Oltre la rete, l’innovazione cambia radicalmente la comunicazione. Cioè l’uomo
Le frontiere sempre più avanzate dei cellulari. E altri apparecchi sofisticati svelano l’invisibile sommergendoci di dati
Il centro del mondo, con Internet, è il tuo studio, base di partenza per ricerche culturali, con news che arrivano a fiumi, ma anche galleria pornografica. Internet è libera ed è gratuita quasi per tradizione, nata com’è come una pianta selvatica. In questo mondo complesso e affascinante in cui il mercato orienta la tecnologia, come è stato sottolineato ieri nel quadro del Forum Ricerca e Innovazione (internet e il Futuro della rete nell’aula Nievo del palazzo del Bo) il futuro era.... mentre oggi, in una sorta di anello di retroazione, ci viene incontro, ci salta addosso. Ed è tutto magico e fantastico in questo mondo soprattutto nelle punte di eccellenza dell’innovazione. I cellulari per esempio, ormai fanno di tutto, manca solo l’espresso.
di Fanno musica che ormai senti solo tu perché non c’è altoparlante, ma uno sfrangiamento della lunghezza d’onda che ti arriva direttamente al timpano. Ma il senso più importante, quello tipico dell’uomo che sa riconoscere le fisionomie, che interpreta le espressioni del volto è la vista ed è qui che la tecnologia ha fatto miracoli. Il video telefonino mostra il volto di chi telefona, ma il titolare può anche prestarlo ad un amico e la comunicazione dei dati fisiognomici di quest’ultimo fanno apparire la sua faccia.
Estrema duttilità dunque che emerge anche da un’altra importante proprietà: appare l’icona di un occhio ed è una specie di lente di ingrandimento: la punti su una stella lontana e salta fuori la distanza in anni luce, in chilometri e in metri, la temperatura, la posizione, la composizione del suolo, sia roccia, gas o magma oppure mettendo a fuoco lo skyline di una città emergono dati e immagini sul turismo, le risorse economiche, la storia, le emergenze architettoniche e anche news di quanto è accaduto nelle ultime ore (o minuti?).
In Giappone sono molto concreti, appare sul display una bottiglia, la guardi con la tua lente di ingrandimento ed escono tutti i particolari sul vino che contiene, gradazione, colore, gusto e retrogusto, aroma, storia del vitigno. Questa invenzione nipponica che sta arrivando anche qui ci ha fatto perdere punti nell’export vinicolo (-25%) perché adesso il cliente del Sol Levante vuol sapere tutto. Insomma l’innovazione è ubiqua ed accessibile, ciò che premia è la “confezione”: si vince making the web smarting, si vince con la semplicità e con l’efficienza, i costi di transazione bassi facilitano il processo di espansione.
C’è un dato impressionante che Stefano Quintarelli (CEO Reeplay.it) sottolinea in maniera suggestiva: «Nel tempo in cui io alzo la mano o strizzo le palpebre entra nelle casse della comunicazione una pepita d’oro. Il fatturato, infatti è di 1300 euro il minuto secondo». Sono cifre quasi inimmaginabili. Hanno guadagnato tantissimo i pionieri del passaggio da telefono fisso a cellulare: una vera miniera, data la diffusione del mezzo, che è cresciuta in proporzione esponenziale, entrate paragonabili, absit iniuria verbis, solo a quelli del cartello colombiano o dello sfruttamento della prostituzione. E tuttavia, anche se la rete di telefonia fissa ha subito pesanti salassi, rimane sempre uno zoccolo duro, non rinuncerà al telefono sul comò la vecchietta che magari ha bisogno di chiamare il medico. Ciò mette in rilievo un gap generazionale difficile da colmare.
Anche internet, con tutte le sue meravigliose possibilità, oggi è in una posizione di stallo, la rete ha bisogno di una bussola per navigare e oggi stanno fiorendo importanti elementi di orientamento. Popolazione di anziani inossidabili all’innovazione. Ma non sarà che anche la sterminata prateria di internet è vecchia? La rete del futuro magari non sarà del tutto gratuita ma offrirà molta più professionalità, oggi le punte innovative che segnano growth sono spesso invalidate da una deficiency di base. Basti dire che il 12 per cento degli italiani è escluso dalla banda larga. Insomma, c’è un impero ancora da conquistare. Ma perché a scuola non si insegna internet e, al massimo si fanno dei corsi di word? I relatori sono d’accordo: è la pratica quotidiana che fa dei giovani dei piccoli geni del computer, ma in ogni caso la scuola non deve insegnare internet, ma usare internet per insegnare. Insomma far capire come funziona la rete, rendere familiare l’hardware e il software come quando si prende la patente bisogna conoscere il motore dell’automobile e come si cambia una ruota. Per quanto riguarda la carta stampata e la televisione, gli esperti Roberto Saracco, Erik Lumer, Stefano Quintarelli hanno detto di essere meno pessimisti del direttore del New York Times. Questi media non moriranno ma dovranno cambiare radicalmente.










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