Sono bastate 24 ore per fare emergere i primi dubbi: Google va all’attacco di Microsoft o si difende? Finito l’effettoannuncio le sorti di quella che ha tutta l’aria di essere la disfida del millennio tra i due giganti dell’era dell’informazione sono quanto mai incerte. Si incrociano le valutazioni più diverse. A qualcuno quest’annuncio ricorda la cosiddetta strategia ‘fud’ di Microsoft dei momenti peggiori. ‘Fud’ sta per Fear, Uncertainty & Doubt, paura, dubbio e incertezza. E’ stata la definizione della strategia di Bill Gates nei momenti di maggiore difficoltà: un annuncio fatto da un gigante comunque muove il mercato. Anche se è un annuncio a futura memoria. Potrà stupire, ma per quanti parlano di questo come dell’inizio della fine di Microsoft ce ne sono altrettanti che vi vedono invece l’inizio della parabola discendente di Google.
Al di là delle ipotesi resta che la novità in sé è ghiotta. Google ha annunciato il lancio di un sistema operativo denominato Chrome Os che ha l’obiettivo di ‘espiantare’ dagli 1,2 miliardi di personal computer attivi nel mondo non un programma qualsiasi ma il sistema operativo stesso: Windows. Certo, non tutti in un colpo. Iniziando intanto dai netbook, quei piccoli pc molto semplificati fatti essenzialmente per andare in Rete e in cui un sistema operativo più agile, rapido e sicuramente meno costoso (Chrome Os sarà gratuito o almeno molto low cost) dovrebbe avere le maggiori chance di aprire la prima breccia nel muro del monopolio Windows dei sistemi operativi (la quota di mercato è del 97%). Ma quali sono le reali possibilità che tutto ciò accada? «Intanto si vedrà se Chrome Os, quando uscirà nota Stefano Quintarelli, uno dei maggiori esperti italiani di Internet farà davvero concorrenza a Windows o non piuttosto a Linux».
Il dubbio per adesso non ha possibilità di venire sciolto né in un senso né nell’altro. Restano però una serie di quesiti aperti.
I tempi. Il primo quesito riguarda i tempi dell’annuncio. Che senso ha parlare oggi di qualcosa che, se tutto va bene, non comparirà prima che siano trascorsi almeno 18 mesi? Prima non era quasi mai successo. Non con Google Docs, ossia la versione online dell’Office di Microsoft; non con Chrome, il browser per Internet, il cui lancio ufficiale ha di fatto coinciso con il rilascio della prima versione beta. C’è stata una dilazione di tempo con Android, il sistema operativo per i telefonini, ma anche in quel caso il lancio aveva coinciso con l’avvio operativo di un progetto che ha coinvolto le telecom e l’industria manifatturiera. Qui invece siamo su un altro registro.
Il business. Non è chiaro il modello di business che starebbe dietro Chrome Os. Si è detto che non è stato detto se sarà gratuito (come lascia prevedere il fatto che sia un sistema open source) o se comporterà un qualche accordo economico con i produttori di pc. Si dice sempre, riguardo a Google, che ogni minuto in più che un utente passa in Rete è un’opportunità di guadagno per il gruppo di Mountain View la cui principale attività è costituita dalla pubblicità online. Ma proprio la crisi economica in corso ha portato alla conclusione che la crescita stessa della pubblicità online non può essere infinita: vedrà crescere ancora, e parecchio, la sua quota, ma le dimensioni complessive del mercato non si muoveranno poi di tanto. Così almeno dicono le previsioni di Gartner di qui al 2012. E questo rende la struttura dei ricavi di Google un po’ più debole in prospettiva visto che è sbilanciata per il 97% sulla pubblicità. Mentre Windows, per Microsoft, vale intorno al 50%.
Una diversificazione di ricavi verso cui Google ha iniziato a muovere pochi mesi fa con Android, il sistema operativo mobile, e con l’apertura dell’Android Market, il corrispettivo di ITunes per Apple, o di Ovi per Nokia: un market place dove acquistare programmi, applicativi e contenuti. Ma Android ha già registrato un ritardo nell’arrivo sul mercato e la sua capacità di diventare il motore di una nuova generazione di smartphone in grado di far concorrenza all’IPhone o al Blackberry si sta rivelando più lenta del previsto. E comunque pare che non ci siano sinergie con Chrome Os.
Il mercato. Tra i vari dubbi sollevati ce n’è uno in particolare che riguarda gli scenari futuri di mercato in cui il nuovo sistema operativo si andrà a ritagliare uno spazio. E’ un futuro in cui i sistemi operativi versante ‘consumer’ potrebbero veder diminuire il loro peso. Internet, per dirla con uno slogan, sta iniziando a uscire dai pc. Già si parla infatti di una Internet 3.0, l’Internet degli oggetti, in cui il personal computer non sarà più il centro di tutte le operazioni che gli utenti andranno a compiere grazie alla Rete e sulla Rete. La tv sta aprendo la strada: la Iptv ha iniziato a spostare il terminale lato utenti alla fine di una connessione a banda larga dal pc al televisore. E le nuove piattaforme di streaming, come il progetto Canvas in Gran Bretagna e presto forse anche in Italia, porteranno sulla tv anche i video ‘on demand’ che sono ancora oggi appannaggio dei pc e dei portali come YouTube.
La reazione di Microsoft. Ha sottolineato la società di analisi di mercato Ovum, in una sua newsletter uscita il giorno dopo l’annuncio, che non sempre l’open source dà gli stessi risultati. Proprio sui Netbook, per esempio, ad una prima riduzione del gap tra le macchine equipaggiate con sistemi Linux e quelle Windows, ha fatto seguito un successivo nuovo vantaggio del sistema operativo Microsoft, che ha evidentemente saputo prendere le misure alle esigenze di un mercato che si muove nell’obiettivo di rendere disponibile un’offerta di terminali ad un prezzo intorno ai 400 dollari.
Ma non solo. Tra l’annuncio di questi giorni e quando, tra un anno e mezzo, Chrome Os dovrebbe comparire, Microsoft avrà lanciato Windows 7, ossia la nuova versione del suo sistema operativo. Una novità attorno a cui c’è molta attesa e che dovrebbe dare conferma della capacità del gruppo guidato da Steve Ballmer di sapersi rimettere in carreggiata dopo la sbandata presa con Vista. E molti vedono proprio qui la ragione di base di questo annuncio anticipato da parte di Google. Robert Scoble, uno dei blogger più in vista della rete, ha postato su Twitter giovedì che l’annuncio di Google sarebbe servito solo a rovinare la piazza ad un annuncio che Microsoft avrebbe messo in cantiere per questi giorni: probabilmente quello del nuovo Office 2010 con funzioni di utilizzo online dei documenti simile a quelle di Google Doc. E comunque tutto questo accade a due settimane dal lancio di Bing, il nuovo motore di ricerca targato Microsoft.
I limiti del tuttonelWeb. E’ ancora Ovum che, facendo le pulci al progetto Chrome Os con un commento a firma del suo Open Source Director Laurent Lachal, sottolinea come nelle stesse dichiarazioni di Google si parli di un sistema operativo che lavora ‘soprattutto’ online, ma non solo. Diverse applicazioni, anche nello stesso browser Chrome, lanciato un anno fa, restano residenti nella memoria del pc. E c’è un ulteriore rilievo da sottolineare: la crescita di Internet nei paesi in via di sviluppo, proprio quella che è all’origine dell’idea dei pc low cost, sta spostando tutto il mercato verso le connessioni mobili visto che le reti fisse nei mercati emergenti non sono così capillari né efficienti. Su queste reti la banda larga è ancora povera e non in grado di supportare una operatività always on come quella richiesta da terminali che prendono direttamente dalla rete programmi, applicativi e documenti.
Da questo punto di vista la soluzione tutta online presenta diversi altri inconvenienti. Senza la banda larga il progetto Chrome Os non può proprio funzionare e questo deve cambiare qualcosa nelle strategie di Google. Finora non si è preoccupato delle telco: ha utilizzato la capacità di traffico delle reti telefoniche a banda larga senza dare nulla in cambio al punto che per le grandi telecom di tutto il mondo Google è ormai il ‘nemico pubblico numero uno’. Ma un progetto come Chrome si lega a filo doppio agli investimenti che proprio le telecom dovranno fare.
Forse la prima cosa che Sergey Brin, Larry Page e il ceo di Google Eric Schmidt dovranno fare è proprio questa: mettere le mani a uno scenario in cui Google ha quasi solo nemici e pochi alleati, mentre il suo avversario, Microsoft, è al centro di una galassia di indotto che vale ben oltre il suo stesso fatturato. Che resta vale la pena di ricordarlo, tre volte quello di Google, e con un margine di utile netto sui ricavi al 29% contro il 19% di Google.










Commenti