UN PAESE IN webtv
Da Senigallia a Messina, tante storie di ordinaria programmazione in video
Arriveranno da ogni parte. E –c'è da giurarci –con videocamera al seguito. Torna a riunirsi l'Italia raccontata attraverso le sue mille televisioni irradiate via internet. Tutte rigorosamente fatte in casa.
La 2ª edizione di «Paese che vai» chiama all'appello le micro web-tv messe in piedi da cittadini, videomaker per passione; si tratta di canali raccontati su Nòva24 in «Storie di ordinaria programmazione» e recensiti su Altratv.tv. Appoggiano il progetto Iulm, TheBlogTV, Odeon Tv e Movi& Co. L'esercito dei micro-editori si confronterà con esperti e critici televisivi domani e dopodomani allo Iulm di Milano; presenti esponenti di Rai, Sipra, Yahoo!, Current. Il canale C6 trasmetterà in rete l'evento.
Trentotto canali animeranno la due-giorni, quasi 80 prenderanno parte alla successiva rassegna, presentando un video del palinsesto. Dall'indagine di Altratv.tv si contano 88 canali online creati dal basso, con tanto di redazione strutturata e palinsesto seriale pianificato. Accessi non significativi, ma poco importa. Per questi micro-editori della porta accanto fare tv (la propria) è una missione. Anche sociale.
Lo sanno bene a Senigallia, dove un'associazione di diversamente abili scende in strada per denunciare le barriere architettoniche della città. A Reggio Emilia un videocitofono funge da megafono dei problemi della collettività. A Pordenone, si denunciano i mancati lavori di un tratto autostradale. In Romagna la cesenate Tele-osservanza trasmette funzioni religiose. E ancora, nella capitale Monti Tv mostra il rione alle spalle del Colosseo, ricco di botteghe artigiane. In Sicilia Telestrada dà voce ai senza fissa dimora.
Canali di servizio per gli italiani all'estero, come con Messina Web tv, Torano tv, Pierodasaronno: ricevono segnalazioni da America e Brasile. Espressione dei paesaggi italici, come con Orso Tv, Sfumature di viaggio, Miasorrento.
Dal meeting parte una class action
sui generis. Le micro web tv raccoglieranno firme per consegnarle ai player delle telecomunicazioni. La richiesta per Telecom, Vodafone, Tre ed Eutelsat è valutare una connessione forfettizzata entro un certo preventivato consumo. Perché queste realtà editoriali fanno servizio informativo. Fungono da megafono per territori spesso dimenticati anche dall'informazione locale.
La raccolta firme non convince Stefano Quintarelli, esperto di nuove tecnologie. «In alcuni territori la banda larga non arriverà mai, i costi sono altissimi. Però basta alzare lo sguardo e scoprire una copertura wireless.L'etere è pieno di onde che portano il segnale. E a volte si considera un territorio in digital divide quando in realtà non lo è davvero».
Dalla distribuzione alla produzione. «Tutte queste esperienze si avvalgono di uno sviluppo oggi alla portata di tutti. Penso a Mogulus o alla nuova interfaccia di YouTube. Il vero limite è la monetizzazione – dice Marco Montemagno, co-founder Codice Internet e volto di Sky –. La rete sta influenzando la cultura generalista. Credo che a breve l'arroganza dei media tradizionali sarà abbandonata».










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