritorializzati, trasversali, liberi. Le comunità virtuali sono i motori, gli attori, la vita diversa e sorprendente dell’universale per contatto” .
E’ innegabile che il fenomeno porti con se i geni di un’autentica rivoluzione sociale che può essere definita catastrofe solo a condizione di depurare il termine della sua diffusa accezione negativa e di leggerlo nel senso di fenomeno di discontinuità tra il passato, il presente ed il futuro.
3. Negli ultimi anni la progressiva ed inarrestabile crescita delle originarie rudimentali comunità virtuali che, oggi, contano centinaia di milioni di utenti in tutto il mondo e la loro rapida evoluzione in dimensione sociale parallela nella quale gli utenti vivono un’esistenza contestuale ma, ad un tempo, sovrapposta o piuttosto contrapposta a quella tradizionale ha spinto Governi ed Istituzioni – ci si riferisce in particolare alle Autorità cui è demandata, nei diversi Paesi, la tutela della privacy e del trattamento dei dati personali – a guardare con preoccupazione a tale fenomeno e, talvolta, a manifestare istanze di regolamentazione e limitazione delle sue naturali dinamiche e linee di sviluppo.
E’, d’altro canto, circostanza incontestabile quella secondo cui nell’ambito dei social network – proprio in quanto universi di vita paralleli – circoli e venga quotidianamente scambiata una mole di informazioni attinenti all’identità personale dei membri delle comunità virtuali che non ha precedenti nella storia. Una positiva opera di tutela da parte delle Autorità risulta così un fattore abilitante dello sviluppo in quanto in grado di definire un framework di tutela e di fiducia per i cittadini digitali. La rilevanza delle Autorità Garanti, già considerata da alcuni fonte di lacci e lacciuoli, risulta oggi pienamente evidente a chi si avventura in questa nuova dimensione sociale.
Il fenomeno del social networking è, ovviamente, suscettibile di esame ed approfondimento sotto profili diversi ed utilizzando differenti lenti di ingrandimento che vanno da quella sociologica a quella economica a quella politica.
Limitando, tuttavia, l’analisi ad un approccio di tipo giuridico occorre rilevare che il fenomeno mette innegabilmente a dura prova gli ordinamenti giuridici del mondo intero, in linea generale, perché trasferisce – forse per la prima volta nella storia di Internet in modo tanto ampio e diffuso – condotte giuridicamente rilevanti in una dimensione che si fa fatica a ricondurre ad uno spazio geograficamente e politicamente individuabile e, dunque, riconducibile ad una specifica potestà statuale e, in modo particolare, perché solleva una questione assai poco affrontata dalle discipline in materia di privacy e riservatezza della più parte dei Paesi: quella dei limiti entro i quali l’individuo può disporre liberamente dei propri dati personali.
Le recenti risoluzioni adottate dalle Autorità Garanti in occasione delle conferenze internazionali di Roma e Strasburgo, infatti, oltre a richiamare l’attenzione degli attori – Social Network Providers, utenti e Governi – sull’opportunità di prestare particolare attenzione all’attuazione della disciplina vigente in materia di privacy e riservatezza nell’ambito dei Social Network, manifestano l’innegabile presenza di un’aporia – ammesso che tale possa essere definita e non piuttosto scelta negativa – nelle legislazioni vigenti nei diversi Paesi in materia di privacy e riservatezza: esse, infatti, non pongono sostanzialmente alcun limite alla libertà dell’utente – salvo che in relazione a particolari categorie di dati – di autodeterminarsi in relazione al trattamento dei propri dati personali.
Nel recente Memorandum di Roma adottato nel corso della 43° riunione del Gruppo di lavoro internazionale sulla protezione dei dati personali nelle telecomunicazioni così come nella recente risoluzione sulla protezione della vita privata nei servizi di social network adottata nell’ambito della 30° Conferenza internazionale delle Autorità Garanti a Strasburgo nell’ottobre 2008, infatti, si è dovuto necessariamente constatare che le dinamiche di circolazione dei dati personali nell’ambito delle nuove comunità virtuali risultano – salvo talune eccezioni riconducibili a palesi patologie del sistema – estranee all’ambito di applicazione delle disposizioni di legge attualmente vigenti essendo da ricondurre ad una scelta dell’individuo titolare dei dati personali resi disponibili attraverso le piattaforme di social network.
In tale contesto è evidente l’esigenza di un’attenta ed approfondita riflessione – che non può essere limitata ai soli diritti ed interessi connessi alla tutela della privacy e della riservatezza – prima di dettare nuove disposizioni di legge o regolamento connesse al trattamento dei dati personali nell’ambito delle comunità virtuali.
Mai come nel caso della regolamentazione del social networking è, infatti, necessario ricercare una posizione di equilibrio tra i contrapposti diritti ed interessi: mentre appare certamente opportuno che i membri delle nuove comunità virtuali siano puntualmente informati circa le conseguenze e gli effetti della loro interazione con altri individui nell’ambito di tali comunità e della messa a disposizione attraverso i servizi di social network dei propri dati personali non sembra potersi ritenere – in linea generale – altrettanto opportuna l’idea di limitare il diritto dell’individuo di disporre dei propri dati personali nell’ambito di tali comunità allo scopo precipuo di estrinsecare la propria identità personale anche al di fuori della propria comunità sociale o spaziale di appartenenza e previa consapevole accettazione dei rischi connessi allo spossessamento di taluni propri dati personali.
E’ difficile – nell’attuale stato di conoscenza del fenomeno e scarso approfondimento delle sue dinamiche e linee evolutive – assumere decisioni di politica legislativa che, tuttavia, rischiano di condizionare in modo sensibile il futuro del progresso culturale, sociale, politico ed economico dell’intera umanità nel 21° secolo.
La scelta, in ogni caso, andrà assunta solo all’esito di un processo di analisi fenomenologia che tenga nel debito conto luci ed ombre del social networking in una prospettiva ben più ampia di quella fondamentale ma inesorabilmente limitata della tutela della vita privata.










Caro Guido (come vedi cambia il "luogo" ma il contesto ci riaccomuna) e caro Stefano, credo che abbiate perfettamente esposto il fenomeno sia da un punto di vista sociale che da quello della perdita inevitabile della privacy.
Questo secondo aspetto, benchè sia all'attenzione delle Autorità nazionali preposte, sembra essere sottovalutato da molti utenti abituali dei SN.
In particolare ho notato che i giovanissimi, quelli che sono "nati" nella banda larga, non si rendono conto della mole di informazioni sul loro conto che viene costantemente veicolata.
Noi, che abbiamo vissuto il passaggio e l'evoluzione della Rete e della sua offerta, riusciamo a mio avviso ad essere maggiormente coscienti e cauti.
Concordo con la necessità di una sorta di regolamentazione dei SN ma trovo estremamente complicato trovare una posizione di equilibrio tra la libertà personale di disporre a piacimento dei propri dati e l'intervento normativo volto a tutelare i meno attenti a queste problematiche.
E' un argomento estremamente interessante e delicato ma mi preoccupano le ultime dichiarazioni dell'attuale esecutivo, in tema di Rete e sicurezza online in quanto mi sembrano anni luce lontano da quella auspicabile posizione di equilibrio di cui necessitiamo.
Vi ringrazio dell'ottimo spunto di riflessione.
A presto,
A.
Scritto da: Armando Leotta | 13/01/09 a 16:32
Ciao Stefano e Guido,
Complimenti per l'interessante articolo.
Vorrei condividere alcuni pensieri "a caldo".
L'avvisatore a piedi era, come noto, una imposizione della lobby delle carrozze per rallentare la velocita' e diminuire l'efficienza del mezzo, appunto, una evoluzione della carrozza a cavalli.
I social network mi sembrano, in quest'ottica, degli aggregatori di quanto gia' esiste in rete, che si viene a concentrare tutto in un unico accesso: posta, blog, chat, gioco partecipativo, community, photo sharing, pubblicita' mirata. Esiste qualcosa di assolutamente nuovo? Il tutto genera una immensa potenza comunicativa disponibile "in punta di mouse". Occorre prudenza nel disporne.
Con una paziente analisi, si potrebbero mettere in fila le regole applicabili a tutte le categorie che ho citato e questo potrebbe essere l'inizio di uno strumento normativo che non funzioni a compartimenti stagni.
Occorre pero' andare per gradi.
Riflettendo sul rapporto tra social media e regole, la mia prima sensazione e' quella di una disapplicazione diffusa delle regole esistenti. Si e' venuta a creare una sorta di "zona grigia". Affonterei questa prima di pensare a regole nuove.
Nel concreto ritengo anche io che occorra rimediare alla mancanza di trasparenza che troppo spesso caratterizza il rapporto tra social media provider ed utente.
Peraltrom, tempo fa segnalavo, con un mio post ripreso da Stefano, come l'informativa contrattuale sia del tutto inadeguata, ci si basa(va) su testi "tirati via" (curiosamente, poco dopo, il testo italiano delle condizioni generali di Facebook ha subito alcune variazioni...).
Per finire, ricordo, tuttavia, che sensazioni e preoccupazioni simili a quelle da Voi esposte agitavano le coscienze a proposito della "bolla" Second Life, mi auguro che non stiamo ricadendo nello stesso errore (chi ne parla piu'? le sedi delle regioni italiane sono ancora aperte anche su SL?).
Scritto da: eugenio prosperetti | 13/01/09 a 16:36