Ebbene si, lo confesso. Anche io ho un mio blog sul quale scrivo regolarmente di questioni legate al rapporto tra tecnologia, economia e societa'.
Non mi vergogno di ammetterlo, come dovrei invece fare secondo quanto il Prof. Geminello Alvi ha scritto su Il Giornale di domenica scorsa.
Il mio blog non e' a pagamento e non apparterrebbe alla esigua schiera di quelli che 'valgono qualcosa' e che limitano o cooptano i suoi partecipanti. Non e' nemmeno anonimo e raccoglie informazioni e commenti spesso critici che un "mainstream media", con tutti i suoi condizionamenti (a partire dai tempi), difficilmente pubblicherebbe, anche perchè mi occupo di questioni che interessano una nicchia di persone che sarebbe antieconomico raggiungere in altro modo.
Affermare che Internet diseduca perche' "solo una persona molto colta e' in grado di orientarsi nella sua infinità di voci" rivela, a mio avviso, un duplice errore interpretativo.
Il primo è legato al fatto che Internet e' uno strumento e non un luogo, come spesso viene erroneamente rappresentata, forse a causa della sua novità (la stampa a caratteri mobili ha 5 secoli di vita, la banda larga meno di dieci). E' sbagliato dire "l'ho letto su Internet", come sarebbe sbagliato dire "l'ho visto su uno scritto" e pertanto assumere che chi possiede le competenze per scrivere o per 'postare', automaticamente sia depositario di una affidabilità tutta da verificare. La vacuità di contenuti, quando è tale, andrebbe attribuita al loro estensore, come facciamo per qualunque scritto.
Il fatto nuovo, abilitato dalla tecnologia, è la possibilità per chiunque di rendere accessibili i propri contenuti, senza filtri preventivi di sorta. Su questo dovremmo centrare la discussione.
Questa massima facolta' di espressione e' bene o male ?
Si badi bene che cio' non avviene in un contesto simile al Far West. L'idea che ciò che avviene in rete esuli dalle norme che regolano il vivere sociale nel mondo "tradizionale" e' profondamente errata ed anche fonte di equivoci. Le leggi esistono e vengono fatte rispettare o eluse, in modo del tutto analogo a quanto avviene nel mondo "tradizionale", anche grazie alla tracciabilità che le tecnologie accrescono, non riducono.
Il secondo equivoco e' che tutto ciò che viene scritto nei blog sia, a seconda della propria parte, degno di nota o esecrabile.
Proprio per l'estrema possibilita' di contribuzione, la quantita' di persone che si esprimono con il mezzo tecnico e' enorme. Tra queste vi sono persino ragazzi che raccontano delle proprie vacanze o criticano aspramente ciò che gli sta a cuore al momento. La chiacchera, da verbale diventa scritta, dal corridoio di una scuola si sposta su un server accessibile via Internet.
Grazie alla tecnologia, milioni di persone possono scrivere e rendere accessibili i propri contenuti. Persone che, ovviamente, non potrebbero trovare spazio in un consesso specialistico o in un canale di informazione tradizionale, seppure certe trasmissioni televisive e certi rotocalchi facciano vacillare questa convinzione.
Ma gli stessi strumenti vengono usati da molte migliaia di persone che invece tali consessi e tali mezzi di informazione frequentano con regolarità.
Tra i blog che seguo, oltre a quelli "da bar" dei miei amici, vi sono quelli di blasonati giornalisti, uomini politici, presidenti di associazioni di categoria, analisti di mercato e finanziari, alti dirigenti d'azienda, istituzioni, ricercatori, scienziati e premi Nobel. Di tutto il mondo, senza intermediari.
Questo e' un secondo aspetto sul quale riflettere: come distinguere la comunicazione "da bar" (che ha la sua dignità di esistere) dall'informazione qualificata ? Come imparare e come insegnare a separare la farina dalla crusca ?
La tecnologia e' anche uno strumento a disposizione delle coscienze e lo stesso disagio che prova il Prof. Alvi ha determinato la creazione di strumenti che consentono questa selezione.
Dire 'è tutta crusca' è un verdetto basato su una conoscenza parziale, su un "divario digitale" che non e' tecnologico ma di competenze. Era anche l'atteggiamento di mio padre, classe 1922, che per Natale si è regalato un accesso ad Internet più performante.
Un coevo di Gutenberg, Jorge Manrique, scrisse ricordando i bei tempi andati "como, a nuestro parecer, qualquiera tiempo pasado fue mejor". Non si dolga il Prof. Alvi per come sta finendo il mondo; e' vero che la tecnologia crea discontinuità, ma ha sempre fornito anche gli strumenti per superarle.










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